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Irak. Clamoroso in USA: per il Capo di Stato Maggiore le capacità militari sono al limite. E lo si è visto con l’uccisione di Calidari. Storicamente fallimentare il conflitto irakeno
di Luca Alessandrini

Niente di nuovo - Situazione critica - Ci si é accorti di avere sbagliato tutto - Sono saltati anche i conti - Paghiamo anche noi

Niente di nuovo
Da molto tempo non scriviamo più nulla sull’Irak dopo essere stati, a suo tempo, particolarmente prolifici (e profetici, anche se non possediamo certo il dono della divinazione).
La ragione è molto semplice, e cioè in Irak, da tempo e sotto il profilo sostanziale, non succede nulla di nuovo se si eccettua lo stillicidio quotidiano di vittime, un tributo che paga la popolazione e non solo quella di Bagdad.
Qualcuno obietterà che nel frattempo qualche novità c'é stata ossia il varo, sia pure difficoltoso, di un Governo irakeno, ma è pure semplice replicare che non sembra proprio che questa sia stata una novità rilevante e risolutiva, tanto più considerando la sproporzione di rappresentanze delle etnie. Basti pensare che fra la cinquantina di personaggi che dovranno scrivere la Costituzione si trovano in tutto due Sunniti, etnia dominante con Saddam. In questo modo passi avanti non se ne fanno certo considerando inoltre che gli Sciti, etnia maggioritaria, al potere vengono facilmente accusati di essere manovrati dagli Americani...

Situazione critica
E’ vero invece l’inverso. L’arrivo, qualche giorno fa, a Bagdad di Condoriza Rice, evidentemente per accertarsi di persona della criticità di una situazione che ha determinato inusuali esternazioni ai generali, è significativo, in una col silenzio del falco, Rumsfeld, quello a cui si deve probabilmente la maggiore responsabilità della scelta di fare una guerra senza essere per nulla preparati. Non ci riferiamo ovviamente al piano militare, avendo a suo tempo documentato analiticamente la pochezza delle forze armate di Saddam (altro che esercito temibile e armi di distruzione di massa!), ma sul piano e politico e psicologico. Folle pensare di essere accolti con gli archi di trionfo e la folla ai margini delle strade con uno sventolio di bandierine a stelle e strisce.

Ci si é accorti di avere sbagliato tutto
All’indomani della “fine della guerra” oltre Oceano ci si è amaramente accorti che si era sbagliato tutto. Non una previsione, neanche ovviamente quelle petrolifere e quindi economiche, si era dimostrata valida di fronte ad una realtà amara.
L’unica soddisfazione quella di dire “Saddam è caduto”
Ora abbiamo addirittura il generale John Abizaid Capo del Comando Supremo USA, che smentisce le previsioni di partenza vicina dei militari USA annunciando tempi lunghi. Che addirittura ammonisce sulla consistenza militare, messa a dura prova dai conflitti in Afghanistan e in Irak e quindi al limite delle sue possibilità operative, persino nei mezzi di previsione.

Sono saltati anche i conti
I conti sono saltati e la lista della spesa si fa sempre più salata. Là non si riesce a vedere il bandolo della matassa perché le etnie, le tribù e quant’altro c’erano e ci sono. Si è aggiunto qualcun altro, e cioè tanti baathisti, del Partito socialista irakeno che, di fatto, era un Partito-Stato. Né bastano concessioni fatte in silenzio quali quelle di riprendere generali, capi della polizia e altri ancora. Avevano sì lavorato con Saddam ma oggi servono anche loro, soprattutto loro, visto che, come era stato facile prevedere, una classe dirigente alternativa, neppure in bozzolo, non c’era né era o è possibile crearla in poco tempo.

Paghiamo anche noi
E se tutto questo si ripercuotesse solo sugli USA qualcuno cinicamente potrebbe commentare “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. In realtà paghiamo tutti, compresi i costi della guerra, sia pure indirettamente attraverso un dollaro debolissimo, oltre ogni limite. E se non ci accorgiamo di quanto sia il peso per noi è solo per l’effetto positivo che questo ha sul petrolio, i cui contratti sono in dollari, limitando così i guasti dei rincari che ci sono stati.
Brutta gatta da pelare. Se Bush avesse letto i nostri articoli, scritti come "amici dell'America", e ci avesse dato retta non saremmo in questo guaio.
Luca Alessandrini

GdS 20 V 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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