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DOPO L'ECCIDIO ATTI CONSEGUENTI
di Alberto Frizziero

       I nostri messaggi - Il ricordo di Kindu - Data e mdoalità non casuali
             Reagire - Reagire, anche in casa nostra - Allibiti - PS: La RAI

i NOSTRI MESSAGGI
Appena appresa la notizia del massacro di italiani in Irak abbiamo subito inviato questi due messaggi:
"Al Comando Carabinieri di Sondrio
e, p.c., S.E. il Prefetto
A nome de “La Gazzetta di Sondrio” e del “Comitato Cittadini Consumatori Valtellina” la nostra commossa partecipazione al lutto delle famiglie e dell’Arma.
Auspichiamo concordia di intenti e di sentimenti in una giornata di lutto cittadino e nazionale per il sacrificio di giovani vite al servizio della pace e della solidarietà, valori profondamente radicati nel popolo italiano".

iL RICORDO DI KINDU
Una voce modestissima la nostra ma inviata anche per conto di tanti, tantissimi con gli stessi sentimenti. Di "pietas", quella intraducibile parola latina così straordinariamente ricca di significato, di immedesimazione nelle famiglie colpite ed anche, visto che non siamo santi, di rabbia.
Il pensiero é andato subito ad un altro eccidio, e ci spiace che non lo abbia ricordato nessuno: quello dell'11 novembre 1961 dei nostri aviatori a Kindu, aviatori che non erano andati là con cacciabombardieri ma con i C 116 che trasportavano medicinali e viveri per la povera gente in condizioni spaventose trucidati con ferocia inaudita da "soldati" - chiamiamoli così, congolesi.

DATA E MODALITà NON CASUALI
Data e modalità non casuali ma frutto di una regia molto sofisticata.
Attentato alla vigilia dell'incontro tra il Presidente Ciampi e il Presidente Bush, destinato a influire nei colloqui - non quelli da resoconti per la stampa ma quelli riservati tipici di queste occasioni -. In una monito per il Giappone che dopo le elezioni debbono decidere chi e quanti mandare in Irak e per gli altri Paesi con i quali si sta discretamente trattando.
Modalità pure non casuali. Colpire gli italiani significa colpire quelli che più di ogni altro sanno in queste situazioni dialogare con la gente del posto ed acquisirne la fiducia. Gli americani, ed in parte anche gli inglesi, hanno il dono di riuscire antipatici localmente soprattutto in quei Paesi che sono distanti per cultura e tradizioni al vivere occidentale.
Piangiamo i nostri Caduti, ma non basta.

REAGIRE
I Caduti americani e inglesi possono essere considerati vittime di una guerra la cui fine é stata decretata da Bush 195 giorni fa ma fine che in realtà non c'é mai stata non avendo le dichiarazioni unilaterali il potere taumaturgico di tradursi in realtà.
Il Caduto polacco di pochi giorni fa e i nostri odierni non sono "perdite di belligeranti" ma vittime di una barbarie, di quella stessa che uccide impunemente innocenti bambini e cittadini inermi e che colpisce chi é là non in forza di decisioni politiche ma di scopi umanitari come la Croce Rossa.
Occorre reagire. La rabbia é cattiva consigliera per cui censuriamo le sue proposte, lasciando spazio alla razionalità.
Legittimo pertanto almeno pretendere da quanti sono ospiti nel nostro Paese, magari attraverso le loro organizzazioni, una condanna irrevocabilmente durissima di quanto é successo e della linea che sta alle spalle.
Altrettanto ai Paesi arabi che, dopo le autorevoli parole del Governo USA nei giorni scorsi - meglio tardi che mai: noi lo avevamo scritto oltre due anni fa, subito dopo l'11 settembre - dovrebbero aver compreso che sono in realtà loro i principali bersagli di Bin Laden, tappe di una escalation che si propone Riad come obiettivo finale.

REAGIRE, ANCHE IN CASA NOSTRA
Avevamo pubblicato lo scorso numero "Irak - l'appello" con una nostra nota il cui terzo punto riproduciamo:
"3) La resistenza irakena é un dato reale e sintomatico, al di là dell'esistenza di probabili apporti anche stranieri.
Chi la condivide e la appoggia ha però un dovere morale. Dagli attacchi ai soldati americani - é guerra che continua - si é passati ad attentati il cui prezzo é stato pagato dai civili, tanti bambini compresi, e da alcune Istituzioni come, allucinante, la Croce Rossa Internazionale.
Il 6 dicembre a Roma - ma prima ancora, da subito, per tutte le vie possibili, si faccia arrivare in Irak un messaggio di umanità. Nessuna causa giusta può essere combattuta con metodi sbagliati. Chi ha aderito o aderirà all'appello vede quindi con favore la resistenza irakena ma non può vedere con favore l'escalation che c'é stata vittime civili e bambini e non può quindi tacere o giustificare".
Parole tragicamente premonitrici.
In Irak gli italiani ci sono per la pace. La Croce Rossa Internazionale se ne va, ma la Croce Rossa Italiana resta. Medici senza Frontiere, con i suoi medici italiani, resta. I nostri soldati sono costruttori di pace, e non in senso metaforico perché stanno lavorando sodo a favore della popolazione.
A questo punto ribadiamo quanto scritto nella richiamata nota.
Se per caso il sei dicembre vorrete ancora dimostrare a Roma fatelo. In democrazia tutte le idee hanno diritto di cittadinanza anche se tutto, buon senso compreso, dovrebbe indurre quantomeno al rinvio. Se il buon senso risulterà minoritario fatelo dunque, ma almeno con una condanna a 360°, senza se e ma, neppure in sessantaquattresimo, di metodi barbari, compresa la strage dei nostri ragazzi.
Chi non si associa alla condanna di simile atto barbarico é come fosse colpevole complice degli assassini. E  mandante di altri futuri.

ALLIBITI
Allibiti abbiamo ascoltato i commenti dei leaders dei due partiti "comunisti" e dei Verdi. Nessuno avrebbe potuto o potrebbe chiedere ad essi di rinunciare alle loro posizioni e a rivendicare quando sostenuto al tempo dell'invio dei nostri ragazzi in Irak.
Ci si poteva però aspettare un discorso del tipo: "Conoscete la nostra posizione, di ieri e di oggi, ma per questo ci saranno nei prossimi giorni tempi e modi per discuterne. In questo momento tante famiglie, tante comunità, il Paese intero é nel lutto. Ora dunque ci limitiamo a piegare a mezz'asta le nostre bandiere".
Si é preferito buttare subito in politica, anzi in polemica politica, l'eccidio.
Un comportamento inaudito che osiamo pensare non abbia trovato e non trovi corrispondenza nella base di quei partiti, fatta di gente comune che forse per essere lontana dal Palazzo non ha dimenticato, come questi suoi leaders, la cosa più importante: l'umanità.
Alberto Frizziero

PS: LA RAI
Il minuto di silenzio con le Nazionali d'Italia e di Polonia schierate, e i giocatori abbracciati nella commozione, era meno importante degli spot pubblicitari che hanno avuto la precedenza.
Non condividiamo la levata di scudi contro la RAI perché di questo incresciosissimo fatto c'é pure un responsabile. Se poi la RAI non lo manda, com'é giusto, a casa, allora ci sarà da chiedere che a casa ci vadano il Direttore e gli amministratori.

GdS 12 XI 03  www.gazzettadisondrio.it
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