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Acqua, bene prezioso.
E meno male che c’è la Valtellina! Ma…
di Alberto Frizziero

 Provincia di Sondrio forziere del Paese - Sprechi - Il problema tariffe con un esempio da imitare - Mano male che c'é la Valtellina ma...


PROVINCIA DI SONDRIO FORZIERE DEL PAESE
Dal nostro articolo "Adda, quarto fiume d'Italia" in "Nostra Provincia - Dati e notizie) ricaviamo questi dati relativi al corsi d'acqua della provincia:
Adda, bacino di formazione Km 70,390 (qui lo sviluppo dell'Adda è di km 18,600). Collettore, con pendenza media del 0,908 % Km 106,400 
Lunghezza totale dalle sorgenti di Alpisella a quota 2239 al Lario, a quota 199, Km 125 con un bacino di 2598 Kmq. 
Non basta. Vediamo il resto:
Affluenti bacino dell'Adda alpino: Km 669,488, di cui:
45 affluenti di destra Km. 289,661 
60 affluenti di sinistra Km. 397,827 
Totale con altri affluenti Km 1533,565 
Siamo a circa due volte e mezzo la lunghezza del Po e soltanto in Valtellina per cui, per avere il totale della provincia di Sondrio va aggiunta, per la Valchiavenna, la lunghezza del Mera - là la chiamamo "la Mera" - con i suoi affluenti.
Aggiungiamo i 63 serbatoi, alcuni dei quali veri e propri grandi laghi alpini, con una capacità massima complessiva che si avvicina agli 800 milioni di metri cubi.
Provincia di Sondrio, vero e proprio forziere del Paese per quanto riguarda l'acqua, oltre che per l'energia idroelettrica, quindi pregiata per poter essere usata - energia e anche potenza - nei momenti di punta.

SPRECHI
In Italia per l'agricoltura servono 21-28 miliardi di metri cubi d'acqua l'anno e un quantitativo circa equivalente occorre per gli altri usi.
Secondo "Quindici" la crisi dei fiumi italiani è la cartina di tornasole della mancanza di politiche di gestione complessive, del mancato incontro tra le esigenze economiche, ambientali e di fruibilita'. Politiche che, incredibile, venivano invece seguite nell'antica Roma. E' recente la notizia che in Siria
hanno deciso di riattivare in meno di quattro mesi acquedotti romani a Shalala Saghira, unnel di notevoli dimensioni allora usati per collegare diverse cittá, per gli esperti sistema idrico rispettoso dell'ambiente, in quanto non riduce l'acqua freatica.
Nonostante reiterati tentativi, anche legislativi, l'uso dell'acqua in Italia avviene all'insegna dello spreco. Ci sono deficienze strutturali per cui capita che ci sia una diga e un serbatoio ma non sia completa la rete di distribuzione, per cui capita che gli agli acquedotti arrivi l'acqua ma nona tutti gli utilizzatori perché le conduttore "fanno acqua" da tutte le parti, per cui capita che a periodi siccitosi seguano periodi piovosi in cui si potrebbe immagazzinare l'acqua che serve ma mancano gli invasi, oppure, come in un clamoroso caso in Sicilia, una diga pressoché pronta non possa essere utilizzata per via di ritrovamenti archeologici (il fatto che lungo il Nilo siano stati spostati i grandi tempi Egizi per evitare la loro perdita una volta completata la diga di Assuan evidentemente non insegna nulla!).

IL PROBLEMA TARIFFE CON UN ESEMPIO DA IMITARE
Ci sono però anche sprechi a livello individuale. L'uso dell'acqua potabile per giardini, orti, campi e via dicendo é un vero e proprio delitto, reso più grave dal livello scandalosamente basso delle tariffe.
Conosciamo le obiezioni, che non hanno nessun valore visto e considerato che c'é un esempio su cui riflettere e magari da imitare. Oltre un quarto di secolo fa a Sondrio, capoluogo di una provincia ricchissima di acque, é stata introdotta la tariffa selettiva. Tariffa sotto costo per il primo quantitativo, essenziale sotto il profilo igienico. Tariffa al costo per un altro scaglione di consumi. E poi tariffe care e carissime per consumi eccedenti. Il risultato, quasi immediato? Forti utilizzatori hanno provveduto al riciclo, ad esempio per l'aria condizionata così come per altri usi

MENO MALE CHE C'E' LA VALTELLINA, MA...
Meno male che c'é la Valtellina. E così per alleviare il moribondo Po si é attinto ai bacini alpini, in gran parte a quelli valtellinesi.
Viene in mente una proposta di una quarantina di anni fa. Un noto impresario di Sondrio, scomparso da poco tempo, Eugenio Moroni, aveva scritto un paio di articoli sul settimanale "Eco delle Valli" per lanciare la proposta di un acquedotto Valtellina-Milano, per inciso in tempi in cui l'acqua minerale era o un lusso o una quasi-medicina. La proposta aveva sollevato ironia e critiche, ma quel che sta succedendo in questi giorni, sia pure in altra forma, rivaluta quella proposta, meno peregrina di quanto allora non fosse sembrata.
Meno male che c'é la Valtellina dunque? Sì, ma c'é un "ma".
I ghiacciai stanno progressivamente riducendo la loro estensione e la loro massa. Si riducono in certe zone le portate estive, qualche sorgente é già scomparsa. Se a un lato c'é da pensare, in giro per l'Italia, a razionalizzare il sistema, da noi ci sarebbe da pensare ai ghiacciai.
La tecnologia, sul piano teorico, fornisce la possibilità di intercettare parte del calore solare e quindi di attenuare il fenomeno negativo del rapido scioglimento dei ghiacci.
Pensando ai nostri figli riteniamo che sarebbe il caso di iniziare con qualche sperimentazione, certamente interdisciplinare per valutare anche gli aspetti collaterali. Ma, purtroppo, non se ne farà nulla. Sono troppi quelli che pensano all'oggi e non al dopodomani.
Quello che sta accadendo, e non solo in Italia, imporrebbe che si pensasse in termini di 2010, 2015, anche da noi. Ma questo é sicuramente un esercizio troppo difficile.
Alberto Frizziero


GdS 18 VII 03  www.gazzettadisondrio.it
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