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Referendum elettrodotti:
per valtellinesi e valchiavennaschi “veri”  e "non menefreghisti" un dovere andare a votare
VENERDI' 13, ALLE 20.45, IN cOMUNE DI cAIOLO CONVEGNO SU QUESTO TEMA

di Alberto Frizziero

 

to.
Non é mai capitato che un Referendum toccasse così da vicino un problema di rilevantissimo interesse provinciale.
Il Referendum si propone di abolire l'obbligo, sancito da una legge di 70 anni fa e dal Codice Civile, di lasciar passare un elettrodotto sulle proprietà private senza che si possa far nulla per evitarlo. Qualcuno dirà che se si deve fare una linea questa deve pur passare da qualche parte ma é facile rispondere che il progettista ha certo le sue esigenze ma le hanno anche gli altri comuni mortali. Non é detto infatti che, avendo la possibilità di discuterne nelle sedi locali opportune, non si possa trovare una soluzione rispettosa di tutti gli interessi in gioco.

Ricapitoliamo.
1) Le servitù accompagnano 1700 km di linee in provincia, quasi la metà di elettrodotti ad alta tensione, quelli che richiedono aree maggiori.
2) Qualcuno pensa superficialmente a problemi marginali quando invece il territorio soggetto a servitù é vastissimo. Equivale infatti a circa 2500 campi di calcio, tipo lo stadio di Sondrio.

3) 70 anni fa la servitù voleva dire, e solo per alcuni, il fastidio di un traliccio nella propria proprietà, con relativo diritto di accesso. I cavi sopra non erano poi questo gran fastidio se si pensa che sotto di essi sono sorte anche case di civile abitazione. Oggi altro che fastidio!
4) Dal 1992 dove passa un elettrodotto non c'é più soltanto la fastidiosa servitù ma un vincolo assoluto di inedificabilità anche se il suolo era edificabile in base al Piano Regolatore.
5) Si attende la pubblicazione dei Decreti attuativi della legge 36 (elettrosmog) che peggioreranno ulteriormente la situazione.
6) Se con AEM passi in avanti sono stati fatti, anche significativi, pur restando qualcosa da vedere, con l'ENEL - e società filiate - é diverso, anche se nel Tiranese si sta andando ad una accordo, quello da noi ideato e portato avanti per l'intera provincia, larga parte della quale resta però scoperta, sorprendentemente senza che vi siano iniziative concrete.

6) Il Referendum sarebbe l'occasione d'oro per dimostrare come la pensa la gente sostenendo così le Istituzioni impegnate sui problemi del settore.
 

Morale:
Per valtellinesi e valchiavennaschi veri, e non "menefreghisti", dovrebbe essere un dovere andare a votare nell'interessa della provincia e della nostra gente. Ma tanti non andranno a votare per via del fatto che c'é un altro Referendum, quello sull'art. 18. Assurdo, e ci limitiamo a questo aggettivo nello scrivere ma pensiamo ad un altro, assai più pesante.
Chi proprio non ne vuol sapere di art. 18 vada al seggio e ritiri solo la scheda del Referendum elettrodotti.
Si dice che la gente non capirebbe.
Ma che forse si pensa che i valtellinesi e valchiavennaschi siano una massa di cretini?
Cosa ci vorrebbe a spiegare questo aspetto?
Prendiamo atto che molti non lo vogliono fare, che preferiscono il tradimento degli interessi di Valle, consciamente o inconsciamente. Si dica quello che si vuole ma venerdì sera a Caiolo, nella sala consiliare, nel corso del convegno su questo Referendum lo dimostreremo.
a.f.


GdS 8 VI 03  www.gazzettadisondrio.it
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