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Greenpeace sulle emissioni: Matteoli più realista del re. Intanto in Amazzonia persa area di foresta grande come il Belgio
di Gabriele Salari

Riceviamo e pubblichiamo:
Greenpeace ha presentato alla Cop 10 di Buenos Aires gli ultimi dati sulla distruzione dell’Amazzonia, che è contemporaneamente vittima e responsabile dei cambiamenti climatici.
Un circolo perverso a cui contribuiscono tutti i Paesi con le loro emissioni. “Anche l’Italia è responsabile della distruzione dell’Amazzonia e non soltanto perché importa legno illegale. Infatti, le nostre emissioni di gas serra come è ormai noto, sono aumentate almeno del 9%”, precisa Roberto Ferrigno, responsabile campagne di Greenpeace. “Il ministro dell’Ambiente, impegnato attivamente nello smantellamento del quadro legislativo italiano di tutela e salvaguardia ambientale, a livello internazionale si mostra più realista del re. Infatti il ministro Matteoli annuncia dalla Conferenza sul clima di Buones Aires che l’Italia dice no a impegni vincolanti sulle riduzioni per la seconda fase del protocollo di Kyoto e punta sul carbone per le nuove centrali, oltre a proporre che il nucleare rientri tra quei progetti finanziati dai Paesi sviluppati da adottare in quelli in via di sviluppo per combattere il riscaldamento globale. I costi di questa strategia alla fine ricadranno sui cittadini che saranno chiamati in ogni caso a pagare per ridurre le emissioni di gas serra che il governo ha lasciato aumentare sperando fino all’ultimo che la Russia non ratificasse l’accordo di Kyoto. Questa scelta irresponsabile si tradurrà quindi in una tassa a carico degli italiani di almeno 300 milioni di Euro all’anno solamente per l’utilizzo del carbone da parte dell’ENEL”.
Proprio i cambiamenti climatici e la deforestazione stanno distruggendo la foresta primaria più grande al mondo, quasi 700 milioni di ettari in 9 Paesi, una superficie pari a quella degli Stati Uniti.
Questi gli ultimi dati sulla deforestazione:
-nel periodo tra agosto 2003 e agosto 2004, secondo i dati diffusi dal governo brasiliano, la deforestazione potrebbe aver raggiunto un nuovo record. Abbiamo perso tra i 2.310.000 e i 2.440.000 ettari. Secondo le rilevazioni effettuate da Greenpeace, il dato corretto sarebbe invece attorno ai 3 milioni di ettari, un’area grande come il Belgio. Dal vertice di Rio del 1992 a oggi, invece, se n’è andata un’area grande come metà della Spagna.
- in Amazzonia si trova il 30% della biodiversità, una ricchezza minacciata dal taglio illegale delle foreste, la costruzione di strade, gli incendi e la deforestazione per far posto ad allevamenti e coltivazioni estensive di soia.
L’Amazzonia gioca un ruolo chiave nel ciclo dell’acqua, essendo una riserva di anidride carbonica e possedendo il 20% dell’acqua dolce mondiale. La rete fluviale di 100.000 chilometri dipende dalle foreste, visto che il 50% delle precipitazioni nella regione si producono grazie alle foreste pluviali.
Una riduzione dell’umidità della foresta comporta una maggiore vulnerabilità agli incendi. Deforestazione e incendi in Amazzonia sono la principale fonte di emissioni di gas serra in Brasile e causa dei cambiamenti climatici.
Gabriele Salari

GdS 30 XII 04  www.gazzettadisondrio.it
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