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Fermare la spirale dell’odio
di
Valerio Delle Grave

   

Dopo l’attacco alle torri di New York, la guerra in Afghanistan, la guerra in Iraq; dopo la strage di Madrid, di Rihad, di Giakarta, eccetera, ecco la strage di Beslan.
Quelle immagini pubblicate dai giornali e apparse sui video, di corpi allineati nelle strade adiacenti alla scuola, di piccole figure nude che scappavano terrorizzate dal crepitio delle armi e dal fragore delle esplosioni, di mamme e papà sconvolti dalla immane tragedia che si stava consumando e nella quale loro erano allo stesso tempo vittime e comparse, difficilmente potranno essere cancellate dalla memoria sia dei protagonisti sia degli spettatori.
In tanti hanno detto e scritto a posteriori, non poteva essere diversamente, le esternazioni della loro pietà, del loro orrore per tanto crudele scempio, di stupore per l’efferatezza di quella mattanza degli innocenti (chi è più innocente dei bambini?), di raccapriccio per quella inutile strage.
Qualcuno, pochi per la verità, si sono attardati con disquisizioni su chi ha perso e su chi ci ha guadagnato in quella triste e sconvolgente vicenda: la Russia, la Cecenia, il presidente Putin, il presidente riconosciuto dai ceceni Maskhadov.
A mio parere, invece, in quella vicenda abbiamo perso tutti!
Tutti gli appartenenti al consorzio umano devono ammettere con molto realismo la grande fragilità della propria mente, l’impotenza dei propri propositi e dei propri mezzi, la facilità con cui è possibile cadere nel baratro della dissennatezza e dell’autoannientamento.
Stupisce che qualcuno ancora insista col termine “guerra al terrorismo”, “sicurezza ad ogni costo” (a quali costi?), pensando di liquidare il terrorismo coi mezzi tradizionali di difesa: guerra, armi, violenza e restrizione delle libertà personali.
Stupisce che il presidente Putin metta una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa dei presunti responsabili della strage di Beslan, Maskhadov e Basay. Altrettanto stupore solleva la risposta dei ribelli ceceni che a loro volta raddoppiano la taglia sulla testa del presidente Putin (stesso copione attuato dal presidente Bush nei confronti di Bin Laden, di Saddam Husseyn e della sua cricca). Occhio per occhio, dente per dente! Ma così facendo non si approda a nulla se non al perpetuarsi della spirale dell’odio e della distruzione.
Tutti oramai sappiamo che dietro a questi atti inconsulti ci sono da una parte motivi di dominio e, dall’altra, di reazione ai dominatori. Sappiamo che a provocare gli istinti più infimi e feroci degli uomini ci sono interessi economici e di potere.
Sappiamo che il terrorismo trae la sua forza dal persistere di un sistema di dominio mondiale che vuol tenere sotto il proprio controllo le risorse delle regioni più ricche e strategicamente importanti del pianeta, senza il dovuto rispetto per i diritti delle popolazioni locali.
Infine, sappiamo che i terroristi (kamikaze, agenti, informatori ed esecutori materiali dei crimini) sono facilmente reclutabili in quelle regioni del pianeta dove maggiore è la debolezza politica delle istituzioni; dove maggiore é la corruzione, il disordine sociale, la miseria e la disperazione.
Se tutto ciò è vero, non si capisce perché si insiste ancora a voler combattere il terrorismo con metodi (guerra preventiva) che via via dimostrano di essere tanto inefficaci e inutili quanto addirittura controproducenti. Metodi che non fanno altro che aumentare la spirale di odio: etnico, interetnico, religioso, sociale e politico.
Fino a quando dovremo assistere ad episodi e a vedere scene come quelle di uccidere i bambini?
Ricordo che oltre che a Beslan, i bambini vengono uccisi quotidianamente in Iraq, in Afghanistan, in Sudan, e in altre parti martoriate del mondo. Vogliamo essere anche noi corresponsabili di queste stragi di innocenti? Anche noi dei nuovi Erode?? E’ una domanda che sento il dovere di rivolgere ai nostri governanti che in questi giorni sembrano sciogliere le loro rigidità mentali, toccati dal rapimento delle due ragazze volontarie, da parte di terroristi Irakeni. Oltre al fatto (grave) contingente che richiede un impegno unitario e congiunto per salvare quelle due vite, c’è bisogno di un cambiamento di strategie politiche per combattere il terrorismo. Bisogna chiederci perché ci odiano! Credo che dobbiamo ascoltarli, non significa essere d’accordo con loro, ma dobbiamo capire quali sono le loro ragioni. E se c’è qualche maniera di cambiare questo loro atteggiamento, noi dovremmo sforzarci di cambiare il nostro! E’ una svolta radicale quella che necessita. Una svolta che richiede il coraggio del dialogo anziché la forza delle armi.
In Iraq si calcola che a tutt’oggi, i morti civili siano circa 14.000; che il numero dei soldati morti abbia superato i 1.150. I rapimenti di stranieri si sono moltiplicati. Il Paese è probabilmente il meno sicuro al mondo.
Il terrorismo sembra entrato in una fase di recrudescenza. E’ giunto, o no, il momento di cambiare strategia?
Valerio Delle Grave

GdS 20 IX 2004 - www.gazzettadisondrio.it
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