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GRANDI VINI DI VALTELLINA: SIMBIOSI TRA VIGNETI E PAESAGGIO. IL DA FARSI
di Alberto Frizziero
30 Km di versante terrazzato - Problema non solo economico - L'aspetto idrogeologico - L'aspetto paesistico - La tutela presenta un triplo interesse - Una sorta di Autorithy - Il caso delle Cinque Terre - Il da farsi


30 KM DI VERSANTE TERRAZZATO
Il Presidente del Consorzio di Tutela Vini, Casimiro Maule, ha recentemente sottolineato i problemi del versante retico terrazzato sul quale per una trentina di Km si trovano i vigneti dai quali vengono i grandi vini di Valtellina.
In un'intervista al quotidiano "Il Sole - 24 Ore" (4 maggio, pag. 13), egli ha ricordato quali sono i costi che affrontano i 2046 viticoltori valtellinesi. Siamo ad un costo di produzione circa quadruplo rispetto alla media nazionale per uve di qualità superiore, ossia 1,65 € rispetto a 0,41. Sono 25.000 i terrazzamenti, con gli intuibili disagi per la difficile accessibilità. Poche le strade agricole e poche le teleferiche, ardua la meccanizzazione. Il risultato é che per un ettaro di vigna occorrono in un anno 1.200 ore lavorative con un costo quindi di 14.000 €. La remuneratività dipende dalla qualità che ovviamente dipende, anno per anno, dalle condizioni climatiche, tanto che non sempre i costi riescono ad essere interamente coperti, nonostante i prezzi che vengono stabiliti prima della vendemmia risultino notevolmente superiori a quelli praticati altrove.
Il Presidente Maule ha annunciato che si sta pensando ad una Fondazione per la tutela del versante terrazzato coinvolgendo anche gli Enti e le Istituzioni locali.

PROBLEMA NON SOLO ECONOMICO
Il problema del versante terrazzato non é solo economico.
Dal fondovalle, compreso tra i 300 e i poco più di 400 metri di quota, e i 5/600 metri, da prima di Sondrio e sino a Tirano, per una trentina quindi di Km, il versante retico posto in posizione trasversale, da ovest ad est, e quindi con insolazione completa dall'alba al tramonto, é pressoché interamente terrazzato (terrazzamenti vi sono inoltre anche oltre, al di fuori della zona DOC). Impegno, lavoro, fatica di generazioni hanno eretto sul versante un numero impressionante di muretti a secco in pietra, portando poi con l'unico strumento disponibile, le gerle sulle spalle, la terra. A questo aggiungasi un utilizzo e una razionalizzazione degli scarichi idrici.
Al dato economico vanno aggiunti quindi altri due fattori: quello idrogeologico e quello paesistico.

L'ASPETTO IDROGEOLOGICO
Sotto il profilo idrogeologico il dissesto é sempre in agguato, con le conseguenze intuibili visto che in fondo al versante vi sono molti centri o nuclei abitati. Un tempo la manutenzione continua, generalmente effettuata nelle stagioni intermedie, ad opera dell'uomo comportava la stabilità dei muretti e la pulizia dei valgelli di scarico delle acque. Venuta meno questa cura quotidiana, basta che un muretto in alto ceda sotto la pressione delle acque per eventi meteorici particolari perché sotto si produca lo stesso fenomeno dei castelli di carte.
Nel 1983 a Tresenda un evento di questo tipo divenne tragedia con quasi una ventina di morti, ma molti sono gli eventi, fortunatamente non luttuosi, registrati negli ultimi anni. Circa un anno fa addirittura alla periferia del capoluogo. Alcuni interventi furono operati dopo quella tragedia, e dopo la calamità che nel 1987 colpì la Valtellina, fu predisposto un piano complessivo dotato di cospicui finanziamenti e tuttora in esecuzione.
Il problema é che van bene le opere che si stanno facendo ma occorre poi nel tempo mantenere efficiente tutto il sistema, in particolare per la stabilità e il drenaggio delle acque.
La cura del versante terrazzato é dunque elemento primario di prevenzione idrogeologica.

L'ASPETTO  PAESISTICO
Sotto il profilo paesistico, il versante terrazzato, costituisce un unicum. Artificiale certamente, come artificiale é però quel capolavoro - nel quale é stata trasformata la desolata landa lagunare - che é Venezia.
In parti del versante, quelle esterne alla zona DOC, o anche in punti di tale zona magari di ardua accessibilità e quindi di minore interesse, le piante sono subentrate alle viti. Una macchia di verde nel contesto non sta male, una estensione del bosco snaturerebbe lo scenario, oltre a porre problemi di stabilità, tutta da verificare.
Non a caso gran parte del territorio interessato era stato soggetto alla tutela ambientale di cui alla legge 1497/1939.

LA TUTELA PRESENTA UN TRIPLO INTERESSE
Triplo quindi l'interesse per la tutela e la valorizzazione dei terrazzamenti.
Ce n'é uno di privato, degli oltre 2000 vignaiuoli e delle Case vinicole e ce n'é uno pubblico, doppiamente pubblico, per le ragioni dianze addotte.
Il problema principale é però quello di stabilire come e in qual modo arrivare ad una tutela coordinata di questa importante fetta dei 200 Km di arco alpino in cui si stende la provincia di Sondrio.

UNA SORTA DI AUTORITHY
La Fondazione ipotizzata dal Presidente Maule può essere utile, ma non risolutiva, perché in realtà occorre qualcosa di più, una sorta di Autorithy che disponga non soltanto delle necessarie risorse, ma di qualcosa - per quanto strano possa sembrare - di ancor più importante. Ci riferiamo alla possibilità giuridica di intervento. Non solo, ma anche di efficacia d'intervento il che presuppone talvolta immediatezza e quindi, a monte, semplificazione burocratico-amministrativa. Un elemento questo che sembra confliggere con la delicatezza del territorio, sotto i profili idrogeologico e paesistico, ma la risposta é invece possibile, razionale e moderna.

IL CASO DELLE CINQUE TERRE
Giova ricordare cosa sta cercando di fare il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Una dichiarazione: "Nel corso di mille anni di storia il lavoro di generazioni sia permesso di sostituire il manto boschivo originario che ricopriva' fianchi scoscesi dei monti con la coltivazione della vite in terrazzamenti. Fin dal primo secolo del Basso medioevo è stata la lotta continua fra l'uomo e la natura a modellare il paesaggio e a ricostruirlo ad ogni crollo provocato dal cedimento dei muri a secco sotto le frane causate dalla pioggia. Negli ultimi tempi la presenza dell'uomo si è allentata a discapito della stabilità idrogeologica del territorio alla quale occorre assolutamente porre rimedio".
E poi l'appello: "Qualsiasi cittadino del mondo che ami le Cinque Terre e voglia contribuire a preservarle dalla disgregazione può quindi richiedere al Parco Nazionale l'attribuzione in conduzione, per un periodo di almeno vent'anni, di un appezzamento di terreno fino a un massimo di 3000 metri quadrati, accordato sistemato a terrazze sostenute da muretti a secco, attualmente incolto da destinare a vigneto secondo un piano agrario predisposto dal parco medesimo".

IL DA FARSI
Sotto il profilo operativo si tratterebbe di definire un Consorzio di "Bacino viticolo", articolato in sub-bacini, e quindi di relativi Consorzi, obbligatori, per evidenti ragioni di snellezza e praticità. Tutti retti da uno stesso Regolamento e con un "piano agrario", in sostanza un programma, di carattere pluriennale.
Fra le regole fondamentale quella riguardante le vigne incolte o abbandonate, quelle da cui può venire il pericolo per i vigneti, e non solo quelli, sottostanti, a causa della carenza di manutenzione.
La legislazione sulle terre incolte può essere utilizzata, sia pure in forma meno coercitiva.
Ai proprietari di vigne abbandonate, previa diffida ad intervenire - ma ovviamente se c'é stato l'abbandono é perché non ci sono più le condizioni per la coltivazione - si offre una soluzione meno drastica dell'esproprio tout-court, quale l'affitto di lungo periodo (30 anni rinnovabili), con possibilità di futura vendita con la detrazione delle spese di manutenzione eventualmente sostenute. Il canone dovrebbe uguagliare le imposte.
Il Piano dovrebbe prevedere, in un arco temporale non breve, la definizione della rete viabile e di altre infrastrutture, quali teleferiche o monorotaie e fabbricati di servizio.
Si potrebbe obiettare che resta il problema della fonte normativa, quella che renda effettivamente realizzabile lo schema indicato.
Quella c'é ed é il Piano Territoriale-Paesistico che la Provincia sta predisponendo. Gli aspetti idrogeologico e paesistico del versante terrazzato di cui si é parlato prima danno pieno titolo a tale Piano di occuparsi, con concezione pianificatoria moderna, forse anche innovativa, del problema.
Potrebbe sembrare questione complessa. Non é così, almeno per chi ha dimestichezza con le tematiche della pianificazione di larga maglia e guarda al piano-processo come l'unica risposta moderna e possibile ai problemi di una società in continua e celere trasformazione.
Altre soluzioni si troverebbero di fronte ai consueti ostacoli burocratico-amministrativi, oltre al problema del consenso che fin che rimane volontario resta in balia degli eventuali pochi che per una ragione o l'altra - o anche l'indeterminazione di alcune proprietà - il consenso non danno.
C'é un'occasione da cogliere, quella della elaborazione del Piano. Potrebbe essere saggio quantomeno verificare se la strada che abbiamo indicato sia realisticamente percorribile.
Alberto Frizziero

GdS 8 V 02

 

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