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Violenza sui vivi: qualcuno
si «vergogna»?

di Enrico Galoppini   


Riceviamo e pubblichiamo non senza dire la nostra.
La profanazione nel cimitero del Verano è un atto barbarico indipendentemente dal fatto che quelle fossero tombe di ebrei.
Il fatto che lo siano si presta ovviamente ad altre considerazioni ma di portata enormemente minore rispetto all'atto in sé (che comunque speriamo di vedere riparato con intervento diretto del Comune di Roma non lasciando alle famiglie oltre la ferita morale anche il conto da pagare). E se poi fosse davvero il racket del caro estinto protagonista di questa schifezza non ci si limiti a perseguire i reati "normali" connessi, ma si faccia pagare a questa gentaglia anche la turbativa dell'ordine pubblico e ogni reato che sia possibile rubricare.
Altro discorso per la misura israeliana contro le famiglie dei Palestinesi. E' a tutti evidente che si tratta di una misura "disperata", quasi "nazista", del Governo Sharon che pensava, annullando Arafat e occupando i territori, di venire a capo dei kamikaze, di quella barbarie terribile che é l'andare a farsi dilaniare dalla bomba addosso pur di "far fuori" inermi civili, donne, bambini. E' un tentare di tutto per venire a capo del problema. Chissà che là non si capisca che queste barbarie vanno combattute con l'arma del negoziato e, sul piano militare, non scaricando tutto sulle spalle di Arafat ma prendendosela unja volta per tutti con Hamas e soci, oltranzisti dichiarati, che però sinora sono stati lasciati abbastanza in pace. Fa politicamente comodo, come lo fa scaricare su Arafat (NdD)..

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Roma: nella notte tra il 17 e il 18 luglio 2002, al cimitero del Verano vengono distrutte dalle trenta alle cinquanta tombe ebraiche, senza che si registri tuttavia alcuna violenza sui cadaveri.

Cisgiordania: nella notte tra il 18 e il 19 luglio 2002, unità dell’esercito occupante israeliano rastrellano abitazioni private e prelevano ventuno uomini, parenti degli autori degli «attacchi suicidi» dei giorni scorsi, i quali - mentre si distruggono le loro case - verranno deportati a Gaza.

Cominciamo col primo fatto. C’era da aspettarselo, si dice. E c’è anche di che preoccuparsi, perché è già successo che sull’onda emotiva suscitata dalle profanazioni di cimiteri ebraici, qualcuno prende la palla al balzo e, in quattro e quattr’otto, impone ad una pletora di parlamentari irrigiditi dal ricatto morale di votare provvedimenti liberticidi che nulla hanno a che vedere con quanto accaduto. Per usare un noto argomento, ci sarebbe da dire che bisognerà tenere alta la «vigilanza», e l’auspicio del portavoce della Comunità, Riccardo Pacifici, per cui “bisognerà capire quali provvedimenti saranno presi dalle istituzioni”, induce a appunto a preoccuparsi. Anche perché la lista «Per Israele» nella quale si è candidato con successo alle elezioni della Comunità si è presentata con parole che in altri contesti fanno gridare allo scandalo: “Siamo per Israele. Senza alcun distinguo. Difendere Israele significa difendere noi stessi: questo è il nostro programma” (“speciale elezioni” allegato a «Shalom», n. 5/2002).

Le indagini è bene che facciano il loro corso, ci mancherebbe altro. Si cerca tra i giri degli estremisti «neonazisti» (di norma infiltrati da agenti provocatori) e «islamici» (indicazione quanto mai vaga), oppure può darsi che si tratti dell’opera del racket dei cimiteri o di qualche scellerato. Vicende analoghe ci hanno comunque preparati al finale a sorpresa. Ma al presidente Amos Luzzatto interessa per ora capitalizzare l’accaduto e ribadire che “ora più che mai c’è bisogno di intervenire con una campagna che sensibilizzi le coscienze per ricordare la storia e il passato”.

La tomba di un parente fatta a pezzi è certo una scena che addolora chiunque. Ma in seguito alla vera e propria smobilitazione registratasi nei ranghi di quelle forze politiche di sinistra che in vario modo avevano speso la loro immagine dalla parte dei palestinesi - prima di essere raggelate da quel “ce ne ricorderemo quando andremo a votare” sentenziato mesi fa dal rabbino Di Segni -, non sorprende che adesso i politici facciano a gara nel mostrarsi sconvolti da quello che è sì un fatto grave, ma certo non di più rispetto a quanto è stabilito dalle leggi dello Stato, che sono per fortuna un’altra cosa rispetto alle leggi del coinvolgimento emotivo.

La parola più gettonata in queste ore è «vergogna». “Una vergogna”, ha affermato Pera; “vergogna a cui reagire con severità”, gli fa eco Casini; Fini tiene a distinguersi e parla di “un’infamia che suscita orrore”. Intanto, il telefono del rabbino Di Segni s’ingolfa di parole di convenienza, tra il dovuto e l’interessato.

Lo so, trattando la questione in questo modo sono sicuro di irritare parecchia gente. Ma non è colpa mia. Il problema è che irritante mi ci hanno fatto diventare quasi tutti i politici e molti giornalisti, con quel loro peloso pietismo a senso unico, sempre dimostrato a chi garantisce onori e prebende. I palestinesi, invece, di questi tempi garantiscono solo rogne.

Pensando a quei disgraziati che in un secolo hanno perso tutto tranne una ferma volontà di resistere, credo proprio che “ora più che mai c’è bisogno di intervenire con una campagna che sensibilizzi le coscienze per ricordare la storia e il passato”.

Una «memoria» che funziona invece come le lucine dell’albero di Natale ha imposto agli italiani una «Giornata della memoria» esclusivista, da Vip del genere umano. Se questo è quello che riesce a produrre la cosiddetta «cultura della memoria», voglio vivere da smemorato, a Collegno. E poi, lo dicono anche gli psicologi che non fa bene stare sempre a rimuginare sul passato: quelli che stanno meglio sono quelli che metabolizzano le esperienze passate, e finiscono anche per stare bene con gli altri.

“Violenza sui morti, vergogna per l’Italia”, hanno scritto alcuni della Comunità ebraica romana all’ingresso del cimitero del Verano.
Perché mai un Paese intero dovrebbe vergognarsi? Piuttosto, si vergognino quelli che hanno distrutto quelle tombe («nazisti», «islamici», abusivi, mitomani o quant’altro), li si acciuffi e li si punisca, ripeto, secondo le leggi dello Stato italiano. E si vergognino pure coloro che non hanno osato provare «vergogna» quando la lapide che commemorava Raffaele Ciriello, il fotoreporter italiano freddato a Ramallah da soldati israeliani mentre cercava di farci sapere qualcosa su un’ingiustizia colossale, è stata fatta a pezzi senza tante scuse dagli stessi militari israeliani (forse perché recava la scritta «martire dell’informazione»).
«Vergogna» bandita anche quando la statua della Madonna che domina la chiesa della Sacra Famiglia a Betlemme è stata crivellata dal fuoco israeliano. E dov’è la «vergogna» quando si smembrano famiglie e gruppi interi di parenti vengono deportati per colpe che non hanno?

Una delle differenze tra la libertà e il totalitarismo sta appunto nella capacità di saper distinguere, di attribuire meriti e responsabilità con discernimento, e non facendo di tutta un’erba un fascio con la storia che elogi e biasimi, benedizioni e maledizioni ricadrebbero sempre su intere collettività. E’ uno schema, questo, che va per la maggiore nel cosiddetto «mondo libero». A questo punto mi chiedo da che cosa: forse dal non provare «vergogna» mentre ventuno palestinesi innocenti saranno deportati in applicazione del barbaro concetto di colpa collettiva.

Sposando la logica totalitaria di chi ha scritto quello lo striscione, si potrebbe ribattere: “Violenza sui vivi, vergogna per Israele”. Ma non c’è bisogno di imbarbarirsi fino a questo punto. Come invece fa chi prova «vergogna» per l’oltraggio alle ‘case dei morti’ e se ne frega della distruzione di quelle dei vivi
Enrico Galoppini

GdS 18 VII 01


OC-GdS5: Attenzione alle persone anziane. C'è anche qualcuno che attraversa all'improvviso, magari dopo aver guardato verso di noi e visto che l'auto arrivava.


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