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2002: ANNO DELLE MONTAGNE
Il documento dell'UNCEM - Cpsa sarà della montagna? - Il riscatto della montagna- La grande chanche dei montanari - Un nuovo progetto per la montagna - La vertenza montagna - Il riordino istituzionale - Il rilancio economico-produttivo della montagna - I punti chiave - Le risorse - L'identità - E ancora - Gli obiettivi di scala regionale - L'orgoglio delle  origini


IL DOCUMENTO DELL'UNCEM

Quest'anno é l'anno internazionale della montagna.
Pensiamo utile riproporre, data la straordinaria ampiezza, solo alcuni passi essenziali del documento programmatico per il Quinquennio 2000-2005 approvato lo scorso anno dal Consiglio Nazionale dell'UNCEM - Unione Nazionale Comuni Enti Montani - all'inizio del nuovo mandato dei suoi organi.

COSA SARA' DELLA MONTAGNA?
Cosa sarà della montagna?
Dare una risposta, e una risposta che sia corrispondente alle speranze, alle ansie e alle aspettative di chi in montagna quotidianamente opera è l'obiettivo
Un compito certamente non semplice, ma ineludibile se vogliamo che la montagna sia all'altezza dei tempi nuovi che stiamo vivendo, e sappia cogliere le opportunità date dalle profonde trasformazioni economiche e sociali attualmente in corso.
Popolata da tempi antichissimi, la montagna italiana ha rappresentato per secoli un mondo a sé stante, dando origine ad una vera e propria civiltà dalle caratteristiche ben definite e diverse da quelle del piano, le cui tracce sono ancor oggi visibili: agglomerati urbani, espressioni e produzioni artistiche, tradizioni popolari, antichi regolamenti, concetti di autonomie amministrative comunitarie testimoniano un passato fiorente o comunque valido ed autosufficiente in un determinato tipo di economia, quella "chiusa" del mondo pre-industriale.
La crisi della montagna comincia col superamento di questo tipo di economia ed esplode, in un equilibrio già precario, proporzionalmente allo sviluppo della società industriale e fordista, che partendo dall'assunto della localizzazione e della concentrazione dei fattori della produzione assegna ai centri urbani il ruolo di ganglio propulsore di vita, di raggruppamento e di sviluppo umano
Eppure, mai come oggi la civiltà montanara, evolutasi nel corso dei secoli in maniera fluente e specifica assumendo una propria connotazione, ha di fronte ha sé uno scenario di riscatto. Essa è stata messa a dura prova dalla evoluzione del modello urbano di società: la rottura dell'equilibrio tradizionale montano determinata dall'arrivo della "seconda ondata" - la rivoluzione industriale- ha dato vita ad una nuova realtà sociale, composita e articolata, nella quale convivono gli elementi del passato (l'autonomismo e il legame con le proprie radici) e quelli del futuro (le nuove capacità organizzative ed imprenditoriali, l'accesso agli strumenti del sapere).
Questa nuova realtà può oggi vincere la sfida che i due grandi fenomeni del nuovo millennio - la globalizzazione dei rapporti e la mondializzazione dell'economia - pongono al modello di società scaturito dalla rivoluzione industriale.

IL RISCATTO DELLA MONTAGNA
 Con quale spirito i montanari si accingono ad entrare in questa nuova realtà? Con quello dei volenti o quello dei nolenti? Degli entusiastici o degli scettici? Degli speranzosi o dei preoccupati? Degli informati o degli ignoranti? Dei coinvolti o degli assenti? Dei conservatori o degli innovatori? Dei decisori o dei sudditi? Degli attori partecipi o degli spettatori passivi? Dei costruttori o dei fruitori?
Siamo convinti che la nuova società nella quale entriamo possa essere quella del riscatto montanaro, che si scrolla dalle spalle le tossine di un modello di società urbana impostagli dall’industrializzazione che non era figlio della propria storia e della propria cultura e che si guarda dall’assimilare altri, e diversi, modelli di società che siano estranei dalla propria tradizione storica e culturale e dal proprio orizzonte prospettico.
Sappiamo che l’avvento della società dell’informazione postindustriale è un evento rivoluzionario in quanto non rappresenta un’ evoluzione del vecchio paradigma sociale sotteso alla "società della macchina" (che ha portato alla massificazione dei popoli, all’alienazione degli individui e all’omogeneizzazione dei prodotti), bensì si propone come un nuovo paradigma per molti versi incompatibile con il precedente, e per ciò stesso portatore di un nuovo modello di organizzazione.

LA GRANDE CHANCHE DEI MONTANARI
Di qui la grande chance per la montagna e per i montanari: governare questo nuovo modello organizzativo, senza considerarlo apoditticamente "migliore", ma per dare una chiave di lettura, di comprensione e di strutturazione socio-politica più consona ai nuovi equilibri che si vanno via via formando, e dai quali la montagna non solo non vuole essere esclusa, ma al contrario vuole essere partecipe per ottenere il proprio riscatto.
Se la nostra epoca è dunque contrassegnata da un nuovo, grande passaggio storico conseguente alla trasmissione della memoria e al recupero dell’informazione tramite i processi informatici e telematici, allora l’informazione stessa diventa perciò stesso la nuova ricchezza, il nuovo mercato, il nuovo lavoro, il nuovo potere, il nuovo sviluppo. Introdotta nelle case con la telematica, diventa anche la forma alternativa di socializzazione del modo di vivere degli uomini. Ma a sua volta essa può generare nuove povertà, non dovute alla mancanza di beni materiali, ma dall’esclusione dai circuiti informativi. Non vogliamo che ciò accada per la montagna italiana, che ha già sperimentato e sperimenta la messa ai margini in molte altre circostanze sociali, economiche e politiche.
E tutto ciò si trasferisce sul piano complessivo, dando vita ai fenomeni solo apparentemente contraddittori ma in realtà intimamente connessi come facce della stessa medaglia della globalizzazione e del localismo, al punto tale che ormai più d’uno parla della nostra società come la società del "glocal", il globale unito al locale.

UN NUOVO PROGETTO PER LA MONTAGNA ITALIANA
Se tutto quello cui stiamo assistendo non è un semplice cambio di marcia, un’accelerazione superficiale dei ritmi intrinseci allo stesso processo di evoluzione storica, ma è qualcosa di più e di più complesso, allora occorre un forte progetto, politico e civile, per far sì non solo che la montagna italiana e i suoi abitanti non vengano esclusi da tale evoluzione, ma che entrando in questa evoluzione e gestendola giungano al pieno riscatto di sé.


LA VERTENZA MONTAGNA
La politica della montagna e per la montagna è chiamata oggi ad una profonda riconsiderazione culturale, economica, territoriale e istituzionale della funzione, delle relazioni e opportunità del mondo montano entro i grandi mutamenti che vedono l’accelerazione dei processi di integrazione, su scale via via più ampie, della economia e della società internazionale.

In tale ambito, è necessario sollecitare il Governo a modificare le condizioni oggi poste per i gestori dei servizi, tenuto conto della specificità delle condizioni della montagna che richiedono la loro ineludibile salvaguardia. Nel contempo occorre sensibilizzare gli amministratori locali ad adeguare i propri atteggiamenti rispetto al problema della necessaria remunerazione dei servizi medesimi e della loro diversificazione.

In questa prospettiva ravvicinata, da tradurre in concrete scelte finanziarie e normative, diviene decisivo procedere ad un efficace e impegnativo risanamento e riordino territoriale, puntando su una forte aggregazione delle comunità locali, più deboli e marginali, che rappresentano nel loro insieme un tessuto umano, sociale e produttivo indispensabile per la salute e la difesa del suolo regionale e nazionale e quindi anche per tutte le aree urbanizzate e di pianura.

IL RIORDINO ISTITUZIONALE
A questi traguardi strategici deve corrispondere un coerente e funzionale riordino istituzionale, dove l’autogoverno della montagna sia posto - anche nella riforma della Costituzione e nella legislazione autonomistica di principio - nelle condizioni di concorrere in maniera attiva alla sua funzione di sostegno al "sistema Italia", garantendo vitali insediamenti umani, diffusi in tutte le zone di altura. Funzione che è determinante perché le comunità regionali e nazionali siano in grado di fronteggiare con efficacia il confronto e la competizione con altri sistemi territoriali.

IL RILANCIO ECONOMICO-PRODUTTIVO DELLA MONTAGNA
La ragione stessa di vita dell’UNCEM non è tanto costituita dalla sua capacità (peraltro sempre ben espressa da tutte le articolazioni e le componenti dell’Unione) di rappresentanza sindacale ed associativa degli Enti affiliati, quanto dalla capacità di produrre indirizzi e strategie per il rilancio della funzione economico-produttiva ed economico-ambientale.
Per tale ragione, nella nuova fase temporale che si è aperta l’UNCEM insisterà con grande forza sulla funzione economica, in quanto premessa di ogni operazione di rilancio socio-culturale e perché elemento che collega, in positivo, l’interesse particolare delle popolazioni montane con gli interessi generali del Paese, il quale ha bisogno di spazi per la crescita dell’occupazione, del Pil e dei consumi. Anche la funzione ambientale, quindi, non deve essere vista a prescindere dalla sua valenza economica. L’ambiente è una risorsa scarsa e compromessa che richiede mezzi per essere difesa e potenziata.
Essa va tutelata e valorizzata suscitando e sostenendo una più forte e generalizzata cultura per la preservazione ambientale, sia in termini di conseguimento di adeguati livelli di qualità della vita, che promuovendo il migliore utilizzo sostenibile delle sue risorse naturali ed in particolare delle filiere produttive di maggiore pregio e caratterizzazione in montagna.
Occorre pertanto modificare il percorso, e individuare nuovi sentieri.


I PUNTI-CHIAVE
L’UNCEM ritiene che per lo sviluppo della base produttivo-finanziaria della realtà montana occorra operare in tre direzioni, e chiamerà su questo tema Governo, Parlamento e Regioni a fornire adeguate risposte:

perseguire tutti gli obiettivi individuati dalla legge 97/94, in particolare per la parte che prevede la "proprietà di risorse", come prodotti della pesca, della caccia, del sottobosco, i marchi di qualità –che non debbono essere più ostacolati da ottuse burocrazie- e la vendita di prodotti certificati, il turismo, l’agricoltura, le filiere del legno, ecc.

prevedere controvalori specifici per il "rilascio" di risorse autoctone della montagna. Fondamentale, a tale proposito, applicare sino in fondo e anche in altri campi il corrispettivo sul valore finale del prodotto "acqua" consentito dall’applicazione della legge 36/94 (legge "Galli")

istituire forme di compensazione che prevedano la possibilità di prelevare anche a favore della montagna ragionevoli percentuali sui frutti delle infrastrutture che ne utilizzano il territorio: autostrade, grandi impianti industriali, elettrodotti e gasdotti, scali ferroviari

vincolare annualmente una quota delle risorse che Stato e Regioni stanzieranno nel campo del riassetto idrogeologico a favore di un "Piano straordinario di manutenzione ordinaria dei versanti montani" scansionato negli anni con tempi e risorse certe, come premessa essenziale al riavvio economico-produttivo della montagna italiana.

LE RISORSE
Nelle comunità "deboli" le risorse si vendono; nelle comunità più forti si investono. Si pensi all’uso delle materie prime nei Paesi in via di sviluppo (da cui si esportano) e nei Paesi industrializzati (nei quali si importano e si impiegano). Bisogna perciò ricavare dalle risorse montane (acqua, ambiente e paesaggio, legno, sasso, ecc.) non tanto e non solo dei corrispettivi in soldi, quanto delle basi di sviluppo. In associazione, se del caso, con soggetti esterni detentori di capacità tecnico-finanziarie non presenti sul territorio montano, ed indispensabili per l’innesco e la gestione corretta del processo di mantenimento del valore aggiunto di ogni singola risorsa sul territorio di produzione. In questo senso, grande ruolo può essere svolto dalle Fondazioni Bancarie così come scaturite dalla riforma della legge 461/1998, le cui disponibilità finanziarie possono essere un’ occasione importante per creare opportunità, attività e sviluppo nelle aree di montagna.

L'IDENTITA'
Va infine riproposto, nel campo del rilancio economico-produttivo, il tema dell’identità. La legge sulla montagna, in tal senso, ne prevede gli strumenti. Dietro ogni grande affermazione sociale, infatti, c’è una forte senso di identità (da quella del terzo stato, a quello della classe operaia fino a giungere all’identità dei "sciur Brambilla" su cui si è innestata l’esplosione della micro-impresa nel nostro Paese). Ricostruire un senso vero di identità dei montanari, ridare loro dignità è l’indispensabile premessa culturale per costruire battaglie ed azioni di sviluppo. Infatti, la consapevolezza dell’appartenenza ad un territorio ed il senso della identità sociale nel nuovo contesto globale descritto in precedenza sono elementi di ricchezza e di riconoscimento effettivo della comunità locale da cui deve tratte ispirazione e forza l’azione amministrativa.

E ANCORA
Va inoltre sottolineato e promosso il ruolo della ricerca scientifica in montagna, cogliendo appieno il rilievo che tale tematica comporta per la montagna in relazione alle problematiche economiche e finanziarie e alle nuove tecnologie della comunicazione. E’ quindi importante il coinvolgimento dell’UNCEM con l’INRM (Istituto nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna), con le Università, con gli Istituti di ricerca privati e con tutti i soggetti impegnati nella ricerca scientifica.
Non può essere sottaciuta anche l’esigenza di un recupero adeguato della politica delle pari opportunità, che permetta di conseguire un sempre più forte diritto alla cittadinanza montanara, con ciò contribuendo ad accrescere e preservare quel processo identitario basato sulla cultura del lavoro e sull’utilizzo della specificità delle risorse della montagna.
In tal senso, appare sempre più di evidenza la necessità di prevedere ordinamenti differenziati per il territorio montano nell’ambito della produzione legislativa del Governo e del Parlamento, e in ogni caso di prevedere che ogni provvedimento legislativo venga approfondito e valutato anche sotto il profilo del suo impatto sul territorio montano italiano.

GLI OBIETTIVI DI SCALA REGIONALE
Noi siamo quindi per un federalismo autonomistico su base regionale, incentrato sulla ripartizione non delle funzioni, ma della "sovranità" fra lo Stato e le Regioni, perché solo con una grande trasmigrazione di sovranità tra vertice statale e territori si può moltiplicare quell’azione propulsiva in favore dello sviluppo locale, all’insegna del principio di sussidiarietà.
Non vogliamo però che ad una concezione piramidale, gerarchica e verticistica dello Stato nazionale si sostituisca un analogo modello regionale con un capoluogo di regione al vertice in luogo della capitale d’Italia. Piuttosto, chiediamo che nel ridisegno della mappa del potere si riconoscano le prime comunità di base come cellule fondamentali del nuovo ordinamento della Repubblica.

L'ORGOGLIO DELLE ORIGINI
Siamo convinti, alla luce di quanto sinora esposto, che la montagna potrà svolgere un ruolo strategico per il futuro e riscattarsi dal recente passato costruendosi un nuovo futuro affermando il proprio modello specifico di crescita, nella consapevolezza che così facendo si svolgerà un servizio per l’intera collettività.
Per farlo deve uscire dalla rassegnazione, deve prendere coscienza di sé, recuperare l’orgoglio delle sue antiche origini, riaffermare con forza le sue ragioni. Vogliamo uscire dalla sudditanza di un mondo che ha dovuto cedere alle classi egemoni, ma che non si è mai rassegnato ad essere un mondo dei vinti. E che può tornare ad essere un mondo dei vincenti, capace di indicare-con la saggezza dei principi scritti nel suo codice genetico- la strada di un nuovo sviluppo. I montanari italiani sapranno vincere la sfida della modernità se sapranno essere sé stessi fino in fondo, valorizzando le proprie peculiarità e imboccando strategie di sviluppo specifiche e coerenti con le proprie tradizioni e le proprie risorse.
Parlare con il linguaggio della modernità, riflettendo secondo i canoni della tradizione: è questa, in fondo, la condizione che ci consentirà di vincere la sfida.
Red


OC-GdS11: altre. Perché farla fermare? Fate segno che passi. Voi passerete dopo).

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