Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Le chiavi di casa, o dell’indipendenza
di Antonio De Falco

                                     Il film Le chiavi di casa - Il regista

Le chiavi di casa (Premio Pasinetti , premio “Sergio Trasatti” della Rivista del Cinematografo, premio Cineavvenire) dedicato a Giuseppe Pontiggia, dal cui romanzo autobiografico Nato due volte, è tratta l’idea del film, prodotto dalla Rai che ha fatto di tutto per “raccogliere” il Leone d’oro a Venezia 61, è la storia di un padre bello, timido, complessato, come lo sono quasi tutti i padri contemporanei, Kim Rossi Stuart, e un figlio, Andrea Rossi, che prima scorbutico ed antipatico, diventerà “amabile” nel corso del film. Amelio lo fa uscire infatti dalla categoria «disabili» e gli dà voce romanesca , una mitragliata di battute e piglio comico. Un Jerry Lewis «laziale» alla rovescia. Andrea Rossi è un sedicenne dotato, un campione di nuoto, categoria disabili, un attore principiante che tiene la scena, e fa di Kim Rossi Stuart la sua spalla. Il suo personaggio è tormentoso per chi lo guarda, fa nascere quei famosi sensi di colpa a chi sta bene( e questo è il ricatto del regista: non si può costringere gli spettatori in un modo così crudele a doversi confrontare con lui, piccolo, antipatico handicappato).

Il film Le chiavi di casa
E’ il racconto di un viaggio da Monaco a Berlino di Gianni che dopo 15 anni per la prima volta incontra il figlio Paolo abbandonato dalla nascita che ha causato la morte della madre diciannovenne. Il bambino straziato dal forcipe è cresciuto nella famiglia materna. È storpio, un braccio contratto, incapace di vestirsi da solo, cammina a stento ma è pieno di desideri, mentre il padre - che ha appena avuto un altro figlio - è emotivamente instabile. Il ribaltamento dei ruoli - il ragazzino guida, consola, osa - tra normale e anormale è il fulcro del film. Ma la relazione a due esclude il mondo, lo taglia fuori e produce una mancanza forte. Quando è proprio l'interferenza sociale a dare senso al primo rifiuto paterno. La crudeltà dell'abbandono e il nuovo rapporto d'amore sono dentro una società che mette al bando i non- produttivi, i non omologati o semplicemente quelli un po' «handicappati» che sono cancellati. La malattia non è quella di Paolo, ma di tutti quelli che sono all’inseguimento della felicità?. Il film indica la disgrazia nei corpi contorti, che si vedono nell'ospedale di Berlino, dove vi è la «madre dolente» (Charlotte Rampling) custode del sacrificio, ispirata enigma del dolore continuo, predice catastrofi al giovane padre e lo avverte che, come lei, un giorno vorrà il figlio morto.
Intorno alla coppia protagonista, il mondo sfuma, e risulta incomprensibile come il medico o la fisioterapista. Che si raccontano? Come sta Paolo? Il padre non capisce il tedesco. E quando il viaggio prosegue verso la Norvegia, dove abita Christine, un'amica di penna di Paolo, che finalmente incontrerà l'amata «bellissima», vista solo in fotografia, il film si chiude, di nuovo, come la scuola il giorno di domenica. Così l'emozione nel duetto padre- figlio si esaurisce, si congela, si inaridisce in battute e lacrime.
Da ricordare:
L'ottavo giorno di Jaco van Dormael con il ragazzino down sprigionante il fantastico, inventore di universi paralleli, rivoluzionario dell'esistente, dove la «malattia» era tutta negli altri, ciechi e paralizzati, meritò la Palma d’oro a Cannes. In Le Chiavi di casa, non c'è questo «scandalo». E’ “troppo” normale. Troppo dejà vu. Anche se l’handicap ci passa accanto giorno dopo giorno, la nostra tenerezza umana deve essere mirata.

Il regista
Gianni Amelio, regista calabrese di 59 anni, con il suo film Le chiavi di casa alla 61.ma Mostra di Venezia, ha suscitato ammirazione e critiche a non finire che, ancora, non tendono a placarsi(Ahi, la potentissima RAI!!!).
E’ autore nel 1979 di Il piccolo Archimede( un bambino di sette anni, orfano di madre con una straordinaria vocazione alla matematica); nel 1982 di Colpire al cuore(un quindicenne denuncia il padre, professore universitario di “benevolenza” verso i terroristi); nel 1992 di Il ladro di bambini( storia di un carabiniere che accompagna due bambini verso un orfanotrofio); nel 1994, Lamerica (la corsa collettiva degli albanesi verso l’Italia vista alla TV e quindi, illusoria e deformata); nel 1998 di Così ridevano( tormentato rapporto tra due siciliani emigrati a Torino in cerca di lavoro).
Gianni Amelio ha studiato filosofia e, nei suoi films, si è sempre occupato di grossi problemi sociali( rapporto tra generazioni, l’emigrazione anche quella del primo Novecento degli italiani verso l’America).
Ha scritto anche Il vizio del cinema (Ed. Einaudi) in cui si mostra competente di quest’arte, verso cui nutre una profonda passione.
Antonio De Falco

GdS 30 IX 2004 - www.gazzettadisondrio.it
________________________________________

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina