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Elettrodotti: e adesso con i nuovi vincoli per via dei nuovi decreti? La gente (servitù e vincoli reali), e i Comuni (servitù e vincoli virtuali ma pesanti lo stesso), senza tutela. Non sarebbe successo nella Prima Repubblica
di Alberto Frizziero

Servitù reale e servitù virtuale persone -  Servitù reale e servitù virtuale Comuni - Conseguenze dei decreti

Servitù reale e servitù virtuale persone
C’è una servitù coattiva di elettrodotto, stabilita dal T.U. del 1933 e dal Codice Civile, che grava sui proprietari dei suoli interessati dal passaggio degli elettrodotti.
C’è una servitù virtuale che grava sugli stessi, rappresentata dalle obbligazioni, in pratica dai vincoli, che si sono innestati sul filone delle servitù prediali. Per chiarezza di chiunque usiamo l’analogia della sovrattassa che viene introdotta non con nuovi criteri ma di fatto stabilendo un’aggiunta percentuale rispetto a quel che già si deve pagare. Vediamolo in sintesi: io, proprietario di un suolo, mi sono visto un giorno arrivare la comunicazione che sulla mia proprietà doveva passare ima linea elettrica. L’unica mia possibilità, non potendomi opporre per legge, era ed è quella di discutere qualche condizione di contorno, posto di avere qualche chanche particolare.
Fin qui tutto si riduceva in una limitazione “amministrativa” ed anche, in base all’estimo, in una limitazione del valore della proprietà, quale ne fosse la destinazione d’uso. Poi però sono arrivati in successione una legge del 1988, il DPCM del 23.4.1992 e infine gli emanandi decreti attuativi della legge 36/2001 sull’elettrosmog. A questo punto il vincolo è diventato urbanistico per cui se prima potevo costruire qualcosa, consentito dalla pianificazione comunale, oggi nella fascia di rispetto, ampia nel caso degli elettrodotti a maggiore tensione e maggior carico, non posso fare più nulla.
Alla servitù reale si è quindi aggiunta una servitù derivata, che abbiamo chiamatop “virtuale” ma assolutamente concreta nei suoi effetti perversi.

Servitù reale e servitù virtuale Comuni
La servitù reale e la servitù virtuale non toccano solo le persone, ma incidono, e talora pesantemente, sulle scelte dei Comuni.
Nel Comune di Caiolo, in provincia di Sondrio, 956 abitanti al censimento ultimo, transitano sette elettrodotti in un territorio antropizzate estremamente ridotto. Non ci vuol molto a capire cosa può succedere al suo Piano Regolatore, regolarmente approvato, tracciando sette corridoi che corrispondono alle fasce di rispetto delle linee, e caratterizzandole con un nuovo colore: non zona bianca ma nera: di inedificabilità assoluta ma anche off-limits per verde attrezzato, verde sportivo ecc.
Quale la larghezza di tali corridoi?
Non possiamo dirlo con certezza, perché la fascia di rispetto va, da una parte e dall'altra della linea, dai punti ove viene registrato un valore dell'induzione magnetica pari a 3 microTesla (la bozza Bordon prevedeva 0,2). L'elemento determinante é il carico medio della linea in 24 ore, cioé da quanta energia transita mediamente, dato che dovrà essere definito tra gestori e ARPA. Il dato certo, quello in vigore per effetto del DPCM 23.4.1992 é di 18 e 10 metri per parte rispettivamente per linee a 220 e 132 kV (in provincia non abbiamo linee a 380 kV).
Di situazioni tipo Caiolo ce ne sono tante. In Sondrio, nel piano, ne abbiamo contate una ventina. Un esempio: sedi della TV, della Tipografia Polaris, del Discount LD con le case in zona appartengono ai "fortunati", a coloro cioé che possono sperare, nel giro di qualche anno, e quanti non é dato di sapere, di uscire dal vincolo che a breve cadrà loro sulla testa, pur avendone già uno dal 1992. E diciamo "fortunati" perché il vincolo non é assoluto, anche se, come detto, rimuovibile chissà quando. Per altri é peggio, comprese aziende bisognose di un ampliamento, impossibile a farsi salvo, e solo in certi casi, mettere le mani in tasca e alleggerire sensibilmente il portafoglio.

Conseguenze dei decreti
Con la bozza Bordon si é visto che la fascia di rispetto poteva arrivare fino a 90 metri per parte - comunicazione ENEL nel convegno di Montagna -. Ci si riferisce naturalmente all'obiettivo qualità, da tener conto nelle nuove costruzioni, di elettrodotti e di edifici residenziali o per attività produttive.
A taluni, anche ai parlamentari che ne hanno discusso in Senato e poi alla Camera tra il 26 marzo e il 9 aprile, é però sfuggito che possono rientrare in questo vincolo anche le ristrutturazioni sia edilizie che urbanistiche nonché taluni standard come verde attrezzato, verde sportivo ecc.
L'inserimento nel provvedimento che tra non molto, dopo l'OK del Senato, diverràrà legge-delega al governo, del concetto di "trasposizione volumetrica", -  ma in sostanza si tratta della nostra proposta di "recupero urbanistico" subito avanzata da parte nostra in molte sedi, anche romane, dopo l'approvazione della legge 36 e la comparsa delle prime bozze di decreti -, pone due problemi.
Innanzitutto può risolvere qualche problema evitando, o quantomeno riducendo il danno per i proprietari dei suoli.
In secondo luogo pone ai Comuni, specie quelli piccoli, difficoltà notevoli trattandosi di iniziative di urbanistica avanzata.
Ci vorrebbe un intervento di coordinamento, ad esempio Provincia-Comunità Montane-BIM, ma in due anni, nonostante ripetute sollecitazioni, inspiegabilmente nessuno si é mosso, anche se comprendiamo che non  siano mole le persone in grado di capire e dominare questa imbrogliata matassa.
Noi siamo disponibili a dare disinteressatamente, nell'interesse di Valle e della nostra gente, una mano. I pochi che l'hanno chiesta sono rimasti soddisfatti. Ma perché dobbiamo essere noi e non chi ha strutture e risorse per farlo?
Alberto Frizziero

GdS 18 VI 03  www.gazzettadisondrio.it
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