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Il problema finanziario dei Comuni
di Lorenzo Giana

Pubblichiamo l'intervento del valtellinese Lorenzo Giana (Vice-Sindaco di Chiuro - Consigliere Nazionale alla XXa ASSEMBLEA GENERALE ANCI tenutasi a Firenze (15/18 ottobre)

Signor Presidente, colleghi Amministratori;
siamo alla XXa assemblea, un giubileo che ricorre a 102 anni dalla Fondazione dell’Associazione. Con uno sguardo al passato, possiamo renderci conto che in ogni tempo, qualunque sia stato il colore dei governi che si sono succedute, i problemi sui quali l’ANCI si dibatte sono sempre gli stessi. E non le elenco, li avete uditi, come me, durante i numerosissimi interventi che mi hanno preceduto.

Uno sguardo al passato, dicevo, per ricordare un momento importante delle Municipalità; forse ricorderete il Consiglio Nazionale che si è tenuto qualche anno fa a Torino, in quella che fu la prima sala nell’allora Regno di Sardegna, ma comunque primo esempio di tutta la penisola, dove si tenne il primo consiglio comunale con componenti eletti. Questo sulla base dello Statuto Albertino, che aboliva l’antica organizzazione che affidava ai “decurioni” (in altre aree d’Italia “decani”) la responsabilità del governo di un pezzo di territorio. Fu una grande conquista, una sfida di responsabilità accolta con entusiasmo. Era il primo passo verso quello che oggi viviamo: il desiderio di autonomia e di autogestione. Una battaglia mai finita, tra le due guerre addirittura si arrivò a uno stravolgimento del sistema, con i Podestà di nomina prefettizia. Ma successivamente, i Comuni ripresero dignità, continuando la battaglia verso l’autonomia, che si presenta ancora oggi assai lunga e accidentata nel suo percorso.

Primo fra tutti il problema finanziario.
Sì, il reperimento delle risorse che non poteva più affidarsi alle “suppliche” rivolte al Principe, al Re o all’Imperatore di turno, per costruire una strada, un ponte, un edificio pubblico, doveva essere commisurato alla capacità finanziaria del Comune stesso.
Fu in questi frangenti di fine 800 che nacque la Cassa Depositi e Prestiti, che ha costituito, prima della evoluzione del sistema bancario degli ultimi decenni, la più apprezzata fonte di risorse per le opere pubbliche. Oggi la Cassa Depositi e Prestiti deve competere con Istituti Finanziari di levatura mondiale, il rischio è che ormai la C.D.PP non sia più la esclusiva sede delle trattazioni. Ma così vanno le cose.... I tempi sono decisamente cambiati, e la Cassa non potrà più essere considerata come unica interfaccia dei Comuni, benché sia nata da una loro idea.

Per non tediare l’Assemblea di un sunto storico, voglio riportare, come si dice, il fiume nell’alveo, e mi limiterò a fare alcune riflessioni e proposte su alcuni punti che sono stati vivacemente discussi:
a) limite di mandato..... questa lamentela mi pare voglia che si torni ai Decurioni, cioè una carica che sarebbe molto discussa, e voglio dire anche che se si va in questa direzione, il Parlamento dovrà ammettere di essersi sbagliato quando ha introdotto il limite di mandato. Se le ragioni che l’hanno consigliato sono venute meno, che lo si dica, così come i colleghi riflettano, in tutta serenità se davvero non hanno nel proprio Consiglio Comunale un elemento che porti avanti i progetti in cantiere......Personalmente, spero vivamente che non si vada verso una mortificazione dell’esercizio democratico dell’avvicendamento.
b) cosa può fare l’ANCI? io credo che nell’ambito della sua autorevolezza, oggi possa offrire un servizio a tutta la cittadinanza, e non solo ai sindaci: può organizzare a livello Regionale, o meglio Provinciale, la “Scuola del Sindaco Prossimo venturo”. Visto che i Partiti non svolgono più queste funzioni di “palestra politica”, in questa proposta richiamo la volontà affermata alla Conferenza Programmatica di Rapallo, dove era stato detto che il potenziamento delle Associazioni Provinciali dovesse essere un obbiettivo da raggiungere. E’ vero, si deve verificare lo stato di fatto, accertarsi che le singole organizzazioni non agiscano troppo differentemente l’una dall’altra (per esempio, in Lombardia, ci sono delle Associazioni che chiedono quote di adesione, mentre altre no, alcune hanno uffici e personale, altre no....) Quindi, amici e colleghi, vi invito a questa riflessione. Sono sicuro che i Vostri ( e nostri) concittadini apprezzeranno.
c) Un Obbiettivo, dobbiamo perseguire, l’autonomia gestionale finanziaria, quindi il VERO FEDERALISMO. Non ci sarà Federalismo senza autonomia, non ci sarà Federalismo senza compartecipazione dl gettito IRPEF che le Nostre Aziende versano allo Stato. Non ci sarà Federalismo se permettiamo alle Regioni che ci sottraggano la risorsa idrica. Non ci sarà Federalismo de non riusciremo a dare, in particolar modo ai Piccoli Comuni, quei servizi minimi necessari a non far sì che i territori di montagna non siano abbandonati. Molto significativo il Convegno che si è tenuto ieri (17/10), sul tema “il piccolo comune come reale dimensione del vivere”. Nulla di nuovo, è vero, sappiamo benissimo che nelle periferie di conservano le identità, e se non lo farà il nostro paese, sono fiducioso di come stanno proseguendo i lavori nella Consulta dell’Arco Alpino (della quale sono componente, in rappresentanza, con il collega Dalla Corte, già Sindaco di Sovramonte–BL), che con il Protocollo Popolazione e Cultura prevede (per ora) cospicue risorse, e se le Regioni poi non sapranno annunciare tempestivamente le richieste, i Comuni non saranno in grado di accedervi. E’ importante quindi che teniamo nel cassetto, idee, progetti, per i quali chiedere i contributi.
Lorenzo Giana
 

PS Su questo argomento, con riferimento ai piccoli Comuni,  sul prossimo numero anche un articolo di Virgilio Caivano

GdS 28 X 03  www.gazzettadisondrio.it
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