Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

La mimosa è off?
 di Maria de Falco Marotta

La festa della donna non ha più ragione di essere celebrata? - Però… quel 41,3%  - L’inizio - Ai giorni nostri - Tappe principali dell'emancipazione femminile nel mondo - La donna calva nei secoli - E allora, mimosa sì o no?

La festa della donna
non ha più ragione di essere celebrata?

Allo stato delle cose( una ragazza di trent’anni che vince per la seconda volta l’Oscar 2005 per la migliore interpretazione femminile, una certa, grintosa, bravissima Hilary Swank americana trentunenne, una sua coetanea italiana e pugliese, Paola Zanna, che consegue quasi un corrispondente dell’Oscar, però nelle scienze per le sue scoperte sul melanoma della pelle, tanto da essere considerato un Nobel al femminile, un Segretario di Stato americano nero e donna, una indiscutibile Condoleezza Rice, una vecchia signora del giornalismo- Giuliana Sgrena- di estrema sinistra che viene riscattata con un milione di dollari più la morte di un 007 italiano) si può concludere con quel piccolissimo sondaggio realizzato da Nexsus per conto dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) che la famosa, tanto decantata festa della donna dell’otto marzo non ha più ragione di essere celebrata?
Sembrerebbe di sì, vista la grande libertà che oggi tutte praticano in occidente.

Però… quel 41,3%
Però…mi ha turbato non poco quel 41,3% delle intervistate che ammette di non conoscere i valori e gli eventi su cui si basa la festa.
Come pure mi turbano certe ex femministe che oggi disprezzano le mimose ritenendole un “odore cattivo”, mentre nel passato se ne gloriavano moltissimo (tipo la Barbara Palombelli) per fare carriera (e quando si corre sulla spider rossa dietro ai politici, se ne fa di strada).
Non è che all’improvviso, visto che qui in Occidente (salvo drammatici incidenti di percorso) possiamo gettare alle ortiche una data che per la liberazione della donna ha significato molto.
Bisognerebbe avere il coraggio e la forza che questa festa che per noi ha perso la sua valenza etica, fosse esportata negli altri Paesi del mondo dove le nostre simili soffrono e gemono in attesa di una emancipazione di ogni genere. Sono convinta che vi siano molte tra noi che si danno da fare in questo campo, che brigano perché ogni donna possa gestire la sua vita nel rispetto della comunità in cui vive, però senza inutili ciarpami, pesanti catene che le asservano ancora a un genere maschile da sempre “coccolato” e “sfruttatore”.
Godetevi l’8 marzo 2005 come volete, però, per favore, date ogni tanto un’occhiata alle informazioni sul come e perchè si va ancora in giro a festeggiarla.

L’inizio
Le origini della festa dell'8 marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. La protesta si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
Il triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente seguenti ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica. In prosecuzione, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Ai giorni nostri
Ai giorni nostri la festa della donna è tuttora "in": le associazioni femminili organizzano manifestazioni e convegni sull'argomento, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che pesano anche adesso sulla loro condizione.
Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare queste data, è andato in massima parte perduto il vero significato della ricorrenza, perché la grande maggioranza delle donne approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche, per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", che può assumere la forma di uno spettacolo di spogliarello maschile, come ci informano i giornali, che danno grande rilevanza alla cosa, riproponendo per una volta i ruoli invertiti.
Per celebrare la festa della donna, bisogna comportarsi come gli uomini?
E la binah (cioè quella dote speciale che Dio ha dato alle donne per compensarle della loro differenza con gli uomini, specie per la supremazia del potere di ogni genere) che fine farà?
Per il 40,3% delle ragazze che non sa quanto è costato ciò che per loro è normale.

Tappe principali
dell'emancipazione femminile nel mondo

Tappe principali dell'emancipazione femminile nel mondo:
1) 1628: Papa Urbano II autorizza le suore dell'ordine delle Orsoline e delle Agostiniane a fondare scuole femminili per ovviare "all'ignoranza delle ragazze e alla corruzione dei costumi". Negli stessi anni, la figlia adottiva di Montaigne, Marie Le Jars de Gournay (1566 - 1645), scrive un Trattato sull'uguaglianza degli uomini e delle donne e uno scritto Lamenti delle dame, che inquadra la sottomessa condizione femminile, anche nei ceti più nobili.
2) 1647: In Inghilterra Mary Astell propone la fondazione di un’università femminile (poiché alle donne non è permesso frequentare le altre, esclusivo privilegio degli uomini). La proposta però fu bocciata.
3) 1785: Sarah Trimmer riesce a fondare delle scuole specializzate di istruzione tecnica, che trovano la loro collocazione alla luce dello sviluppo industriale della nazione inglese.
4) 1791: In Francia, Olympiè de Gouges prepara la "Dichiarazione dei diritti delle donne".
5) 1832: Ancora in Francia Marie Reine Guindorf e Désirée Véret fondano il giornale "La donna libera", redatto esclusivamente da donne.
6) 1835: Nasce in Inghilterra il movimento detto delle "suffragette", perché chiedono che il suffragio, cioè il diritto di voto, sia veramente universale, esteso quindi anche alle donne.
7) 1865-1870: Due donne inglesi, dopo aver ottenuto di essere ammesse a frequentare l'Università, conseguono la laurea in medicina.
8) 1866: Per la prima volta in Europa, precisamente in Svezia, la donna viene ammessa al voto.
9) 1871: Nasce in Francia "l'Unione Donne" per iniziativa di Elisabeth Dimitriev, amica di Marx. E' una specie di camera del lavoro che si propone di raggruppare le donne secondo le categorie lavorative.
10) 1900. Viene approvata in Francia una legge che permette alle donne di esercitare la professione di avvocato.
11) 1920. Per la prima volta nella storia, una donna, Jean Tardy entra a far parte di un ministero, il Ministero del Lavoro.
12) 1947. Viene eletta la prima donna Ministro della Francia: Madame Poins - Chapuis, che assumerà il dicastero della Sanità Pubblica. Nel 1945 le francesi avevano ottenuto finalmente di votare.
13) 1963. Valentina Tereskova, russa, è la prima donna astronauta lanciata nello spazio.
14) 1966. Indira Gandhi diventa Primo ministro dell'India; l’evento desta grande stupore, mai fino ad allora, una donna aveva ricoperto questo ruolo.
15) 2004: Condoleezza Rice, una donna nera diventa Segretario di Stato degli USA.
Ma più che raccontare episodi, storie di oggi, vorrei proporre un qualcosa di “speciale” per le donne.
Per coloro che hanno visto The Passion il film tanto discusso di Mel Gibson, avrà sicuramente impressionato il diavolo con il volto di Rosalinda Celentano completamente calva che poi si presenta nei vari spettacoli tuttora così.
Perché?

La donna calva nei secoli
Chi è stata la prima donna calva al mondo? Era di moda tra le principesse e le regine dell'Egitto dei Faraoni (egiziacalva.jpgegiziacalva.jpg).
Cinquemila anni fa, le egizie per igiene si radevano la testa a zero ed usavano parrucche. Il cranio rasato era considerato segno di nobiltà, il massimo dell'eleganza, della raffinatezza e della femminilità( egiziane.jpgegiziane.jpg).
Presso gli Ebrei le donne sacrificavano l'ornamento del capo solo per un grande dolore. "Tagliati i capelli, rasati la testa per via dei tuoi figli, tue delizie: renditi calva perché vanno in esilio lontano da te". E' il castigo annunciato dal profeta Michea. Anche la forestiera che andava sposa a un ebreo doveva rinunciare ai capelli. E' scritto nel Deuteronomio: "Se vedrai tra i prigionieri una donna bella e ti sentirai legato a lei tanto da volerla prendere in moglie, ella si raderà il capo". Isaia nel condannare aspramente il lusso delle ebree le ammonisce con una profezia: "Dice il Signore: poiché si sono insuperbite le figlie di Sion e camminano a piccoli passi facendo tintinnare gli anelli ai piedi, perciò il Signore renderà tignoso il cranio delle figlie di Sion, il Signore denuderà le loro tempie. In quel giorno invece di ricci ci sarà calvizie". Ecco perché per le donne ebree la perdita dei capelli era considerata come la più tremenda punizione da parte di Dio. Ricevevano, però, la stessa durissima condanna qualora venivano scoperte come adultere.
Nell'antica Sparta, dove vigevano le severissime leggi di Licurgo, il giorno delle nozze la donna veniva rapata per dimostrare che rinunziava a ogni vanità e seduzione e che da allora in poi avrebbe pensato solo al marito e alla cura della casa. Nel mondo antico (Grecia e Roma) ci si strappava i capelli o ci si tagliava qualche ciocca nelle manifestazioni di dolore e di cordoglio. Si racconta che quando i Galli nel 390 avanti Cristo minacciarono Roma, le donne corsero in massa a tagliarsi i capelli per farne corde e funi. Ne è segno il tempio di Venere Calva eretto in ricordo dello storico sacrificio.
Secondo la tradizione, alla martire cristiana Crispina i persecutori, per oltraggio, rasero i capelli, già argentati per l’età, prima di eseguire la pena capitale.
Una fanciulla cristiana di Cordova (nell’ottavo secolo), Maria, ricevette tanti di quei colpi di frusta in testa dai musulmani, che si staccò l’intero cuoio capelluto.
In varie epoche le donne hanno rasato a zero la testa anche per un altro motivo,
Probabilmente nel Medioevo, sotto le complicate cuffie e veli che furono di moda nei primi secoli le dame radevano i capelli: solo verso l’XI- XII secolo scomparvero cuffie e veli e i capelli tornarono alla luce del sole. Sempre durante il Medioevo così ricco di superstizioni e pregiudizi, poiché si credeva che nei capelli femminili si nascondessero forze misteriose e malefiche, per costringere le streghe a confessare la verità e togliere loro ogni potere soprannaturale, non c'era che un rimedio: rasarle alla radice.
Pare che anche nel Settecento, all’epoca dei colossali pouf montati sulla testa, le dame portassero la testa rasata per il proliferare dei pidocchi che si annidavano in quelle tronfie acconciature sovraccariche di polveri, pomate e imbottiture.
In varie epoche storiche e in diversi contesti, le donne, come le adultere, sono state mortificate e severamente punite con il taglio drastico dei capelli e la rasatura. La rasatura del capo è stata considerata una tremenda punizione per le donne.
Nella Vienna degli Asburgo, alla fine del ‘700, le donne di liberi costumi, se offendevano la moralità, venivano condannate a una pena esemplare: dopo averle raccolte in una pubblica piazza, davanti a una grande folla e in presenza del giudice, i giustizieri tagliavano loro i capelli alla radice, che venivano raccolti per farne parrucche.
La rasatura del cranio fu il marchio crudele e infamante che accompagnò le tante deportazioni di donne nei campi di concentramento nazisti. Nella Francia degli anni Quaranta, al tempo della Liberazione del paese dalle truppe naziste, molte donne, ingiustamente punite con la scusa di "collaborazione orizzontale" (cioè per essere andate a letto con il nemico), simbolizzano uno degli episodi meno gloriosi e più problematici della recente storia d'oltralpe. Certamente si trattò di una crudele espressione di controllo degli uomini sul corpo delle donne. Rasare la testa delle donne accusate di collaborazione con il nemico (per almeno la metà di loro non fu esplicitamente invocata nessuna relazione sessuale) significò privarle simbolicamente della loro femminilità, oltre alla condanna che le aspettava quando veniva provato che avevano commesso un reato punito dalla legge. Si trattò quindi di una punizione "sessuata": le donne sarebbero state maggiormente colpevoli degli uomini per il solo fatto di aver accettato di avere a che fare con il nemico.
Spesso anche le condannate nei lager nazisti venivano rapate per punizione.
Fino ad alcuni anni fa, a chi sceglieva la vita monastica, veniva recisa la chioma: un simbolico addio al mondo e alle sue peccaminose tentazioni, rappresentate dai capelli.
In alcuni paesi dell’Asia, come nelle campagne dell’India e della Cina, da secoli le donne si radono i capelli quando perdono il marito. Le vedove si distinguono per la testa rapata.
Presso moltissime tribù africane le donne sono rasate per apparire bellissime e irresistibili agli occhi dei loro uomini. La testa rasata a zero è ritenuta affascinante, sensuale, incantevole.
In alcune culture tribali il taglio dei capelli è un rito di iniziazione all’età adulta. Nell'Africa equatoriale e centro- orientale le donne si rasano per lutto o per eccesso di pulizia. Nelle scuole e nei collegi dell’Africa nera, le studentesse per pulizia sono obbligate a portare i capelli cortissimi, preferibilmente rasati.
Le donne Masai abbelliscono il cranio rasato con enormi piume.
Al giorno d'oggi l'India - secondo alcune stime - avrebbe il più alto numero di donne calve al mondo. Una quantità innumerevole di donne di ogni età si rade a zero, va nei templi e offre i capelli tagliati alle divinità del pantheon induista.
Nell'Estremo Oriente, particolarmente in Giappone, le sacerdotesse buddhiste vengono rasate a zero durante le cerimonie di consacrazione.
Da alcuni anni, indossatrici, modelle, donne di spettacolo e dell'alta società si radono i capelli a zero per crearsi un look originalissimo e darsi un'aria particolare.
L’ultima, in ordine di tempo( 2004) è stata Rosita Celentano, ovvero il diavolo.
Sennò che altro?
- Sempre per aiutarsi a conoscere propongo alcuni Siti dove è possibile trovare tutto al femminile: www.l’altrametà.it Un ricchissimo Sito dove si trova la cronaca rosa più recente, i dossier, opinioni, interviste di un certo peso culturale, indicazioni su come muoversi, informarsi, collaborare, ritrovarsi.
- http://www.fondazionebadaracco.it Fondazione Badaracco. Studi e documentazione delle donne. L'interesse della Fondazione è quello di promuovere la storia e la cultura delle donne nei diversi ambiti del sapere, con particolare riguardo per la storia del movimento politico delle donne degli anni Settanta.
- Rivista raggio - La rivista delle suore missionarie comboniane
http://www.rivistaraggio.org/
- "GIUdIT - Giuriste d'Italia - ONLUS"
E' un'associazione che ha lo scopo di promuovere, secondo un'ottica di genere, studi, ricerche, formazione, attività di promozione sociale su tematiche giuridiche concernenti la differenza sessuale, il rapporto tra differenza sessuale, uguaglianza formale e sostanziale, differenze culturali; soggettività giuridica e diritti; empowerment delle donne; diritto e politica; libertà e autodeterminazione in materia di sessualità, riproduzione, salute, usi del corpo, orientamento sessuale e identità di genere; relazioni personali e familiari; violenza contro donne e minori; lavoro produttivo e riproduttivo; conciliazione e ridistribuzione delle responsabilità familiari e professionali.
- http://members.xoom.virgilio.it/giudit/ Il presente ha un cuore antico - Letizia Lanza. Riletture della classicità greco-romana nell'immaginario delle donne, oggi. Da Omero ai tragici, dalle scritture latine alle testimonianze medievali e moderne - alla ricerca di protagoniste femminili e personaggi eroici (o anche mostri, spettri, ibridi inquietanti e grotteschi, esseri
bisessuali...)
- http://digilander.libero.it/letizial Ereditare il femminismo: Lezioni di Filosofia di Luisa Muraro Tramanti.
E' una tesi sperimentale sulle relazioni fra le nuove tecnologie della comunicazione e le filosofie femministe contemporanee. La Rete come fucina del simbolico, come spazio aperto alla sperimentazione di identità fluide, nomadi, frammentate. Sito in spagnolo con diversi articoli interessanti sul femminismo, il pensiero della differenza, il cyberfemminismo, la globalizzazione... http://www.creatividadfeminista.org
Simone Weil
- DWF Rivista di politica femminista. Trimestrale. La rivista è nata nel 1976. Ha una sezione di women's studies e abstracts in inglese.
http://www.storiadelledonne.it/dwf/index.html
Il Paese delle donne
Giornale nato per rendere visibili quelle donne che, singolarmente o aggregate in qualche modo, stanno modificando i comportamenti del vivere civile.
DWpress
Il quotidiano delle donne propone un servizio, unico nel suo genere, che focalizzi l'attenzione sulla realtà dei saperi e delle passioni femminili, sulle azioni positive intese a valorizzare i percorsi delle donne attraverso articoli, interviste, inchieste e approfondimenti.
http://www.mclink.it/n/dwpress/
L'Araba Felice
Il Sito de L'Araba Felice mette in rete Dominae, Dizionario biobibliografico interattivo delle donne (di ieri e di oggi), e dà notizia delle attività dell'Associazione (fondata nel 1984) riguardanti poesia, narrativa, dibattiti sull'attualità, lavoro con le scuole, eccetera).
http://www.arabafelice.it

E allora, mimosa sì o no?
Il fiore simbolo dell’8 marzo è stato ideato in Italia nel 1946. L’UDI (Unione Donne Italiane) stava preparando il primo "8 marzo" del Dopoguerra, e si pose il problema di trovare un fiore che potesse caratterizzare visibilmente la Giornata.
C’era il precedente del garofano rosso per la festa del lavoratori il Primo maggio, che come simbolo aveva sempre funzionato bene, soprattutto negli anni del fascismo, durante i quali metterselo all’occhiello era un segnale inequivocabile, e non privo di rischi.
Alle giovani donne romane piacquero quei fiori gialli profumatissimi, che avevano anche il vantaggio di fiorire proprio nel periodo giusto e non costavano tantissimo.
Quindi la preferenza della mimosa non ha un significato recondito, ideologico o quant’altro.
La sua scelta fu semplice e casuale, ma indovinata, un’idea di grande successo, visto che è rimasta stabile fino ai nostri giorni.
Si offre alle ragazze, alle mogli e alle amiche, alle impiegate nei luoghi di lavoro e alle mamme.
E’ un dono che viene fatto non solo dagli uomini, ma si regala anche fra donne.
E oltre ad essere un fiore profumatissimo e durevole, lo si trova l’8 marzo come "logo" di tanti manifesti, cartoline e copertine di giornali.
Maria de Falco Marotta


GdS 10 III 2005 - www.gazzettadisondrio.it
________________________________________

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina