Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

UNA POLITICA PER LA QUESTIONEIrakENA
 di Carlo Scognamiglio Pasini (x)

                                               Quattro punti importanti

Il ministro della Difesa Martino avrà certamente detto il vero quando ha affermato che il Governo italiano ignorava completamente gli episodi di tortura e gli abusi commessi da militari alleati sui prigionieri irakeni prima che questi fossero resi noti all’opinione pubblica internazionale. Sta di fatto che ora tutti ne siamo a conoscenza, e limitarsi a condannare questa grave vicenda non può più bastare.
L’Italia deve darsi una linea politica chiara che si fondi sul prendere atto dei seguenti fatti:

1) L’obiettivo preposto all’intervento alleato in Irak, finora definito dall’enforcement della democrazia in quel Paese appare compromesso dalle rivelazioni sulle torture ai prigionieri. Gli orrori perpetrati dai terroristi parlano da soli quanto alla ferocia e alla pericolosità dei nemici dell’Occidente, ma non fanno somma algebrica con gli abusi sui prigionieri, perché la vera posta in gioco in questa guerra sono i valori della civilizzazione occidentale.

2) Abbandonare gli irakeni in questa fase porterebbe certamente a peggiorare il caos e le sofferenze della popolazione.

3) Gli irakeni debbono comunque essere sostenuti nella fase di transizione che deve essere da loro stessi realizzata con la guida dell’ONU, secondo il piano predisposto dall’incaricato Brahimi. In questa fase l’indispensabile protezione militare dovrà essere assicurata da una coalizione internazionale formata dalla NATO e da altri Paesi che si dichiarino disponibili, come è avvenuto nella fasi iniziali della stabilizzazione in Bosnia e in Kosovo.

4) Il trasferimento del controllo politico e del comando militare deve avvenire entro la data del 30 giugno 2004.


Noto per inciso che questa posizione coinciderebbe con quella espressa dalla Chiesa cattolica con le parole del Cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio della Giustizia e della Pace della Santa Sede.
Da qui a quella data è necessario evitare, considerando anche lo svolgimento imminente delle elezioni per il parlamento europeo, la speculazione politica, ossia che l’effetto Zapatero contagi altri Paesi portando la situazione al caos ed esasperando gli Stati che non intendono cedere alla comoda, ma catastrofica, tentazione della fuga, che sarebbe a un tempo irresponsabile verso gli irakeni abbandonati alle fazioni più violente, e un colossale premio per il terrorismo assassino che si manifesta in modo così abominevole negli attentati e nella macellazione degli ostaggi. E’ necessario inoltre ricoinvolgere i Paesi europei e della coalizione atlantica che finora non hanno aderito all’invio di proprie forze militari in Irak.
Il Governo, il cui concorso pone l’Italia al terzo posto fra i Paesi che mantengono forze militari in Irak dopo gli US e la Gran Bretagna, dovrebbe farsi promotore di un patto di concordia nazionale, basato sull’impegno delle opposizioni di non richiedere il ritiro immediato delle forze internazionali schierate, in cambio dell’impegno, qualora il passaggio dell’autorità civile e militare all’ONU e alla NATO non fosse avvenuto alla data stabilita secondo il piano Brahimi, a richiedere alla presidenza europea di mettere all’ordine del giorno del Consiglio una risoluzione per il ritiro di tutte le forze dei Paesi dell’Unione Europea.
Una situazione così grave non consente né azioni dettate dal panico, né una strumentalizzazione a scopi elettorali della paura e dello sdegno provocate da queste vicende. Ma neppure consente l’inerzia e la rassegnazione che caratterizza le reazioni del governo italiano. Quanto alle posizioni che l’Ulivo e lo stesso Prodi si accingerebbero a sostenere nel dibattito parlamentare, vale osservare che se si critica l’attuale amministrazione americana per l’unilateralismo delle sue decisioni, non si dovrebbe chiedere di agire allo stesso modo unilateralmente: l’Italia per il suo ruolo nelle operazioni militari, e per il suo status nell’Unione Europea e nella NATO può svolgere un ruolo importante nella concertazione dell’azione internazionale, per evitare che la situazione precipiti nel caos in Medio Oriente, distruggendo insieme a quel che resta della comunità europea ed atlantica, anche ogni possibilità per noi di portare la voce della ragione in questa drammatica fase della politica internazionale.
Carlo Scognamiglio Pasini (x)

(x)
Presidente Patto Segni - Scognamiglio

GdS 20 V 2004 - www.gazzettadisondrio.it
_______________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina