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La nuova normativa anti-fumo: Imprenditori o "sceriffi"?
 di Beatrice Martelli

Un ampio dibattito giovedi' 13, dopo il tg delle 19, su teleunica

È partito il conto alla rovescia per l’entrata in vigore della ‘legge anti-fumo’, fissata per il 10 gennaio 2005.
Un provvedimento che fa e farà discutere, non tanto e non solo per le sue conseguenze sulle abitudini quotidiane di gestori e clienti, ma soprattutto per le modalità richieste per la sua applicazione.
Anche a nostro giudizio, come già sottolineato da Confcommercio e dalla FIPE, la Legge Sirchia presenta diversi punti critici, se si considerano i ritardi nei regolamenti attuativi, le carenze di interpretazioni ufficiali, la difficoltà di installazione degli impianti di ventilazione, l’assoggettamento delle discoteche alle nuove disposizioni, e, soprattutto, il ruolo di ‘sceriffo’ affidato agli esercenti.
A questo riteniamo si debba aggiungere la totale assenza di comunicazione delle novità in vigore dal 10 gennaio da parte delle istituzioni ai cittadini, che sono in egual misura toccati da questa norma in quanto clienti.
Una corretta campagna di sensibilizzazione potrebbe sicuramente portare ad una maggiore comprensione e condivisione dei nuovi divieti ed evitare spiacevoli situazioni di malinteso.
Nonostante i punti critici riteniamo comprensibile il principio ispiratore della legge e cioè la tutela della salute dei cittadini.
L’atteggiamento di commercianti, pubblici esercenti e più in generale di tutti gli imprenditori del terziario siamo certi non sarà quello di “boicottatori” della norma, come molti stanno cominciando ad insinuare, ma di professionisti rispettosi della norma dello Stato.

Il nostro invito a tutti i soci dell'Unione Commercio e Turismo coinvolti da questo provvedimento è quello di esporre i cartelli che devono contraddistinguere le aree non fumatori e quelle fumatori e di invitare gli eventuali trasgressori, con la consueta cortesia, a desistere.

Particolarmente penalizzante è, invece, l’attribuzione agli operatori del ruolo di “sceriffi” che li porrebbe agli occhi dei clienti quasi quali dei “delatori”, nel momento in cui la legge stabilisce che siano proprio questi ultimi a dovere segnalare alle autorità competenti eventuali sue violazioni.
A questo proposito siamo certi che gli operatori se si trovassero di fronte ad un loro cliente che fuma nonostante il divieto, non mancheranno di invitarlo a spegnere la sigaretta o ad uscire temporaneamente dal locale per il rispetto degli altri clienti non fumatori.
Impegnarsi a dovere chiamare la polizia in presenza di una violazione della norma, riteniamo sia assolutamente incompatibile con quello che è il ruolo di un operatore commerciale.
E questo lo dice anche la Legge Italiana, quando con l’articolo 333 del Codice di Procedura Penale, stabilisce che chi non ha la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo di denunciare i reati ai quali assiste e tanto meno la facoltà di identificare un eventuale trasgressore.
Condivisibile quindi il principio di tutela della salute dei cittadini, ma la norma nel modo in cui è concepita rappresenta un tipico esempio di come la Pubblica Amministrazione non sappia affrontare in maniera seria problemi complessi e di come, in mancanza di soluzioni efficaci, li scarichi su norme estremamente proibizioniste.
Siamo confortati dalla convinzione che i nostri operatori sono depositari di molto più buon senso di quanto ne stiano dimostrando i nostri amministratori con l’introduzione di questa norma.
Beatrice Martelli

GdS 10 I 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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