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I territori interessati alla prostituzione trasformati in postriboli a cielo aperto
e in zone franche

di Gianni Toffali

Il problema della riapertura delle case chiuse

Verona, statale 11: quattro vite spezzate! Nel giro di pochi anni sulla strada del sesso più famosa d’Italia, una decina di persone hanno ormai perso la vita. Chi “ringraziare”? Chi non vuole risolvere l’indecente problema della “prostituzione da strada”! Le Istituzioni pubbliche statali devono prendere atto che i territori interessati al problema della prostituzione si sono trasformati in postriboli a cielo aperto, in zone franche dove perversi e criminali spadroneggiano in assoluta e impunita libertà.
E’ vero che molte amministrazioni locali hanno provato con tutti i mezzi consentiti dalla legge a dissuadere i pruriginosi amanti del sesso mercenario, ma la deterrenza delle multe e dei divieti di sosta, non ha sortito effetto alcuno. Anzi, i dati dimostrano un sensibile aumento di prostitute e clienti su tutto il territorio nazionale.
Accertato che gli strumenti finora adottati hanno fatto letteralmente cilecca, lo Stato prenda provvedimenti più incisivi. E’ provato che la stragrande maggioranza delle prostitute non risulta in regola con il permesso di soggiorno e malgrado molte siano già state raggiunte da un decreto di espulsione, non si comprende per quale motivo non siano ancora state espulse. E “fortuna” che la Bossi-Fini è stata definita una legge troppo restrittiva. E poi, come si vuol fare credere, è del tutto vero che dietro tutte le prostitute si nasconde un’efficiente organizzazione criminale? A giudicare dall’atteggiamento delle prostitute in attesa del cliente, non si direbbe.
Chi di solito è ridotto in schiavitù, non ha la forza d’animo per atteggiarsi con spregiudicatezza e boriosa baldanza. Preso atto che la prostituzione è vecchia quanto il mondo, e che la capacità di dominare i sensi, è prerogativa di pochi “eletti”, ha fatto un certo effetto sentire (durante la diretta televisiva del funerale dei due agenti veronesi) proferire da un sacerdote veronese, le parole tabù: castità e fedeltà. Non è difficile immaginare che più di qualcuno si sia cosparso il capo di cenere.
Oddio, virtù sacrosante, ma realisticamente inattuabili in una società che è arrivata a idolatrare il sesso quanto una divinità. Che fare dunque per arginare il fenomeno? Constatando che senza sesso non si può vivere (qualcuno addirittura ipotizza che la prostituzione rappresenta una funzione sociale di compensazione delle frustrazioni umane… sarà vero?), perché non prendere in considerazione l’ipotesi di riaprire le case chiuse?
Tutte le legislazioni europee hanno legalizzato tale opzione. I vantaggi sarebbero molteplici: meno rischi per le prostitute; tutela della salute per tutti i soggetti; “promozione” della prostituta al grado di lavoratrice (non è cinismo, ma dato che sono loro stesse a definirsi tali..); nuove entrate fiscali per lo Stato. Chi si indigna a sentir parlare di case chiuse, si chieda se è più dignitoso lasciare queste donne a rischiare la vita sul marciapiede, o tentare di proteggerle, seppure con soluzioni da male minore.
Un pensiero non può non andare a chi rappresenta la vera causa della prostituzione: i maschi “incontinenti”. Chi batte la strada in cerca di trasgressioni, si ricordi che è anche, e soprattutto grazie a loro, se quattro madri stanno piangendo i loro figli.
Gianni Toffali
Gianni.Toffali@inwind.it

GdS 28 II 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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