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L'EREDITA' DI VANONI?
di Valerio Delle Grave

DIBATTITO

L’eredità di Vanoni ?
Dopo che il patrimonio dello stato (beni culturali, artistici, edilizi, energetici, produttivi, eccetera) sarà stato definitivamente dilapidato; dopo che il tessuto sociale sarà dilaniato e imbarbarito da rapporti sempre più discriminatori tra settori forti e settori deboli, tra chi é favorito e chi é penalizzato dalla politica governativa dei condoni che fondamentalmente favorisce i disonesti, gli evasori e i privilegiati a scapito dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, quali altre “una tantum” proporrà ancora il Ministro Tremonti per far quadrare il bilancio dello Stato? Forse un prelievo una tantum sui salari e sulle pensioni?
Queste sono considerazioni e interrogativi che si sentono fare spesso dalle persone comuni, sempre più stupite e frastornate dal bailamme di dichiarazioni, anche contraddittorie, pronunciate dai vari personaggi del governo e della maggioranza a sostegno della loro politica, considerata tendenzialmente persecutoria nei confronti delle classi meno abbienti e dei bassi redditi.
Tutto questo succede mentre il Ministro dell’Economia Tremonti (che in una serata elettorale in quel di Morbegno di qualche anno addietro si dichiarò discepolo di Vanoni), si affretta a precisare il suo pensiero, confutando alcune considerazioni fatte su di Lui da Sabino Cassese, pubblicate sul Corriere della Sera di qualche giorno addietro, sul concetto di “democrazia diluita”.
In buona sostanza il Ministro afferma che, “diversamente dal passato (riferendosi ad una dichiarazione di Schumpeter, studioso morto nel 1950) quando il potere era concentrato in poche mani ed era logico e legittimo porre dei limiti, oggi il ciclo politico si é rovesciato: dalla concentrazione alla dispersione del potere”.
E prosegue: “Le riforme dei sistemi previdenziali sono istituzionalmente e quasi simultaneamente discusse nei Paesi, nei governi, nei Parlamenti, dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea, da Eurogruppo, da Ecofin, dalle Agenzie di rating. Nessun governo può pensare di sottrarsi a questo meccanismo” (di democrazia diluita ?).
E il Ministro non si ferma qui. Egli rafforza il suo pensiero con la seguente affermazione: “La riforma dei sistemi previdenziali é un tipo di riforma che si pone drammaticamente sulla frontiera democratica. Un atto politico che non si basa sullo scambio democratico classico, tra poteri politici e doveri fiscali, ma su di uno scambio enormemente più difficile. Perchè presuppone la ricerca del consenso di elettori presenti a favore di generazioni future”. Ovvio che per Tremonti le organizzazioni sociali, espressione della società civile e linfa vitale della democrazia, rappresentano solo fastidiosi ostacoli, possibilmente da rimuovere.
Insomma, il Ministro vuole darci ad intendere che il suo governo, “dovendo” (dovendo?) fare la riforma della previdenza e dovendo sottostare ad una serie di passaggi istituzionali, obbligatori per ogni stato membro al fine di avere la approvazione da parte della UE; almeno lo si lasci fare in santa pace senza frapporre ulteriori intoppi causati da pretese negoziali interne tra Esecutivo e Sindacati.
Ma c’é di più. Il Ministro ci dice che avendo il suo governo acquisito la maggioranza del consenso popolare attraverso libere elezioni, é sufficientemente rappresentativo, ineccepibilmente democratico e legittimato per assumersi la responsabilità di voler fare da se.
Questo é il concetto di democrazia proclamato da Tremonti che ha trovato immediata eco nei due parlamentari valtellinesi in occasione dello sciopero generale del 24 ottobre: l’on. Giampiero Scherini e il Senatore Fiorello Provera (vedi La Provincia di giovedì 23 ottobre). Il primo dichiara che: “lo sciopero, pur legittimo rischia di diventare una forzatura politica nel confronti dell’Esecutivo e tende a minare la serenità e la tranquillità che servono al governo per lavorare su problemi seri” . Mentre il senatore Provera non risparmia il suo consueto livore contro i governi di centrosinistra e i sindacati, secondo Lui: “responsabili dell’attuale critica situazione”.
Per tornare al Ministro Tremonti, che come detto sopra si é definito discepolo di Vanoni (quindi erede dei suoi insegnamenti), Egli dovrebbe spiegare agli italiani come riesce a conciliare le direttive della sua politica fiscale con gli insegnamenti avuti dal suo maestro.
Vanoni infatti ha proposto la progressione impositiva dei tributi secondo il reddito posseduto, mentre Tremonti intende applicare un sistema inverso: più hai meno paghi.
Vanoni considerava i tributi uno strumento di giustizia sociale; Tremonti invece li considera una persecuzione per i ricchi.
Dove avrà messa l’eredita?
Valerio Delle Grave

GdS 8 XI 03  www.gazzettadisondrio.it
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