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Berlusconi: la riforma delle pensioni
é “ineludibile”...

di Valerio Delle Grave

DIBATTITO

Egregio Sig. Direttore
Il Presidente del Consiglio Berlusconi insiste col annunciare che la riforma delle pensioni é “ineludibile”. “Ci vogliono riforme non scioperi”, conferma la Confindustria.
“Vista la disponibilità del governo a discutere alcune modifiche, lo sciopero dichiarato dai sindacati, per quanto legittimo, é uno sciopero politico”, aggiunge l’on. Fini.
Il Ministro del Lavoro, Maroni, dichiara invece che presenterà il progetto di riforma dopo lo sciopero del 24 ottobre (vorrà vedere se e come riesce?).
Il giornalista Antonio Marino (vedi La Provincia del 18 ottobre u.s.) sembrerebbe dare una mano ai detrattori dello sciopero, quando si chiede se ne vale la pena scioperare visti i vincoli che si é imposto Berlusconi e la determinazione con cui egli intende portare avanti il suo progetto di riforma.
Marino dice il vero quando sottolinea che a chiedere pressantemente la riforma sono gli organismi finanziari internazionali e qualche settore politico della Unione Europea (si, perché né il Parlamento né la Commissione Europea hanno sollevato il problema).
Chi sono allora questi “organismi finanziari internazionali”?. Sono appunto le grandi lobby finanziarie capeggiate dal FMI (Fondo Monetario Internazionale), che trovano sostegno (forse é meglio dire che esprimono) importanti settori della politica internazionale ed europea. Tali organismi, promotori e fautori del “modello di Welfare - State fondato sul calvinismo americano”, tendono a diffondere, ad espandere e ad affermare quel modello anche in Europa.
L’occasione quanto mai propizia, viene offerta dalla imminente entrata nell’Unione Europea dei Paesi dell’Est i quali, assieme alle loro speranze porteranno anche le loro carenze e i loro bisogni. Già, dicono, perchè se non si abbassa notevolmente il livello del Welfare State dei 15 Paesi dell’Unione Europea, i popoli dei 10 nuovi stati che entreranno il prossimo anno avranno legittime pretese di allineamento, rendendo così il gioco delle lobby finanziarie internazionali più difficile. E siccome quella operazione ha un costo, quel costo dovranno pagarlo (come sempre) i meno abbienti, cioè: lavoratori e pensionati.
Ma ciò che più preoccupa, e che sarebbe concettualmente devastante per la società civile europea, è il tentativo di voler rompere e di scardinare un modello di Welfare - State che trova il suo fondamento nella solidarietà intercategoriale e intergenerazionale.
Se questo tentativo dovesse trovare il consenso necessario per affermarsi sarebbero guai seri per il processo di coesione sociale che ha retto le sorti d’Europa sino ad oggi.
Si legge sulla stampa di questi giorni che sia la Francia sia la Germania, hanno portato a termine le loro riforme delle pensioni; e si enfatizza il fatto che ciò é stato possibile malgrado le agitazioni sindacali di protesta. Servirebbe maggiore obiettività da parte dei Media!.
Si tralascia, infatti e ad arte, di spiegare che, sia la riforma francese, sia quella tedesca, arrivano in ritardo rispetto a quella Italiana approvata con ampio consenso sociale nel 1995, e che i sistemi previdenziali di quei Paesi, comunque sono molto diversi dal nostro .
Insomma, la carrellata di bugie non si attenua; ogni occasione viene sfruttata nel tentativo di far passare un progetto fondato sulle menzogne; é come assistere alla cena delle beffe.
I funzionari del FMI e delle lobbyes finanziarie predicano in continuazione che bisogna fare i sacrifici oggi perchè il domani sia migliore. Un domani che é come Godot: non arriva mai.
Nel frattempo la forbice tra ricchi e poveri, tra garantiti e precari, tra primi e ultimi si allarga sempre di più; le condizioni di vita si abbassano, assistenza e servizi si ridimensionano drasticamente e la coesione sociale si sta sgretolando, in ossequio agli “aggiustamenti strutturali” che non si capisce bene dove, come e quanti sono e a cosa servono.
Ecco perché lo sciopero non può essere considerato inutile e men che meno dannoso!. La rivendicazione dei sindacati, che chiedono al Governo di azzerare la proposta di riforma e di aprire un tavolo di discussione va molto al di la di un aggiustamento della proposta governativa. Qui é in gioco la difesa di valori fondanti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.
Sul piano culturale tutto questo significa resistenza all’impulso inarrestabile del sistema, caro ai liberisti, a voler mercificare settori finora ritenuti estranei all’impero del denaro, come la sanità, i sistemi di assistenza, la previdenza e l’educazione.
Ossequi.
Valerio Delle Grave

GdS 28 X 03  www.gazzettadisondrio.it
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