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Le implicazioni economiche dell’attacco Usa all’Iraq
di Alberto Frizziero

Come fare ad uscirne? Anche se Rumsfeld parla di 12 anni...

Sempre più disastroso il bilancio
Man mano che passa il tempo diventa sempre più disastroso il bilancio della scelta USA di usare le maniere forti contro Saddam, e sempre più deleteria la figura del Segretario di Stato alla Difesa Rumsfeld, il falco del Pentagono che ha raggruppato in sé dilettantismo ed arroganza. Basta ricordare infatti come rispose sprezzantemente agli inviti alla prudenza che gli venivano da vari uomini di Stato europei: “voci della vecchia Europa”. Il Presidente della Commissione europea Prodi, come fertilità di battute lontanissimo da Andreotti, riuscì però in tale occasione a scovarne una felicemente rappresentativa della situazione: “Non è la vecchia Europa, è la saggia Europa!”.

Era la saggia Europa...
Era la saggia Europa che vedeva molto davanti al naso, che sapeva che non bastano i muscoli per risolvere le vertenze, che sapeva che il Medio Oriente è una polveriera sotto molti profili, che l ’Irak, era l’unico Paese islamico a fare la scelta di laicità dello Stato, che tanti anni di regime avevano prodotto la liquefazione di ogni forma di opposizione, che gli anti-Saddam sparsi nel mondo occidentale non avevano alcuna credibilità e quindi, come si è visto, ascendente zero.
Che, aprendo il coperchio, sarebbero riemerse le divisioni tribali ed etniche, che sarebbe stato un gettare benzina sul fuoco del fanatismo religioso.
Che il prezzo, sotto ogni profilo, sarebbe stato alto.
Non è stato alto, è stato altissimo.
Nella guerra del Golfo gli statunitensi avevano perduto alcune decine di uomini in tutto, e gran parte di questi per il missile irakeno piombato su una base USA. Il bilancio di vite umane della seconda guerra irakena è spaventoso per via dello stillicidio quotidiano che non guarda in faccia nessuno, bimbi, anziani, donne. In questo contesto pesano anche le perdite americane che si stanno avvicinando ai 2000 soldati, 900 circa dei quali da quando si è insediato il primo Governo a Bagdad.
Questo il bilancio che tragicamente conta di più.
Poi c’è quello politico, e ne parleremo dopo.
Infine quello economico che ha superato ogni più pessimistica previsione per le spese senza vedere gli ipotizzati utili del petrolio.
E adesso, colmo dei colmi, vien fuori che sono in corso contatti con la resistenza interna nell’ingenuo tentativo, molto Rumsfeldiano, se non di far sparire la violenza quotidiana quantomeno di limitarla. Evidentemente le opinioni dei generali USA a partire dal Comandante in Capo, minimizzate, contrastate, ovattate, hanno avuto la loro inevitabile conclusione, data la situazione. Il controllo c’è, ma solo fino a un certo punto, nelle città maggiori, fra una bomba, un kamikaze, un’auto imbottita di tritolo e via dicendo. Il governo fa quel che può e, nonostante che siano tornati in servizio poliziotti, soldati, ufficiali di Saddam, ce ne passa per riuscire ad avere un minimo di controllo. Ha un bel dire il Governo che per debellare “i ribelli” ci vogliono un paio d’anni. Rumsfeld ha parlato di 12, quasi a dire, da falco che perde il pelo e la faccia – ma non il vizio “noi USA siamo pronti a restare a lungo se occorre, quindi non illudetevi!”, dimenticando che non avrà la stessa determinazione e la stessa sicumera – pensando anche al portafoglio – il contribuente americano. Per giunta non è fuori posto ricordare al Segretario di Stato che lui può parlare al massimo per tre anni. Poi toccherà ad un altro Presidente. Che sia repubblicano o democratico, una cosa è cortissima e cioè che non solo Rumsfeld se ne andrà a casa ma anche la sua politica. Pensavano in molti, e in parte anche noi, che dopo la sua rielezione Bush si sarebbe liberato di un così ingombrante fardello, un peso per gli storici futuri che dovranno occuparsi di questi due mandati di Bush junior. In effetti, giudicando a posteriori, farlo sarebbe stato per il Presidente un autogol, ammettere di avere sbagliato a dargli fiducia, a continuare a dargliela, ad assecondare la sua “falconeria” visto in f in dei conti che l’unico risultato è stato quello di catturare Saddam, l’ingombrante Saddam che deve essere processato fuori dell’Irak ma non si sa dove. La neutralissima Svizzera, nonostante i cospicui vantaggi economici, e non solo, che le verrebbero dall’essere per un lungo tempo al centro dell’attenzione mondiale, ha rifiutato di ospitare il processo e adesso si sta cercando di convincere la Svezia.

PRIGIONIA, MORTE DEI FIGLI, PUR “DI NON SCAPPARE”
Quel Saddam che la sua famiglia, con molti Paesi a spingere in questa direzione, avrebbe voluto lasciasse il potere e l’Irak. Pareva pronta a riceverlo la Mauritania e con lui i suoi figli, Non ha voluto saperne “di scappare”. I figli morti e lui prigioniero. E’ un aspetto che fa, o comunque dovrebbe far pensare. E ancora quel Saddam le cui prime parole una volta catturato erano state “America, perché?”. Già, perché?
La prima motivazione era stato il terrorismo che avrebbe trovato protezione e appoggi in Irak. Una invenzione che non ha retto, sapendosi bene che là il terrorismo non godeva affatto buona stampa e non per ragioni umanitarie ma per una ben più solida, là: era una questione di autotutela del regime.
E’ arrivata allora la seconda, quella a cui tanti avevano creduto: le armi di distruzione di massa.
In realtà la guerra era stata decisa. Ricordiamo un nostro scritto del 28 febbraio 2003 ( tuttora leggibile all’indirizzo
 http://www.gazzettadisondrio.it/edit8mar03.html )

SCRITTO PRIMA DELLA GUERRA
”La guerra non dipende da noi, ma dalla storia del papiro…. …..Dicevamo del papiro. Non si prenda quanto diremo come divagazione perché in realtà é una cosa molto seria.
Un tempo, quando la goliardia era di casa nelle Università, le matricole dovevano avere oltre al tesserino universitario, quello ufficiale, anche un documento "ufficiale" della goliardia: il papiro. Rogorosissime regole stabilivano cosa doveva contenere e regole non scritte prescrivevano modi e qualità. Ogni matricola, avvicinata dagli "anziani" doveva esibirlo e scontare le conseguenze se c'era qualcosa fuori posto. Si andava da qualche aspetto burlesco, all'offerta di sigarette, all'offerta da bere e fino a veri e propri "processi" nel caso di mancanze gravi.
Di rado capitava che tutto fosse a posto. Quando, controllato come al microscopio questo papiro nulla c'era da obiettare, anche in termini di qualità, l'anziano apriva le dita che lo tenevano, lo lasciava andare e quello, per la newtoniana gravità, calva verso terra. Esclamazioni di disappunto e rimprovero degli anziani: "Ma come, questo papiro non vola!", e il malcapitato doveva comunque pagare pegno.
Siamo tragicamente in una situazione simile.
Pannella desolato in TV si chiedeva come mai l'appello radicale per un volontario esilio di Saddam, in questo sollecitato anche dai suoi familiari per timore che faccia la fine di Ceausescu o, andando bene, di Milosevic, non fosse stato ripreso dal Governo italiano o da quello di altri Paesi.
Niente da fare. Non sarebbe servito neppure quello. Il papiro non vola. La guerra s'ha da fare. Occorrerebbe un miracolo di San Francesco, il santo della pace per antonomasia, per evitare il conflitto”.

INEVITABILE PERCHE’ GIA’ DECISO
Era inevitabile, perché già deciso. Indipendentemente da motivazioni, iniziative ecc. E’ così facile prendere le cantonate… Un po’ tardi se ne stanno accorgendo anche negli USA con l’eloquenza statistica dei sondaggi. Il guaio è che a questo punto di soluzioni non ce ne sono. E i “ribelli” lo sanno, come lo sa chiunque, tranne forse chi in Italia crede sul serio che si possano ritirare i nostri soldati. Sì, si può fare tutto e quindi anche imbarcarli ma questa sarebbe cosa da Paese delle banane, da pagarsi a caro prezzo!

UN PATRIMONIO IRRIPETIBILE BUTTATO VIA!
E che dire di quel patrimonio irripetibile buttato via, gettato al vento, sprecato nel modo che definire dilettantesco è ancora poco? Noi abbiamo la fortuna di dover scrivere partendo da una posizione assolutamente chiara. Noi siamo stati e siamo amici degli americani, di quegli americani senza dei quali la croce uncinata dominerebbe il mondo in nome della “pura razza ariana”..
E gli amici hanno il dovere morale e politico di aprire gli occhi – e, se c’è bisogno, di tirare la giacca - quando ritengono che il loro amico sbagli. Gli amici si mangiavano le unghie e si rodevano il fegato nel vedere una escalation dall’esito scontato che avrebbe creato più problemi di quanti ne avrebbe invece risolti. Basta leggere i nostri articoli di allora. Non eravamo i profeti del giorno dopo, della categoria di quelli che realizzano il “14” al totocalcio giocando la schedina a partite finite. Neppure i profeti del giorno prima, o della settimana, o del mese prima ma analisti che valutavano i futuribili in maniera razionale, e anche nel modo giusto come la realtà successiva ha comprovato.
Torniamo indietro, all’11 settembre.quando alle 8.50 inizia quella che quasi tutti chiameranno azione terroristica e che invece è un’azione militare vera e propria. Gli aerei con i passeggeri dentro vengono usati come proiettili per colpire le due Torri Gemelle e il Pentagono. Il quarto aereo finisce giù per conto suo nei pressi di Pittsburgh. Si dirà di una reazione dei passeggeri a bordo. Altri lo considereranno abbattuto dai caccia USA prima che volasse verso la Casa Bianca.
L’azione è stata di grande complessità. Tecnicamente ben preparata da gente del mestiere. Una operazione militare in grande stile. Politicamente autogol spaventoso. Tutto il mondo, o quasi, inorridisce e si stringe con gli americani e con l’America.
E’ il punto più alto nei 225 anni, due mesi e nove giorni trascorsi dalla dichiarazione di indipendenza sino all’11 settembre 2001. Gli Americani, a torto o a ragione – spesso a torto – con tante simpatie hanno sempre registrato anche non poche antipatie. E’ un variegato insieme di circostanze, cui si somma la forte componente emotiva di ciascuno di noi, che vede una solidarietà stradiffusa con gli USA, con un tasso molto elevato di consapevolezza e di convinzione.
Patrimonio gigantesco che avrebbe richiesto alla gestione un Kissinger, non un Rumsfeld, l’uomo dei missili e delle bombe, ad un certo punto persino a scavalco del titolare della politica estera Powell
Quel patrimonio è stato insensibilmente sprecato. L’Irak è un problema dieci volte l’Irak di Saddam, l’Iran si è dato una svolta di tipo komeinista, il dollaro viaggia dove e come viaggia, il petrolio alle stelle, la Cina dilaga preoccupando anche chi nel 2001 l’ha aiutata a entrare nell’Organizzazione mondiale del Commercio, e cioè gli USA, presumibilmente spinti dalle multinazionali a cui interessa il miliardo e duecento milioni di potenziali acquirenti futuri e non già la spietata concorrenza “gialla” alle ditte europee.
Alberto Frizziero

GdS 30 V 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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