Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Una canzone per Bobby Long
di Antonio De Falco

La febbre del sabato sera - Chi è John Travolta - Il film A Love Song for Bobby Long - Domande e risposte

La febbre del sabato sera
Chi non ha mai visto, “La febbre del sabato sera” o “Greese” passato in TV nei giorni scorsi?
Chi non sa che parlare dei giovani afflitti, appunto, dalla febbre del sabato sera (la discoteca, ahinoi) è diventato uno slang?
Lui, l’idolo degli anni ’70, John Travolta ne ha fatto di strada!
Tornato con straordinario successo nel '94 con 'Pulp Fiction' di Tarantino, sta vivendo i suoi momenti magici, tanto che alla Buchmesse di Francoforte (metà ottobre 2004) è stata annunciata la sua autobiografia, che sarà pubblicata dalla Hyperion, entro il 2006.
Alla 61.ma Mostra veneziana del cinema, è arrivato con il suo aereo personale ed ha presentato una nuova versione del proprio "sé" cinematografico. Dimenticandosi completamente del brillantinato Tony Manero degli anni '70, in A Love Song for Bobby Long si trasforma in un vecchio disincantato ubriacone rintanatosi nella sensuale New Orleans, nella speranza di dimenticare se stesso e il suo fallimentare passaggio in questo mondo in qualità di professore universitario, marito e padre. Il film è piuttosto una telenovela. Si salva proprio per l’interpretazione di Travolta che lascia allibiti per il coraggio che ha avuto nel “truccarsi” in un rudere umano.

Chi è John Travolta
Nato il 18 febbraio 1954 a Englewood, New Jersey, inizia la sua carriera con la serie "I ragazzi del sabato sera" nel 1975 e nello stesso anno esordisce al cinema con "Il maligno", ma la prima parte importante arriva l'anno dopo con "Carrie, lo sguardo di Satana" di Brian De Palma. Quello stesso anno, sul set del tv-movie "The boy in the plastic bubble" si innamora della collega Diana Hyland, che morirà di cancro l'anno successivo. Nel 1977 la fortuna gli arride con "La febbre del sabato sera" di John Badham (per il quale ottiene una candidatura all'Oscar) e nel 1978 con "Grease", due film dove la musica è sovrana e lo trasforma in un'icona degli anni '70. Gli anni successivi sono costellati da film coraggiosi, ma commercialmente sbagliati, come "Attimo per attimo" e "Urban Cowboy". Nel 1981 De Palma lo vuole di nuovo per "Blow Out", ma la popolarità gli arriverà due anni dopo con "Staying Alive", seguito del film di Badham diretto da Sylvester Stallone. Poi ancora una serie di film che lo respingono nell'oscurità, come "Due come noi", nuovo stanco team up con Olivia Newton John, sua partner in "Grease", e "Perfect", commedia di James Bridges sul fenomeno delle palestre. Trascorrono altri 4 anni prima di risalire in cima al box office con "Senti chi parla", commedia dal successo planetario che ha ben due seguiti. E’ Quentin Tarantino che lo restituisce definitivamente a nuova vita, grazie al personaggio di Vincent Vega in "Pulp Fiction". Dal 1994 in poi la carriera di Travolta è inarrestabile. "Get Shorty" nel 1995, "Nome in codice: Broken Arrow" con John Woo, "Phenomenon", primo omaggio di Travolta a Scientology, la setta fondata da Ron Hubbard e da lui abbracciata totalmente, "Michael" di Nora Ephron, in cui interpreta l'arcangelo Michele. Nel 1997 gira "She's So Lovely" di Nick Cassavettes, e nello stesso anno John Woo gli affida il ruolo in "Face Off", dove dà vita a due personaggi in un corpo solo. Anche Costa Gavras e Mike Nichols lo richiedono per "Mad City" e "I colori della vittoria" (in cui interpreta Bill Clinton). Quello stesso anno è tra le 100 star più importanti della storia del cinema secondo 'Empire'. Nel 1998, poi, lavora finalmente per Terence Mallick ne "La sottile linea rossa", vent'anni dopo aver ceduto il ruolo da protagonista de "I giorni del cielo" a Richard Gere. Seguiranno poi "A Civil Action" di Steven Zaillian, "La figlia del Generale" di Simon West e "Battaglia per la Terra", sua prima produzione e secondo omaggio a Ron Hubbard, tra i flop più cocenti della storia del cinema. Ugualmente fallimentare risulterà la commedia "Magic numbers", schernita dal pubblico e dalla critica. Nel 2001, c’è l'action "Codice: Swordfish" che lo riporta sulla cresta dell'onda. Dal 1991 è sposato con la collega Kelly Preston, con cui ha avuto due figli. Anche i fratelli Joey, Ellen, Ann e Sam sono attori. Ma lui è il più celebre.

Il film A Love Song for Bobby Long
Una giovane donna torna a New Orleans dopo la morte della madre, per ritrovare la sua infanzia di cui ha ricordi vaghissimi.
Il suo arrivo nella casa che fu della madre, smuove le acque torbide della tranquilla quotidianità dell’anziano professore, di cui si occupa un ex- allievo. I tre si trovano costretti ad una inattesa quanto difficile convivenza attraverso la quale riusciranno però a trovare una sorta di riabilitazione. Immersi nella malinconia per un passato doloroso e solitario, i due uomini e la ragazza scoprono di avere ancora voglia di cambiare e migliorare. Nei lunghi e caldi pomeriggi passati a bere (tanto) e a fumare (da affumicarsi come sardelle) immersi nel rigoglio della vegetazione o davanti al caldo del caminetto nei freddi inverni, essi riescono a confidarsi, leggendo le opere di Carson McCullers, Flannery O' Connor o declamando versi di Dylan Thomas. Così la giovane Pursy( una deliziosa Scarlett Johansson, anche giurata nella 61. Mostra) intuisce che i suoi ricordi d'infanzia sono reali e non immaginati come ha sempre pensato, mentre l'anziano Bobby Long riscopre un nuovo senso della vita e soprattutto la possibilità di riprenderla in mano e viverla meglio.

Domande e risposte
- La letteratura e New Orleans hanno un peso fondamentale all'interno di questa vicenda...
Io sono cresciuto con Tennesse Williams, sia a teatro che sullo schermo, e sono contento di questo lavoro che me ne ricorda la parte più moderna. Ho passato molto tempo al sud per prepararmi, specialmente in Texas, ne ho mutuato certi aspetti, ed è per questo che nel film c'è questa percezione di realtà. New Orleans, trasmette poi un clima del tutto particolare: è impossibile non risentirne lavorando laggiù, è successo a tutti noi. Poi ha una tale carica spirituale da giustificare i cambiamenti dei personaggi nel corso del film.
-John, era spaventato dal doversi presentare al pubblico invecchiato e non esattamente in forma?
Spaventato? All'inizio forse si, ma poi tutto è sparito di fronte alla qualità del materiale che avevo davanti, alla qualità della scrittura capace di trasfigurare poeticamente il mio e gli altri personaggi.
- Che immagine hai dell'Italia?
La prima immagine la ebbi a cinque anni, dopo aver visto "La strada" di Fellini. Poi se ne sono sovrapposte altre. Adoro l'Italia, da attore ho avuto l'opportunità di esservi spesso ospite, qui ho le mie radici. E sono felice di essere di nuovo a Venezia dopo ventitré anni, quando venni per "Blow Out".
- Ti dà fastidio la celebrità di cui godi?
Mi sono abituato, ormai. Non affronto con tensione l’incontro con il pubblico e questo mi permette di fare cose fantastiche, e soprattutto mi permette di continuare a fare film.
Antonio De Falco


GdS 20 X 2004 - www.gazzettadisondrio.it
_______________________________________

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina