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A proposito di Bush
di Mario Segni

                             Dietro la sua rielezione un grosso fenomeno

Chi legge sa che io condivido assai poco della politica estera di Bush, sia sull’Iraq sia nei rapporti con l’Europa. Ma dietro la sua rielezione c’è un fenomeno grosso, che bisogna considerare con molta attenzione, anche perché gli USA precedono in genere il resto del mondo. Ed è il movimento religioso che ha giocato moltissimo nella elezione.
Il fenomeno Bush è molto diverso dal reaganismo. La molla di questo era l’antistatalismo e la spinta liberistica. Oggi questo c’è, ma non è più la forza principale. Bush non vince perché riduce le tasse. Vince, oltre che per l’Iraq, perché interpreta il desiderio della società americana di difendere la famiglia e i suoi valori tradizionali. In questo (non nella guerra preventiva o nella missione dell’America nel mondo) è più vicino al Papa che il cattolico Kerry. E paradossalmente, è anche più vicino a Bin Laden del candidato democratico.
Ebbene io dico senza mezzi termini che sarebbe bello se qualcosa del genere nascesse anche in Italia. Sarebbe molto utile se il mondo cattolico italiano rilanciasse alcune battaglie. Non penso solo alla famiglia. Penso alla reazione verso una cultura edonistica, consumistica, che sta largamente prevalendo. Penso alla riscoperta del senso del dovere, in un mondo che vuole solo il soddisfacimento di ogni pretesa. Penso a una predicazione dell’onestà, in un mondo che indica il facile affarismo come modello da seguire e la ricchezza come unico metro del successo. Ritengo, per dirla senza peli sulla lingua, che questo potrebbe essere il sale del centro destra del futuro. Non sono un integralista, sia ben chiaro, continuo ad essere un cattolico liberale. Ma il rispetto e la tolleranza sono pienamente compatibili con la difesa della famiglia. Sono assolutamente contrario ad ogni discriminazione verso gli omosessuali, ma sono altrettanto contrario al loro matrimonio e al diritto di adozione.
Insomma perché proprio noi cattolici liberali non pensiamo a una campagna su questi temi? Essere liberali significa che rispettiamo le idee degli altri, non che rinunciamo alle nostre e alla battaglia per farle prevalere. E anzi proprio noi potremmo fare queste cose senza suscitare sospetti di crociate o di integralismo.
Sulla politica estera mantengo invece tutte le mie riserve e preoccupazioni. Ma la scelta dell’America può aiutare a capire una cosa. Che la strada americana e quella europea sono ormai divaricate, e si divaricheranno sempre più. Che questo non va considerato un dramma, ma una evoluzione di un mondo che si è lasciato alle spalle la guerra fredda. E che questo non significa affatto essere antiamericani, perché l’Europa deve continuare ad essere un alleato sincero, ma deve avere una diversa identità, una diversa cultura, e in certi momenti una politica diversa. E questo non nuoce affatto agli USA, che hanno bisogno di amici e non di sudditi, ed è l’unico modo per far crescere l’Europa .
Mario Segni

GdS 10 XI 2004 - www.gazzettadisondrio.it
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