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2 - Caterina e la zingara
di Cristina Cattaneo

D

Nella
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Caterina e la zingara

“I soldi non danno la felicità, ecco perché non do mai l’elemosina.”
Questa una freddura udita alcuni anni fa che torna in mente a Caterina ogni volta che un mendicante le tende la mano.
Caterina non crede che i soldi diano la felicità, solo benessere e una certa tranquillità, quindi dà sempre qualcosa, per zittire i suoi sensi di colpa.
Così l’altro giorno, tornando a casa dopo aver finalmente trovato la camicetta adatta al tailleur di shantung color ocra da indossare al matrimonio di suo figlio, Caterina fruga affannosamente nella borsa in cerca del borsellino per dare qualcosa a quella giovane donna.
L’aveva notata anche un’altra volta. Una ragazza con due bambini che offriva discretamente un fiore in cambio di un piccolo aiuto.
Trova solo pochi centesimi e si scusa con la ragazza. I loro occhi si incontrano.
Fatti pochi passi senta la giovane che le dice: “Posso farle una domanda?”
“Certo, mi dica”
“Non chiedo soldi, ma mi potrebbe comprare un pacco di pannolini per il bambino?”
Caterina guarda i due bimbi, uno sul passeggino e uno, di poco più grande con una vistosa fasciatura ad una mano.
“Di che misura?
“9-18 Kg”
” Va bene” si sente dire Caterina e prosegue come telecomandata verso il grande magazzino lì vicino.
Sta per dirigersi verso il piano inferiore quando si trova accanto la giovane che le dice gentilmente:
”No, sono al terzo piano” e insieme prendono l’ascensore.
La vicinanza di Caterina regala normalità alla famigliola e il bambino ferito riceve parole gentili e compassionevoli da un compagno di salita.
Adesso Caterina segue la giovane mamma che le indica il pacco di pannolini. Si fermano poi vicino ad un cesto pieno di sandaletti per bambini. Costano poco, Caterina ne indica un paio azzurri. Forse sono meglio questi neri, meno delicati, dice la giovane con un leggero accento straniero, misurando le parole. Caterina sente ancora la sua voce che dice “Va bene, prendiamoli”.
“Ho altri figli”, aggiunge. “Pillola, dice Caterina, pillola!” Lei annuisce.
Intanto il piccolo con la mano fasciata abbraccia voluttuosamente un pallone. Caterina immagina immediatamente il pallone che rotola in mezzo alla strada. Troppo pericoloso.
Quando stava imparando a guidare suo papà le diceva sempre, attenta, se vedi un pallone in mezzo alla strada sappi che sarà certamente seguito da un bambino.
Caterina pensa però che anche il figlio di una mendicante ha voglia di giocare con un giocattolo nuovo e prende da un altro cesto un camion di plastica carico di attrezzi. Lo mette in mano al bimbo più piccolo che non vuole lasciarlo nemmeno per un attimo. Il bimbo più grande è contento, sa che potranno giocarci tutti e due.
Intanto la ragazza che sorride esibendo due bei denti d’oro le mostra un foglio. ASL Piemonte… Caterina non legge, chiede solo “Come mai siete qui?” “Clandestina, cerco lavoro”. “Non lo dica forte” in Svizzera infatti l’accattonaggio è proibito e i clandestini non hanno vita facile.
Viene in mente a Caterina che durante una visita a Parigi alcuni anni fa era stata colpita dalla quantità di mendicanti lungo i bei boulevard del quartiere latino, St Michel, St. Germani des Prés. Probabilmente non solo lei perché in quegli stessi giorni aveva notato un articolo su Le Figaro in cui si diceva che proibire l’accattonaggio sarebbe costato troppo ai servizi sociali.
Chissà cosa direbbe la sua amica, si fa per dire, Giacinta che, chiedendole se in Svizzera c’erano extracomunitari, aveva aggiunto, “Io li odio, magari gli do qualcosa, ma li odio.”
Caterina le aveva fatto notare che anche gli svizzeri sono extracomunitari. Non le aveva però detto che Edoardo, il figlio che si stava per sposare, era molto impegnato a Zurigo per l’aiuto ai “Sans papiers”, clandestini perlopiù sudamericani che forniscono manodopera a buon mercato, ma vivono nel terrore di essere presi e rimandati al loro paese senza passare dal via.
Il nostro cervello è più veloce di un motore di ricerca, certamente più della mano che scrive queste parole. Così Caterina in quei pochi minuti di attesa alla cassa oltre a leggere questi suoi pensieri si trova ad osservare la ragazza, probabilmente dell’età dei suoi figli, che indossa una gonna jeans lunga il cui spacco lascia intravedere una gamba, giovane e ben fatta. Ha un portamento elegante questa donna, una grazia innata. I bambini seppur vivaci non hanno proferito parola.
La deformazione professionale di Caterina, insegnante, le fa scomporre tutto ciò per analizzarlo da un punto di vista didattico. Contenuti, metodi, obiettivi raggiunti. Ammira l’intelligenza e la dignità di questa persona e si rammarica di non averla avuta come studente.
Non osa confessarselo Caterina, ma spera in cuor suo di rivedere questa ragazza e poterle comprare ancora qualcosa di utile, pannolini, biscotti, una confezione di Lego, un libro di favole per lei e per i suoi bambini.



Cristina cattaneo


GdS 20 VII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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