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QUESTO BIPOLARSMO E' VECCHIO
di Mario Segni

DIBATTITO

Non voglio che qualcuno faccia un salto dalla sedia leggendo che proprio io dico che il bipolarismo è superato. No il sistema va bene, è l’unica cosa che funziona in Italia che ci ha fatto superare il caos e ci ha dato stabilità.

Non è quindi il bipolarismo che non va ma è il modo in cui è stato attuato che non funziona. Non sono le regole ma gli attori che vanno cambiati.

Non sono vecchi i principi e il maggioritario; sono i due raggruppamenti italiani del Polo e dell’Ulivo che non vanno e non vanno perché sono vecchi ed inadeguati ad un’Italia che cambia.

L’Ulivo ha perso per questo le elezioni politiche del 2001, e da allora non è cambiato molto.

Ma dall’altra parte il Polo è altrettanto vecchio, inadeguato, superato. Sì, diciamolo pure, lo stesso Berlusconi che pure è sceso in campo per modernizzare, è vecchio.

In un’Italia che appare sempre più stagnante, che è il fanalino di coda dell’Europa e dalla quale fuggono i cervelli migliori, il Governo ha speso le proprie energie estive per far partire il campionato di calcio.

Mentre in Iraq la guerriglia cresce ogni giorno, la tregua palestinese è appesa a un filo, gli indicatori economici annunciano un misto di inflazione e recessione, il Governo italiano si riunisce, nel cuore dell’estate, per garantire che la Roma resti in serie A, il Catania in B e il più grande interrogativo che poi lascia irrisolto è la sorte dell’Atalanta.

La verità è che dietro la vittoria del Polo non c’è stata elaborazione politica, una strategia a largo raggio, un progetto per il futuro. Il Polo ha raccolto una ventata di cambiamento ed una legittima aspirazione a liberalizzare l’Italia. Ma non ha valutato che liberalizzare sul serio il Paese significa rafforzare lo Stato con regole più forti, modernizzare i pubblici servizi, non scambiare il liberalismo per un Far West o per un maggiore liberismo in economia.

Ha pensato di portare in Italia quello che vi fu di buono nelle rivoluzioni economiche della Thatcher e di Reagan. Ma il mondo è cambiato. Liberalismo oggi non vuol più significare un liberismo sfrenato ma un mercato disciplinato da uno Stato leggero e moderno.

Tutto questo non c’è ed ecco perché il Polo è vecchio.

Si attiva per progetti faraonici come il Ponte sullo Stretto di Messina e non coglie che il futuro dell’Italia assai più che in infrastrutture sarà dettato dalla qualità della ricerca scientifica, dall’insegnamento e dalla cultura. Pensa di riscoprire un nuovo rapporto con gli Stati Uniti e non tiene conto dell’esigenza primaria del rapporto con l’Europa.

Per tutto questo è nato il Patto. Per togliere gli italiani dall’angoscia di essere costretti a scegliere fra due debolezze, fra due vecchiezze.

Noi offriamo l’unica vera alternativa, noi siamo l’unica vera novità.
Mario Segni

GdS 28 VIII 03  www.gazzettadisondrio.it
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