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“Ogni uomo è un artista”(J. Beuys)
di Maria & Enrico Marotta

E Villa Manin...

Oggi l’arte attira, incuriosisce, coinvolge giovani e meno giovani, rappresenta l’esperienza più esclusiva, elevata dell’uomo, unisce ciò che nella vita quotidiana rimane diviso, incomunicabile, abbatte le barriere sociali e culturali più solide.
Dove c’è arte la gente accorre, come per non mancare a un appuntamento importante, per testimoniare un desiderio di bellezza, per scoprirla, riconoscerla, capirla.
Non si spiegherebbero diversamente le folli immense che si riversano, specie in estate, nelle varie e bellissime esposizioni d’arte allestite nelle zone più grandiose d’Italia(tra queste, la Biennale di Venezia, Villa Manin di Passariano- Udine, Castello di Rivoli…)

L’arte moderna
L’arte moderna è complessa e non tutti sono in grado di capirla immediatamente. Andrebbe spiegata nelle scuole. Purtroppo la parte contemporanea è generalmente evitata o ridotta al minimo indispensabile, per tema di imbattersi in qualche tematica politica. Così si studia Vincenzo Monti e il Canova, ma non Montale e Magritte, che molto di più avrebbero da comunicare ai giovani d’oggi.
Per molti, invece, l’arte moderna ha poco o nulla da dire, se non la volontà di provocare e stupire( gli choc della 51.ma Biennale d’arte sono ancora presenti, come la pacata armonia suscitata dai capolavori del Museo di Colonia esposti con tanta tempestività e- forse- in concorrenza con la 51.ma Biennale di Venezia- a Villa Manin- Udine-, uno splendido “gioiello architettonico” che di per sé varrebbe mille visite ).
La verità è che rispetto a quella antica l’arte contemporanea manca ancora di una prospettiva: basti pensare che fino agli anni '30 del secolo scorso gli impressionisti erano considerati grandi artisti solo da una ristretta cerchia di critici.
Altro aspetto fondamentale dell’arte moderna sono le "installazioni", una forma artistica che ha lo scopo di cambiare l’esperienza di fruizione dell’opera d’arte da parte dello spettatore.
Infatti, essa vuole tendenzialmente portare il pubblico a vivere il nostro tempo, a dirgli: "Guarda con i tuoi occhi, pensa con la tua mente e non lasciarti influenzare da quello che i media o il mondo vuol farti credere".
Il Teatro dell’Arte (capolavori dalla collezione del Museo Ludwig di Colonia, 9 giugno - 6 novembre 2005, Passariano- Udine), è una mostra che diviene una vera e propria commedia, uno spettacolo in cui ogni spettatore è protagonista assieme alle opere sul palcoscenico barocco di Villa Manin. L’architettura storica non è solo uno sfondo ma un contesto attivo e partecipe che scandisce la commedia in più atti distinti nei quali le opere dialogano e si relazionano. Ogni stanza di questa stupenda Villa che richiama gli antichi splendori degli ultimi dogi di Venezia, rappresenta uno spunto per far riflettere il pubblico sul messaggio delle immagini in relazione al loro contesto storico, artistico, socio-politico o umano.
Come gli attori della Commedia dell’arte anche gli artisti in mostra mirano a capovolgere le varie gerarchie. Primo fra tutti Pablo Picasso che con il suo Arlecchino non manifesta elementi cubisti ma come figura carnevalesca, ambiguamente nascosta tra sorriso e lacrima, diviene il ritratto dell’ineffabilità del reale. La pittura di Bacon e Baselitz sovverte il rigore compositivo attraverso un profondo esistenzialismo: se le figure deformate del primo invadono lo spazio scenico dello spettatore, il secondo slega con la violenta gestualità della pennellata i soggetti dallo sfondo. Anche Guttuso e Immendorf guardano a uno spazio teatrale in cui le forme si stratificano secondo l’equilibrio del messaggio dell’opera, un disordine entropico che viene strumentalizzato da artisti come Kabakov o Gilbert e George proprio per evidenziare paradossali ordinamenti sociali e politici.

Gli artisti del Novecento si oppongono apertamente alle classificazioni compiendo quella rivoluzione ai quali altri artisti prima di loro avevano aspirato: con Sander la fotografia si focalizza sulla Germania dei contadini e della gente comune, le donnone di Niki de Saint Phalle riaffermano il ruolo del gentil sesso, mentre la tela di Gertsch affronta l’idea del travestimento e dell’ambigua separazione tra identità maschile e femminile. Se le maschere degli attori da strada rappresentavano simbolicamente caratteri e atteggiamenti dell’uomo dell’epoca, quelle di Hoerle divengono metafora di una commedia grottesca in cui la violenza nazista si cela sotto i costumi carnevaleschi di automi senza identità. L’arte infatti non si accontenta di usare la maschera come specchio o simulacro del reale ma vuole vedere oltre per specchiarsi direttamente sulla realtà stessa. La fredda rappresentazione del tempo di On Kawara e la mucca sospesa di Maria Lassnig( previggente, previdente o che altro, visto che oggi anche le mucche possono volare???), entrambi simbolici autoritratti degli artisti, testimoniano proprio la volontà di superare l’apparenza e mostrare se stessi in relazione al loro mondo o alla loro percezione di esso.
Per Kippenberger arte e vita si incontrano e scontrano per denunciare quel concetto di “sistema” che domina ogni relazione umana: confondendo realtà, finzione e simulazione, l’artista sottolinea in modo sarcastico e pungente le contraddizioni e i paradossi che caratterizzano il sistema sociale, quello politico ma anche lo stesso mondo dell’arte di cui lui fa parte. Se per Kippenberger la vita è una commedia da cui attingere, per Joseph Beuys la vita e l’arte sono la stessa cosa. Le sue opere infatti non sono né ritratti né specchi ma insiemi di forme, segni o materiali alchemici, catalizzatori di energia indispensabile all’uomo.
Anche nel lavoro di Boris Michalkov la vita non ha più bisogno di maschere per mostrarsi. L’artista usa come attori persone comuni alle quali chiede di rimettere in scena situazioni della loro stessa quotidianità. Un finzione questa che non intacca l’autenticità della vita ma che, al contrario, attraverso la teatralità la rende perfino più vera. In un certo senso le fotografie di Michalkov richiamano le antropometrie di Yves Klein dove il corpo umano è il mezzo dell’arte: il primo utilizza i soggetti scenograficamente, l’altro li trasforma in pennelli umani e li trascina fisicamente sulla tela. Da Marcel Duchamp a Yves Klein, attraverso gli anni ’70 fino ai nostri giorni, l’Arte Concettuale si è confrontata con l’idea di immaterialità. Evanescente, nascosta, implicita o invisibile, l’opera interpretata concettualmente ha permesso agli artisti di riflettere sull’idea stessa di arte per esplorare relazioni e comportamenti del nostro mondo. Con This is good, gesto che per un attimo sembra citare la marionetta di Arlecchino, l’arte si ricongiunge ancora una volta al teatro(Cfr. Sarah Cosulich Canarutto, Il principio dello specchio, in Il teatro dell’arte,catalogo, Villa Manin 2005).

Il teatro dell’arte a Villa Manin
Per Francesco Bonami( attuale Direttore Artistico, con notevoli esperienze in questo campo, visto che è stato anche Direttore della Biennale d’arte di Venezia e di altre manifestazioni a Firenze…) “ Villa Manin è già una scenografia…è un teatro per l’arte. Questa villa nasce più o meno nello stesso periodo in cui nasce la rivoluzione teatrale di Carlo Goldoni, quando il teatro si apre alla nuova borghesia mercantile e abbandona la mitologia. Nello stesso periodo anche l’arte comincia a essere un bene alla portata delle nuove classi economiche e in Inghilterra iniziano a nascere le prime esibizioni di gruppo di artisti contemporanei. Si potrebbe dire che l’arte contemporanea, ovvero quella legata al mercato e al collezionismo privato non su commissione della chiesa o della nobiltà, nasce anche in quel momento storico e arriva fino ai nostri giorni. La collezione del Museo Ludwig è una collezione contemporanea che segue il metodo della passione più che della moda o della storia, e per questo, dentro Villa Manin assume un carattere particolare perchè ritrova la dimensione privata che il museo pubblico gli ha tolto. La collezione è il palcoscenico dove le opere diventano personaggi e cercano un dialogo e una storia che le renda necessarie alla trama. Ogni stanza è stata allora pensata non come una semplice architettura cronologica, ma come piccolo teatrino dove le varie opere recitano la loro parte in relazione alla parte delle altre mentre lo spettatore recita la sua. L’artista, così, non è più la figura sacra di un tempo, l’attore isolato dal pubblico, ma è diventato uno di noi, uno che si mimetizza fra la folla e non ha più la maschera, ma il proprio anonimo, indistinguibile volto. Questo cambiamento del ruolo dell’artista trasforma il teatro dell’arte ancora una volta da spazio sacro a luogo comune, strada, piazza, sala d’aspetto. Anche lo spettatore oggi recita la sua parte in modo diretto con le opere d’arte, cambiando scala come una piccola Alice nel paese delle meraviglie, ingigantendosi davanti alla città fantasma di Body Isek Kingelez o rimpicciolendosi davanti alla scultura di Niki de Saint Phalle o al quadro di Gertsch. E come l’arte cambia di stile, di epoca, di dimensione, così anche lo spettatore improvvisa le proprie reazioni davanti al panorama che cambia in modo imprevisto, a volte incomprensibilmente, a volta volgarmente. Un teatro, quello del Ludwig, fatto di impressioni e di espressioni, classico e d’avanguardia allo stesso tempo. Un teatro dove i personaggi sono messi a confronto, le loro differenze svelate, come fra i clienti del Caffè Greco di Guttuso e quelli del Café Deutschland di Jörg Immendorf. Fra le superfici cromate di De Maria e quelle rozze appena appena sbozzate di Balkenhol, fra la pittura crudele di Baselitz e quella passivamente ironica di Bulatov. Il Ludwig diventa un teatro ambulante che invade Villa Manin con i propri saltimbanchi che, stranamente, si trovano a loro agio nell’architettura Rococò di Passariano. E la villa ritrova la propria contemporaneità attraverso il Neo –Rococò di Gilbert and George, le porte tromp l’oeil di Gerhard Richter, il canarino di Kippenberger, le figure di Maria Lassnig. Villa Manin è l’ultimo sforzo di tenere in vita una cultura che per secoli era rimasta la più contemporanea d’Europa, quella della Repubblica Veneta. Villa Manin è l’illusione di una contemporaneità e di un rinnovamento eterni e così ogni opera che osserviamo nella mostra è questo sforzo di ogni artista di protrarre la propria contemporaneità prima che venga divorata o cancellata dalla storia . In questo dialogo fra un’epoca che credeva nella contemporaneità e una che la vive nel presente, si costruisce la mostra come una commedia in tanti atti che sono le tante stanze della Villa. L’arte, come il teatro, è una finzione che lo spettatore accetta come realtà. ( Francesco Bonami /Direttore Artistico)

Note tecniche
IL TEATRO DELL’ARTE
Capolavori dalla Collezione del Museo Ludwig di Colonia
dove: Villa Manin, Passariano – Codroipo (UD)
apertura: dal 9 giugno al 6 novembre 2005
Opere di:
Pawel Althamer, Francis Bacon, Stephan Balkenhol, Georg Baselitz, Max Beckmann, Joseph Beuys, Erik Bulatov, Walter De Maria, Rineke Dijkstra, Otto Dix, William Eggleston, Isa Genzken, Franz Gertsch, Alberto Giacometti, Gilbert and George, Bruno Goller, Renato Guttuso, Georg Herold, Heinrich Hoerle, Jörg Immendorff, Ilya Kabakov, On Kawara, Bodys Isek Kingelez, Martin Kippenberger, Per Kirkeby, Konrad Klapheck, Yves Klein, Komar & Melamid, Maria Lassnig, Boris Mikhailov, Nam June Paik, AR Penck, Pablo Picasso, Sigmar Polke, Gerhard Richter, James Rosenquist, Mimmo Rotella, Niki De Saint-Phalle, August Sander, Tino Sehgal, Wolfgang Tillmans, Jean Tinguely, Bill Viola.

Nel bellissimo Parco di Villa Manin che è il più esteso del Friuli- Venezia Giulia, vi è: LUNA PARK. Arte Fantastica - SCULTURE NEL PARCO
a cura di Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto
Nel parco storico di Villa Manin un gruppo di artisti internazionali presenta sculture e installazioni che s’ispirano al tema del gioco e coinvolgono il pubblico in un percorso di scoperta, esperienza e divertimento. Gli artisti intervengono in zone distinte del parco - sui prati, lungo i sentieri, tra gli alberi e la vegetazione – e intrecciano armonicamente le opere con il paesaggio naturale. Le forme e le strutture create richiedono il coinvolgimento dei visitatori che possono attraversarle, abitarle e interagire con esse in modo molteplice e spesso inaspettato: panchine colorate, enormi piante carnivore, tiri a segno, giochi da tavola in versione gigante, ombrelli mimetici, ecc. La partecipazione diretta del pubblico e l’aspetto ludico degli interventi artistici rappresentano i fili conduttori di Luna Park. Arte Fantastica, un’iniziativa mirata a rendere il meraviglioso parco di Villa Manin un luogo sempre più aperto e coinvolgente per i visitatori, un punto d’incontro e di interazione, una realtà attiva che si trasforma dinamicamente nel tempo.
Opere di:
A12, Petra BLAISSE, CLIOSTRAAT, Alberto GARUTTI, Gabriel OROZCO, Paola PIVI, Tobias REHBERGER, Tomas SARACENO, Andreas SLOMINSKI, Monika SOSNOWSKA, Rirkrit TIRAVANIJA, Patrick TUTTOFUOCO

VILLA MANIN - CENTRO D’ARTE CONTEMPORANEA
COME RAGGIUNGERE VILLA MANIN
Automobile
Da Venezia autostrada A4 in direzione Trieste - uscita Latisana poi si prosegue in direzione Codroipo.
Dalla Slovenia e dalla Croazia si entra in Italia a Trieste; quindi autostrada A4 in direzione Venezia - uscita Palmanova; si prosegue in direzione Codroipo - Pordenone sulla SS 252.
Dall'Austria si entra in Italia a Tarvisio; quindi autostrada A23 fino all'uscita di Udine Sud; si prosegue in direzione Pordenone-Venezia sulla SS 13.
Treno
Linea Venezia-Udine: si scende alla stazione di Codroipo. Dalla stazione di Codroipo si raggiunge Passariano in autocorriera o taxi.
www.trenitalia.it
Aereo
Dall'aeroporto del Friuli Venezia Giulia di Ronchi dei Legionari (GO) in autocorriera fino alla stazione ferroviaria di Ronchi dei Legionari Nord, quindi in treno fino a Codroipo (via Udine).
Dall'aeroporto Marco Polo di Venezia in autobus fino alla stazione ferroviaria di Mestre, quindi linea Venezia-Udine fino a Codroipo.
Principali distanze
Udine 20 km - Trieste 79 km - Venezia 94 km - Milano 354 km - Ljubljana 160 km - Klagenfurt 182 km - Zagreb 305 km

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica - I.A.T
info@prolocoregionefvg.it - www.prolocoregionefvg.it

VILLA MANIN . Centro d'Arte Contemporanea
t +39 0432 906509 * f + 39 0432 908387
www.villamanincontemporanea.it * press@villamanincontemporanea.it

ORARI MOSTRA
Dal 9.06 al 18.09.2005 dalle 9:30 alle 19:30
Dal 20.09 al 6.11.2005 dalle 10 alle 18 Chiusura il lunedì
COSTO BIGLIETTI
• IL TEATRO DELL'ARTE e LUNA PARK - intero € 7
• solo LUNA PARK - biglietto unico € 1
• IL TEATRO DELL'ARTE e LUNA PARK - ridotto € 5 (hanno diritto al prezzo ridotto le persone sopra i 65 anni, i ragazzi sotto i 25 anni, convenzioni varie *)
• IL TEATRO DELL'ARTE e LUNA PARK - ridotto-plus € 3 per scolaresche (una gratuità per accompagnatore ogni 20 ragazzi)
• IL TEATRO DELL'ARTE e LUNA PARK - ridotto-plus € 3 per comitive sopra le 20 persone (una gratuità per accompagnatore ogni 20 persone)
• GRATUITO - bambini sotto i 6 anni
• GRATUITO - solo entrata nel parco per residenti Codroipo
• GRATUITO – disabili con accompagnatore
• Ridotto Teen ad ogni accompagnatore di minorenne sotto i 14 anni la possibilità di acquistare un biglietto ridotto
Maria & Enrico Marotta

GdS 30 VI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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