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Turchia in Europa sì o no'
di Daniele Marconcini (x)

         Forti opposizioni ma in ogni caso occorrerà certamente del tempo

LA TURCHIA EUROPEA
Nel 1793 veniva pubblicato a Torino 'Il Nuovo trattato della sfera' del P.
Jacquier nella Nuova geografia universale del P. Buffier. Nel rappresentare dal punto di vista geo-politico il vecchio continente , il volume evidenziava quella che al tempo era chiamata 'La Turchia Europea', così detta perché ' parte di Europa appartenente al Gran Signore, con a Settentrione la Schiavonia, Ungheria, Polonia, e Moscovia; a Levante il mare delle Zabacche, lo Stretto de'Dardanelli, e l'Arcipelago; a Mezzodì lo stesso Arcipelago, il mare di Candia, ed il Jonico; a Ponente il Jonico, l'Adriatico e la Germania.'.I Turchi erano descritti come 'discendenti dagli Sciti che alla testa di Ottomano'si erano ' stabiliti sulle rovine degli Imperadori Greci, e de' Soldani di Egitto ,governati da un Sovrano
chiamato il Gran Turco, Sultano, o Gran Signore.'Essi erano 'di religione
Maomettana. pur avendo molti Cristiani, , per la maggior parte
Scismatici, obbedienti al Patriarca di Costantinopoli ,Capo della Chiesa
Greca Orientale ed altri, quali i i Maroniti (Cattolici Romani), gli
Armeni, i Giorgiani, i Jacobiti, i Nestoriani, i Copti ec.

Tutto questo oltre due secoli fa . Ed oggi 'Esiste ancora una Turchia europea, se pur in confini più angusti, con legami socio-culturali tali da giustificare l'apertura del negoziato sull'entrata d'Ankara nell'Unione Europea? La domanda è d'obbligo visto il dibattito che si è aperto nei vari Paesi dell'Unione.

Partiamo dall'attuale identità 'europea' della Turchia. Chirac ha affermato che i turchi sono 'figli di Bisanzio' anche se ambienti conservatori e religiosi turchi hanno duramente respinto questa definizione, preferendo sottolineare la loro identità turca e musulmana. Altri, invece, hanno rivendicato l'eredità storica e culturale di Bisanzio, ovvero dell'Impero romano d'oriente ' allusione che suggerisce un legame diretto con l'Europa.
La conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani, la loro avanzata fino a Vienna e l'insediamento nei Balcani dimostrano che la Turchia è già da tempo in Europa. Tanto più che gli ottomani, oltre ai matrimoni con alcune illustri bizantine, hanno conservato molti simboli di Bisanzio: la moneta con l'effigie di Giustiniano o il nome di Istanbul, che deriva dal greco istin polis, 'nella città'. Un legame sufficiente per fare affermare ad alcuni che gli ottomani e i turchi d'oggi non sono altro che romani islamizzati.

Sull'appartenenza storico-economica all'Europa un'autorevole risposta l'ha già data l''Indipendent Commission on Turkey' ' tra i cui membri vi erano tra gli altri Anthony Giddens, Emma Bonino, Martti Ahtisaari, Bronislaw Geremek. Commissione formatasi col supporto dell'Open Society Institute e del British Council, allo scopo di esaminare gli argomenti del dibattito e di potenziali benefici e sfide portate dall'adesione della Turchia all'Ue.
Secondo questa ultima infatti 'per quanto concerne le credenziali europee del Paese, la Turchia è uno Stato eurasiatico, la sua cultura e la sua storia sono saldamente intrecciate con l'Europa, possiede un forte orientamento europeo e una vocazione europea che per decenni i governi europei hanno riconosciuto. Pertanto, la Turchia è sostanzialmente diversa dai Paesi confinanti con l'Europa, sia nell'Africa settentrionale che nel Medio Oriente. Quindi, la sua adesione all'Unione Europea non costituirebbe necessariamente un precedente nelle relazioni dell'Unione con questi Stati.
La Commissione Indipendente sulla Turchia ha ricordato come questo paese abbia compiuto grandissimi passi verso i valori dell'Occidente, sin da quando, con Ataturk, cominciò 'a svilupparsi come Stato secolare moderno'.
'La gente non civilizzata ' dichiarò, infatti, il padre della patria della Turchia moderna ' è condannata a rimanere sotto la dominazione di quelli che sono civilizzati. E la civilizzazione è l'Occidente, il mondo moderno, di cui la Turchia deve far parte se vuole sopravvivere'.
Nelle sue conclusioni essa ha affermato che ' l'adesione della Turchia offrirebbe notevoli benefici sia all'Unione Europea che al Paese stesso.
Per l'Unione, la posizione geopolitica della Turchia, la sua importanza per la sicurezza strategica dell'approvvigionamento energetico dell'Europa e il suo peso politico, economico e militare rappresenterebbero dei vantaggi di grande rilievo. Inoltre, come grande Paese musulmano saldamente ancorato all'Unione Europea, la Turchia potrebbe svolgere un ruolo significativo nei rapporti dell'Europa con il mondo islamico. L'adesione all'UE garantirebbe anche che la trasformazione del Paese in una moderna società democratica è divenuta irreversibile, consentendo alla Turchia di sfruttare in pieno le sue ricche risorse umane ed economiche.'

'La Turchia sarà un balsamo per il rapporto interreligioso, il nostro modo di essere musulmani, moderato e civilizzato, dimostrerà all'Occidente che la convivenza tra religioni diverse è possibile, in politica, nella cultura, e nella vita di tutti i giorni' ha affermato recentemente Mustafa Akyol dell' 'Intercultural Dialogue Platform', un'associazione di intellettuali nata per promuovere e sviluppare il dialogo interreligioso.

Tutto bene dunque? Nient'affatto: un fronte variegato nei vari Paesi si
sta fortemente opponendo all' entrata della Turchia nella UE con le
motivazioni più varie : la cancellazione dell'identità storica del
Continente, le responsabilità geopolitiche che l'Unione assumerebbe se il suo territorio confinasse con l'Iraq, l'Iran e la Siria. O l'arrivo incontrollato d'immigrati.

Quale atteggiamento deve assumere allora il mondo dell'emigrazione,
rispetto sull'entrata in Europa, se pur dilazionata, della Turchia?

Il mio pensiero è che bisognerà ragionare in termini più sostanziali e realistici, basandosi su fatti rigorosamente verificati, abbandonando dispute e velleità ideologiche dal sapore propagandistico che oggi anche in Italia siamo costretti ad assistere, persino con proteste plateali anti-turche nel Parlamento Italiano. La Turchia dovrà semplicemente adeguarsi ai criteri cui i paesi candidati devono attenersi, vale a dire una stabilità istituzionale tale da poter garantire la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani nonché il rispetto e la tutela delle minoranze. Pur riconoscendo, soprattutto negli ultimi anni, notevoli passi avanti nelle riforme e nell'adeguamento delle istituzioni turche agli standard europei, sono ancora in molti in Europa a dubitare dell'affidabilità della Turchia sul piano della tutela delle minoranze e quello del rispetto dei diritti umani.
Le preoccupazioni occidentali si concentrano soprattutto su due questioni irrisolte, quella curda e quella di Cipro con l'aggiunta di un esplicito riconoscimento turco nelle responsabilità storiche riguardanti la tragedia armena
Per quanto concerne la pressione migratoria proveniente dalla Turchia, che solleva così tanta preoccupazione in alcuni Paesi, secondo la Commissione indipendente sulla Turchia, la libera circolazione del lavoro si realizzerà solo dopo un lungo periodo transitorio, in modo tale che i governi possano mantenere, per vari anni dopo l'adesione della Turchia, sotto controllo l'immigrazione. Sulla base dell'esperienza dei precedenti allargamenti, si prevede che i flussi migratori provenienti dalla Turchia saranno quindi relativamente modesti, proprio quando il declino e l'invecchiamento della popolazione potrebbero provocare una grave carenza di forza-lavoro in molti Paesi europei, rendendo nuovamente vitale l'immigrazione per il mantenimento degli attuali sistemi di sicurezza sociale.
Sono dell'avviso che per certificare l'idoneità richiesta alla Turchia per poter aderire all'Unione Europea occorrerà certamente del tempo e soluzioni coerenti alle varie questioni poste.
Sono altresì convinto che solo l'avvio della trattativa può avviare un vero processo di avvicinamento e non certamente l'ostracismo preconcetto di coloro, prevalentemente euro-scettici, ostili alla possibilità di fondere democraticamente le identità nazionali e il multiculturalismo in un Europa unita.
Daniele Marconcini (x)


(x) Rappr.Consiglio Regionale Lombardo nella Consulta dell'Emigrazione

GdS 20 XII 2004 - www.gazzettadisondrio.it
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