Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

A proposito dell’articolo “La “civiltà” avanza: in Spagna sì alle unioni-gay e al resto.
La legge va rispettata ma….”

di Mariateresa Dell’Avanzo

CONFRONTI (CON NOSTRO COMMENTO IN CALCE)
Nel testo numerati i punti che poi vengono ripresi nel nostro commento

Gentile dott. Frizziero,
permetta, con molta umiltà e rispetto, di esprimere alcune personali opinioni circa il testo di sua paternità: “La “civiltà” avanza: in Spagna sì alle unioni-gay e al resto. La legge va rispettata ma…. Comunque sia ora cambieranno tante cose. Non solo in Spagna”.
Cercherò di essere il più possibile breve e chiara nell’esposizione, se dovessi fallire perdoni la mia scarsa capacità di sintesi.

Gli omosessuali costituiscono una minoranza, si stima almeno il 3 % della popolazione, da sempre facente parte della realtà sociale umana. Empiricamente avallate teorie mediche ed evoluzionistiche, sostengono che gli omosessuali non rappresentano una “devianza comportamentale” alla naturalità, ma una tipologia dell’essere umano, che può trovare condizioni più o meno favorevoli di espressione, in dipendenza della maturità dei tempi e dei contesti che non ne stigmatizzino la natura.
1 Aldilà delle personali convinzioni morali, il riconoscimento istituzionale delle coppie omosessuali permette di affrontare, concretamente, i problemi e le discriminazioni che una minoranza della società chiede di risolvere, come ad esempio il diritto di successione, le sistemazioni fiscali, il diritto di visita in caso di ricovero ospedaliero e via dicendo…apparentemente banali aspetti del quotidiano, che, se negati, possono assumere la forma di insormontabili ostacoli.
Diversi sono i Paesi europei che da tempo hanno già adottato leggi di parificazione. Anche nella vicina Svizzera esiste, in alcuni Cantoni, una forma di riconoscimento delle coppie omosessuali (il partenariato), su cui il popolo svizzero verrà chiamato a esprimersi a giugno, per la sua estensione o meno a tutto il territorio nazionale.

2 Lei scrive, riferendosi ai doveri nei confronti dello sviluppo della comunità di “ “produrre” i nostri sostituti del domani, cosa che non è alla portata delle unioni-neutre”.
Che io sappia gli eterosessuali, anche se sposati, non hanno l’obbligo, neppure moralmente condiviso, di procreare per contribuire allo sviluppo della comunità : ci sono, nella storia e nell’attualità, costanti esempi di esimi individui che non hanno “procreato” ed eppure, con la loro opera, hanno trasmesso e trasmettono alle nuove generazioni insegnamenti notevoli, nonché elevati apporti allo sviluppo della società civile..
D’altro canto ci sono anche esempi di individui ignavi che hanno procreato, ma che si sono dimostrati negligenti verso gli obblighi morali di partecipazione ad una società che evolve.

Nel passo iniziale se la prende ironicamente con gli animalisti che difendono dall’estinzione certi animali, ma che dichiarandosi sostenitori di questa legge non difendono la sopravvivenza della specie umana. In che modo lei ritiene questa legge lesiva per la sopravvivenza della specie? Come concretamente una famiglia sarebbe messa in pericolo da un’unione omosessuale, tra individui che mai realizzerebbero un’unione eterosessuale, con annessa –possibile- procreazione?

3 Infine il nodo più delicato, quello dell’adozione…
Viviamo in un’Europa dai confini facilmente valicabili, in cui la mobilità è fatto sempre più diffuso e comune. Nonostante gli ordinamenti, i divieti, le chiusure, le restrizioni che un Paese può darsi al suo interno, spesso, paradossalmente, superato il confine, le cose stanno diversamente. Da qualche settimana, in stazione centrale a Milano, ci si può soffermare presso una piccola mostra fotografica, che allieta l’attesa del treno, il cui tema è la famiglia.
Si propone l’avvicinamento a particolari forme di nucleo familiare: il campo zingari, la coppia che vive in comunità autogestita, la famiglia di teatranti…ed infine la coppia di lesbiche, con il loro figlio di pochi mesi, frutto di una donazione di seme realizzata a Bruxelles.
E’ molto probabile che in Italia di esempi di “adozioni” e “gravidanze” non riconosciute ne esistano diverse, al di là dei limiti legislativi -che non ne consentono neppure l’immaginazione-, soprattutto tra chi ha l’effettiva possibilità economica di concretizzare un progetto all’estero.

Concludo affrontando di specifico la questione adozione-figli di lesbiche e gay, da un punto di vista più tecnico: lei afferma che i danni psicologici dell’adozione omosessuale sono di evidente comprensione.

In materia di famiglie gay o lesbiche sono state pubblicate dal ‘78 ad oggi, circa una cinquantina di ricerche scientifiche, sulle più autorevoli testate scientifiche internazionali di psicologia.
Le ricerche si sono occupate di confrontare lo sviluppo e le caratteristiche di bambini nati dalla donazione di seme a coppie di lesbiche o adottati da coppie gay e lesbiche, rispetto a bambini adottati da coppie eterosessuali o figli biologici di coppie eterosessuali.

I risultati non mettono in luce, in alcun modo, il “danno psicologico”.

Ecco citate alcune tra le più recenti:

(adozioni di gay-lesbiche) “I risultati indicano un effetto non negativo della funzione genitoriale su bambini adottati da famiglie di gay/lesbiche” ( “A comparison of family functioning in gay/lesbian, heterosexual and special needs adoptions” P.Leung et al., University of Houston);

(figli di lesbiche) “I risultati sono in linea con quelli di precedenti investigazioni che mostrano relazioni positive madre-bambino e bambini sicuri e stabili.”
( “Children With Lesbian Parents: A Community Study”, Susan Golombok et al., Developmental Psychology, 39, January 2003, Pages 20-23).

(figli di lesbiche) “I risultati mostrano relazioni positive madre-bambino e bambini sicuri e stabili”.
(“Children's Play Narratives: What They Tell Us About Lesbian-Mother Families”, Beth Perry MSca et al., American Juornal of Orthopsychiatry, Volume 74, Issue 4 , October 2004, Pages 467-479)

(coppie di lesbiche che hanno ricorso a donazione del seme) “la qualità della relazione del bambino con la madre-sociale lesbica è comparabile a quella con la madre lesbica biologica. A differenza delle famiglie eterosessuali, la madre-sociale lesbica è altrettanto coinvolta nelle attività del bambino quanto la madre biologica. Inoltre, la madre-sociale lesbica esercita una funzione di autorità tanto quanto il padre nelle famiglie eterosessuali”
(“Family Functioning in Lesbian Families Created by Donor Insemination” Katrien Vanfraussen et al, American Journal of Orthopsychiatry, Volume 73, Issue 1 , January 2003, Pages 78-90).

(da uno studio longitudinale sull’orientamento sessuale condotto su figli di coppie lesbiche dai 9 anni e mezzo ai 23 anni e mezzo) “sebbene per figli di famiglie di lesbiche siano più probabile l’esplorazione di relazione con lo stesso sesso, particolarmente se l’ambiente familiare era caratterizzato da aperture e accettazione delle relazioni lesbiche e gay, la larga maggioranza dei bambini che è cresciuta in famiglie di lesbiche si identifica negli eterosessuali”.
(“Do Parents Influence the Sexual Orientation of Their Children? Findings From a Longitudinal Study of Lesbian Families” Susan Golombok and Fiona Tasker, Developmental Psychology , Volume 32, Issue 1 , January 1996, Pages 3-11)

“sono state usate una varietà di misure di assessement per valutare lo sviluppo delle funzioni cognitive e della regolazione del comportamento, così come la qualità della relazione coi genitori e le competenze dei genitori. I risultati rivelano una differenza non statisticamente significativa tra i due gruppi di bambini (di coppie di lesbiche e di eterosessuali)…. Solo nell’area della genitorialità i due gruppi differiscono; le coppie lesbiche esibiscono più competenze di consapevolezza e preoccupazione di quanto facciano le coppie eterosessuali”.
(“Lesbians Choosing Motherhood: A Comparative Study of Lesbian and Heterosexual Parents and Their Children”, David K. Flaks et al., Developmental Psychology, Volume 31, Issue 1, January 1995, Pages 105-114).

La ringrazio per l'attenzione rivolta. Cordialmente,
Mariateresa Dell'Avanzo

mariateresadellavanzo@virgilio.it

IL NOSTRO COMMENTO
Premetto che sono lieto di ricevere e di pubblicare lettere come questa, civilissima e documentata. Si può essere di idee diverse, talora opposte, ma c'é qualcosa che unisce. Se qualcuno si impegna, dedica parte del suo tempo ad esprimere le proprie idee, al contrario di tanti che preferiscono lo svago variamente vissuto, contribuisce alla crescita. Il confronto, la dialettica sono il lievito della democrazia. Ci può essere sempre da imparare e anche laddove non vi sia nulla da attingere alle argomentazioni altrui, ebbene verrà un risvolto positivo, nella fattispecie un rafforzamento delle proprie opinioni.
Ciò detto alcune osservazioni, ovviamente sommarie per non dilagare, avendo già il tema occupato abbastanza spazio. Oltre rischia di far scappare i lettori...


1) Riconoscimento delle coppie per i problemi che Ella sottolinea. Nulla quaestio. Il problema é sostanzialmente da provvedimenti amministrativi e vale non solo per le coppie omosessuali. Lei pensi a quelle figure, un tempo diffuse, in pratica di "badanti" integrate nelle famiglie o costituenti nucleo con la persona rimasta sola. Ben diversa l'equiparazione spagnola con la coppia sposata.

2) Ovviamente la mia posizione era di tipo dialettico ma non strumentale o campata per aria. Se se ne fa una questione di principio non c'entrano più i numeri. Che siano il 3%, il 5, il 10, il 30, il 72 é lo stesso. Può essere ritenuto uno scenario apocalittico, ma sta il fatto che ove, a riconoscimenti avvenuti, a contesto sociale mutato, a costumi trasformati, vi fosse un'espansione delle unioni neutre, una sorta di proselitismo, la posizione sostenuta avrebbe pure un suo rilievo. E' vero che il discorso riguarda anche persone eterosessuali, ma una coppia eterosessuale intenzionata a non avere figli può sempre averne, ai limiti per, come si diceva una volta, colpa di Ogino-Knaus. La coppia neutra ovviamente no.

3) Non mi cimento sul Suo terreno tenendo ovviamente nel debito conto le citazioni portate. Due osservazioni in ogni caso. Innanzitutto osservo che le citazioni addotte si riferiscono pressoché tutte a coppie lesbiche, a donne cioè che hanno adottato un/a bambino/a. Non sembra che sia la stessa cosa, speculare, se al posto ci coppie femminili si tratti di coppie maschili.
Secondariamente io ho sempre sentito parlare di maternità e paternità. E non si tratta soltanto, come Lei cita, che l'autorevolezza della figura paterna possa essere assunta con successo dalla lesbica. Ci sono altri aspetti. Ci sono ad esempio le relazioni sociali del bambino/ragazzo/giovanotto con i suoi coetanei, compagni, amici che hanno un padre  e una madre e non "due madri" o "due  padri" con le possibili conseguenze del caso, e comunque con una vita piena di condizionamenti esterni. In una parte dei casi perfino il condizionamento del rapporto di coppia per effetto dell'arrivo del "figlio".
Infine il problema della scelta. Fra due bambini quale da mandare in adozione ad una coppia normale - mi consenta di ostinarmi ad usare questo aggettivo - e quale alla coppia "neutra"?

Sta comunque il fatto che la parificazione, come avvenuto in Spagna, tra unioni neutre e coppie normali, rappresenta una ulteriore espressione della società "dei diritti" non più in equilibrio con i doveri, della crisi dei valori, con un germe che non promette nulla di buono per le generazioni a venire.
Scriva pure ancora. Cordialità
Alberto Frizziero


GdS 30 V 2005 - www.gazzettadisondrio.it
_______________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                 Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina