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Irak: ci devono pensare tutti.
Ora. Lo dice Rumsfeld

di
Alberto Frizziero

 Cercansi soldati per l'Irak - Non ci sono solo i morti quotidiani -
 Soldi - Ma nessuno paga?


CERCANSI SOLDATI PER L’IRAK
Irak: ci devono pensare tutti.
Ora.
Lo dice Rumsfeld.
Di fronte a voci americane preoccupate per il tragico continuo stillicidio di vite umane, di soldati americani quotidianamente fatti oggetto di attentati e imboscate - al punto che il numero dei morti a guerra finita supera ormai quello delle vittime della guerra -, e preoccupate per il rischio di un aumento della presenza militare USA per cercare di dare quella stabilità all’Irak che oggi si profila lontanissima, ha risposto così. In altri termini i soldati che servono per cercare di far fronte alla situazione ce li devono mettere altri Paesi. Il nostro Ministro della Difesa ha già precisato che l’Italia ha risposto negativamente a questa richiesta. Le voci che corrono parlano di alcuni Paesi che avrebbero dato una loro disponibilità, anche se in numero per ora complessivamente esiguo dato che alcuni contingenti sono di 15-20 soldati.

NON CI SONO SOLO I MORTI QUOTIDIANI
E non c’è solo questo bollettino ormai quotidiano di soldati morti. Questo pesa sull’opinione pubblica americana che comincia a chiedersi se per caso alla vittoria in guerra non stia corrispondendo la sconfitta nel dopoguerra. Le previsioni della vigilia si dimostrano sballate, come diceva larga parte dell’Europa, per questo apostrofata dal solito Rumsfeld come “vecchia”, mentre, come rispose il Presidente della Commissione Europea Prodi a nome di tutti era solo “saggia”.
Le giustificazioni per l’evitabilissimo massacro dei figli di Saddam, sottratti così ad un giusti processo per le loro malefatte, e per la macabra esibizione dei loro corpi martoriati, e cioè che bisognava farlo per gli irakeni che così avrebbero smesso la guerriglia quotidiana, si sono rivelate del tutto sballate.
Dilettantismo arrogante in definitiva.

SOLDI
Ora emergono anche le preoccupazioni economiche.
La ricostruzione del Paese, secondo gli ultimi calcoli, richiederà somme ingentissime che il petrolio irakeno – sballate anche le previsioni sui quantitativi estraibili – non potrà coprire interamente. E si tratta di calcoli non sospetti. E' stato infatti il responsabile USA, Paul Bremer, a dirlo, sottolineando che ci vorranno "decine di miliardi di dollari". Quattro o cinque miliardi al mese se ne stanno già andando per mantenere la forza di occupazione USA in Irak, e di mesi di occupazione se ne profilano tanti...
Una consolazione: è intervenuto Bush dichiarando che gli USA non si faranno intimorire dal terrorismo e quindi non si ritireranno dall’Irak.
Una dichiarazione apparentemente di forza ma in realtà debolissima e anche tatticamente sballata.

MA NESSUNO PAGA?
Ora si cerca di arrivare ad una risoluzione dell’ONU di larga intesa, quella larga intesa che non si è voluta allora, quando i due “B”, Bush e Blair, avevano deciso per conto loro e per la quale peraltro nei giorni scorsi non si sono evidenziati passi avanti, anzi magari qualcuno indietro.
Ma per tutte le fesserie, ahimè tragiche fesserie, possibile che nessuno paghi? Possibile, per fare un esempio, che Rumsfeld resti tranquillo al suo posto? Lui e i falchi del Pentagono?
Bush qualche preoccupazione, pensando alla sua rilezione, ce l'ha. Meno Blair la cui popolarità, secondo i sondaggi, é crollata al 22% per via dell'Irak ma é compensata dal vantaggio di avere in campo avversario, quello tradizionale dei conservatori, oppositori abbastanza inconsistenti.
Condividiamo l'appello - che pubblichiamo su questo numero - di Mario Segni, lui contrario alla guerra, a non lasciare soli gli Stati Uniti e ad aiutarli a capire che hanno sbagliato e in cosa hanno sbagliato. Ma evidentemente per questo occorre anche qualche passo indietro di Washington, per esempio mettendo in riga quei falchi che sono i principali responsabili dell'impasse nella quale, per chiamare le cose con il loro nome e quindi per dire le cose come stanno, gli Stati Uniti si trovano oggi a Bagdad e al cospetto del mondo.
Alberto Frizziero

GdS 18 VIII 03  www.gazzettadisondrio.it
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