Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Contributi esterni: argomento proposto da Mario Pulimanti:
1) Non un matrimonio qualsiasi, ma…
2) Sono un disastro

 
Riceviamo e pubblichiamo:

1) Non un matrimonio qualsiasi, ma…
Non scrivo a proposito di un matrimonio qualsiasi, ma descrivo il matrimonio di mio fratello Stefano! Sono passati pochi giorni da sabato 23 luglio, quando Stefano si è sposato con la sua Alessia. A distanza di una settimana scrivo al giornale per far loro gli auguri per il primo "settimananniversario", cogliendo l'occasione per ringraziarli, a nome mio e di mia moglie Simonetta. Vi auguriamo di essere mostruosamente felici! E ricordatevi che il segreto di un matrimonio duraturo è tutto da cercare nell’amore che vi aiuterà a diventare sempre più complici, amici e compagni di viaggio. Stefano, finalmente dopo aver superato mille ostacoli e difficoltà, hai potuto realizzare il sogno della tua vita. Come certamente ricorderai, la celebrazione è stata impeccabile, voi sposi avete risposto alle domande in modo forte e chiaro e non è mancato un applauso e qualche pianto commosso (anche la nipotina Serena -figlia di nostra sorella, l’archeologa Antonella Maria- non ha saputo trattenere dapprima le lacrime e poi veri e propri urli di gioia...). La funzionaria comunale subito vi ha sgridato e minacciato, leggendovi gli articoli del Codice Civile. Vi siete un po' spaventati, avete risposto che per voi andava bene, e vi siete scambiati anelli preziosi. Tu eri emozionato, o perlomeno fuori di testa. Stavi benignamente dando ad Alessia la mano destra del suo testimone -che era il suo simpaticissimo fratello Fulvio- per fargli infilare l'anello. Io, che ero il tuo testimone, nonché fratello, me ne sono accorto all'ultimo istante, mentre Alessia stava già per prendere la mano di Fulvio: le ho sussurrato "mah, forse con la sinistra va meglio" e via. Dopo i riti conclusivi, preceduti da un momento di silenzio con One degli U2 (io veramente mi aspettavo la marcia nuziale classica) in sottofondo, voi sposi e noi fratelli-testimoni ci siamo messi di lato a firmare. Poi la funzionaria-sciamano ha dato la sua benedizione senza maledire nessuno, le mamme Ernesta e Paola hanno pianto di felicità, il padre della sposa ha fatto ammazzare molti animali per il banchetto sacrificale, i parenti hanno portato molti regali e si sono ubriacati. Usciti alla luce, sugli scalini del Tempio Comunale (ora Chiesa sconsacrata) a voi sposi abbiamo tirato manciate di chicchi di riso, perché il riso è simbolo di fecondità, anche se il mio primogenito, il diciottenne Gabriele, ha un po’ esagerato e ve ne ha tirato contro una quantità industriale). Poi Alessia ha gettato in aria un mazzetto di fiori: noi Pulimanti crediamo che quei fiori siano magici, che abbiano il potere di portare al matrimonio la ragazza che li afferra al volo. Anche se devo dire che stavolta non è andata proprio così, perchè il mazzolino l’ha raccolto l’altro mio figlio, l’undicenne Alessandro, che l’ha prontamente regalato alla mamma Simonetta. Il pranzo di nozze, in un noto ristorante di Testaccio, è durato fino a sera, e anche a tavola non sono mancati gli scherzi. Stefano, i tuoi amici hanno fatto un gran baccano, hanno suonato le trombe delle automobili, cantato forte e bevuto una quantità di succo d'uva fermentato. Voi siete stati al centro di un bellissimo ricevimento. Sembravate il re e la regina sui vostri troni, circondati da noi invitati. Alessia aveva il classico vestito bianco che, a lei che assomiglia moltissimo a Julia Roberts, le donava molto e tu, Stefano, avevi un abito nero che hai fatto fare dal sarto e una cravatta blu. Ecco, vi ho raccontato come si è celebrato un matrimonio tribale romano-testaccino, devo dire, il migliore dei matrimoni possibili. Tu e Alessia, infine, avete fatto finta di andare a dormire insieme, nello stesso letto, per la prima volta nella vostra vita. Ma senza combinare nulla, ho saputo poi, da mio fratello. Perché il rituale è stato molto impegnativo ed eravate sfiniti, anche se sicuramente avete dormito tra rose e gelsomini. Certo, questa giornata è stata per voi piena di soddisfazioni ma anche molto, molto faticosa. Fortuna non ci si sposa troppo spesso.

2) Sono un disastro
Non ho il coraggio di dire queste cose a mia moglie, così le scrivo sul giornale. Così come, sul versante femminile, esistono le mani di fata, su quello maschile esistono gli uomini veri, quelli da amaro Montenegro, capaci di salvare cavalli ma anche di aggiustare oggetti, di riparare guasti domestici, di lavare i piatti e di cucinare. Io, ahimé, come molti altri uomini, non appartengono a questa categoria. In realtà so fare tante altre cose. Leggo moltissimi libri e me li ricordo. Credo di cavarmela con la scrittura e malgrado quello che dicono certi miei colleghi, penso di lavorare con impegno e con discreta abilità. Faccio delle belle fotografie. E poi quando c’è da bere e da mangiare sono un vero professionista! Ma, come dice mia moglie Simonetta, in tutto il resto, o quasi, sono un disastro. E quando dico disastro non esagero. Perché la mia vita è punteggiata, quotidianamente, da sconfitte imbarazzanti. Prendiamo la botanica. Vi dico subito che Simonetta ha il pollice verde. Ogni pianta che lei mette in casa diventa un baobab. Io, invece, sono una catastrofe vivente. Ogni pianta che metto in ufficio muore dopo pochissimi giorni. Sono l’Attila delle azalee, dei ficus e degli oleandri. Passiamo alla cucina. Per sintetizzare il mio rapporto con i fornelli sarò esplicito: non so cucinare nemmeno un uovo al tegamino. Quando prendo in mano una padella divento Fantozzi. Confondo il sale con lo zucchero. Mi brucio le mani quando scolo l’acqua della pasta. E le poche volte che ho provato a cuocere una bistecca i vicini hanno chiamato i pompieri per via del fumo, che ho provocato nel palazzo. Poi c’è il bricolage. Se c’è da attaccare un quadro mi prendo a martellate da solo. Se devo bucare una parete col trapano mi ritrovo nel salotto dei vicini di casa. Non parliamo dei miei maldestri tentativi quando c’è da sturare un water: provoco un maremoto e allago l’appartamento. Se cerco di aggiustare una presa elettrica faccio saltare la corrente in tutto il quartiere. Da solo non riesco a mettermi un cerotto al dito. E se prendo in mano un tubetto di attaccatutto resto per tre giorni con il pollice incollato all’indice. Piuttosto che cambiare una gomma della mia automobile, vendo l’automobile. Perché potrei restare lì, a combattere col crick, per intere settimane. Impazzisco quando c’è da registrare qualcosa in Tv usando il timer. Se decido di registrare un film mi ritrovo sul nastro un documentario sulla vita delle renne nella Lapponia orientale! Comunque sono un uomo fortunato perché mia moglie, nonostante tutto, è innamorata dei miei difetti e, sempre vigile sul destino dei nostri due figli, Gabriele ed Alessandro, finisce con l’essere lei il vero fulcro della famiglia, anzi ne è l’unica colonna portante. E, anche se il suo tentativo di trasformare la nostra famiglia in una unità di cui andare socialmente fieri fallisce inevitabilmente, eppure l’amore rimane lo stesso.

GdS 30 VII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
________________________________________

                            Torna all'indice di "Nostra provincia"

                                                Torna all'indice generale

                                                 Torna alla prima pagina