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NIENTE BENEDIZIONE PASQUALE DELLA SCUOLA. DA UNA PARTE LA DIRIGENTE SCOLASTICA. DALL'ALTRA TUTTI GLI ALTRI
di Alberto Frizziero

La nota per "La Provincia di Sondrio" - La nota per "Il Giorno"
Appendice: la saggezza della mamma musulmana

A Nuova Olonio, frazione del Comune di Dubino, a due passi dal Lago di Como, la dirigente scolastica ha negato al parroco di fare, come da sempre, la benedizione pasquale alla scuola. Poteva essere fatta ma solo alle aule, assenti i ragazzi (fra i quali due di religione musulmana). La vicenda ha avuto eco notevole, in paese e sulla stampa provinciale. Pubblichiamo le due note inviate ai quotidiani "La Provincia di Sondrio" e "Il Giorno" che dovrebbero esser pubblicate domenica
Giova precisare che su questa vicenda, come, in parallelo, su altra che ha riguardato la soppressione quest'anno, per indicazione ministeriale, della celebrazione della Messa alla Festa della Polizia in Sondrio, non si entra nella sfera religiosa. Se ritengono le Autorità religiose prenderanno o no posizione.
Il problema va visto laicamente, ove però laicità non si significa laicismo. Prova ne sia la reazione, pressoché unanime, della gente nonché che opinioni e pareri critici sono venuti anche da persone lontane dalla Chiesa, di altri principi.
Le due note che seguono precisano la posizione assunta. Va aggiunto che ove la dirigente scolastica M. Paola Salomoni, intendesse dire la sua su queste colonne, avrà lo spazio necessario per l'esposizione della sua posizione.

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LA NOTA PER "LA PROVINCIA DI SONDRIO".
“Spett. "La Provincia”
Visto il titolo a tutta pagina 22 di giovedì 18 “La scuola spiega il <NO> alla benedizione” (della scuola di N. Olonio), ho letto con interesse i vari articoli – significativa per saggezza la posizione della mamma degli unici scolari di religione musulmana, riportata in appendice, – ma con attenzione particolare la lettera della dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Delebio, da cui dipende la scuola di Nuova Olonio, M. Paola Salomoni.
Mi sono accinto alla lettura con spirito aperto per valutare con obiettività le ragioni della sua decisione. Sempre con obiettività debbo dire però che, a lettura ultimata, mi sono cascate le braccia. Una educatrice, anzi chi ha la responsabilità di tanti educatori, dopo aver reagito polemicamente nei confronti del Parroco Don Sposato – e in questo non entro –nel merito ha parlato di “norme che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa a tutela dei diritti dei cittadini-scolari, che consentono di distinguere valori sanciti dalla Costituzione e dalle leggi vigenti da pratiche religiose della tradizione cattolica”.
Per la verità ci pare il colmo che un dirigente della Scuola che discetta dogmaticamente in fondamenti giuridici faccia e ingeneri confusione su una questione fondamentale, di sostanza prima che di forma. Quelli sanciti dalla Costituzione, legge fondamentale dello Stato, non sono infatti “valori” – i valori ispirano - bensì “principi”. Oltre la sostanza c’è anche la stessa lettera della Costituzione – chiunque può leggerne l’inizio – ad affermarlo!
Premesso questo ella si è dichiarata pronta “a fornire le risposte mai a me rivolte da Don Sposato” ecc. ecc. sulla base delle “disposizioni che regolano il funzionamento dell’Istituzione pubblica” che dirige.
Con eufemismo questa posizione da parte di chi interviene cattedraticamente, un atteggiamento che a nostro avviso non dovrebbe essere proprio di chi è al servizio dei cittadini, appare sorprendente.
Presa la decisione di rivolgersi alla stampa, con la stessa saggezza della mamma musulmana citata sarebbe stato logico dire “Ho preso questa decisione perché le disposizioni vigenti prescrivono questo e quest’altro visto che tali disposizioni, se ci sono, non sono di pertinenza esclusiva di chi dirige ma sono quadro ordinamentale per tutti, in primis per le famiglie ma anche d’interesse dell’intera opinione pubblica che è stata in misura massiccia, a ragione o a torto, coinvolta.
La questione non è una querelle a due tra Dirigente scolastica e Parroco, o una questione da esaminarsi al chiuso tra lei e l’Amministrazione Comunale.
E’ giusto che tutti siano informati di queste “disposizioni” richiamate come fonte della scelta di impedire la benedizione della scuola con presenti gli alunni. Non dimentichiamo che un conto è la lettera delle disposizioni e un altro conto l’interpretazione delle disposizioni, la prima certa, la seconda opinabile. Se la risposta è nella lettera della circolare nulla quaestio, se si tratta di interpretazione tutti hanno il diritto di valutarla, magari anche per condividerla se essa si appalesa, sostanza del problema a parte, giuridicamente corretta.
Tornando alla Costituzione, - vi fosse lo spazio meriterebbe analisi il combinato disposto degli articoli 2 e 3 -, giova ricordare che in base all’art. 7 i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dal Concordato, quello del 1929 variato dalla legge 25 marzo 1985, n. 1211.
Sul piano dei principi due soli stralci:
1) “La Repubblica italiana e la Santa Sede si sono impegnate al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese”
;

2) “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”.
Evidentemente queste solenni affermazioni di principio non sono tenute in conto, così come il comune sentire delle famiglie, quella di diversa religione compresa, significativo contributo alla equilibrata formazione dei ragazzi.
Scendiamo dunque di livello, da quello formativo a quello normativo.
La Circolare Ministeriale del 13.2.1992 non esclude la partecipazione degli alunni ad attività di carattere religioso, ivi compresa la visita del Parroco, previa autorizzazione del Consiglio di Circolo o d’Istituto e non del dirigente scolastico, circolare confermata nella sua legittimità con i pareri numero 391 e 392 del Consiglio di Stato in data 26.3.1993.
Come tanti che seguono la questione, io non sono uomo di scuola né cultore del diritto se non, in una certa misura, per temi concernenti il territorio. Non mi fermo quindi alla normativa citata perché potrebbero esserci disposizioni più recenti di natura diversa visto che ad essa si richiama la dirigente scolastica. Le ha evocate ma non citate, neppure con sintetico riferimento.
Errare è umano con quel che segue. Lecito quindi attendersi che la dirigente scolastica, coerentemente alle proprie funzioni e al proprio dovere di funzionario pubblico, al servizio dei cittadini, spieghi, o comunque indichi, la fonte della sua decisione a tutti.
Se nella lettera di tali disposizioni si ritrova il punto specifico nulla quaestio, ha ragione, e laicamente, le andrà riconosciuta.
Se si tratta di interpretazione la cosa è diversa.
L’interpretazione potrebbe essere legittima, ma in tal caso correttezza vuole che non si faccia riferimento “a disposizioni” bensì “a personale interpretazione di disposizioni”. Questo anche perché esiste un Istituto, quello della “interpretazione autentica” di una norma che compete solo a chi la norma ha emesso.
Se emergesse che vi può essere discrezionalità interpretativa si valuterà e in ogni caso si avrà una risposta perché la questione avrà comunque il suo ovvio sviluppo ben oltre la provincia
Aggiungiamo infine che ove emergesse che la dirigente ha sbagliato non interessa una sua ammenda. In tal caso quel che conterebbe sarebbe sapere quali siano i comportamenti da assumere, ovunque, nel futuro.
Il “vulnus” nella sostanza resta comunque.

Alberto Frizziero

LA NOTA PER "IL GIORNO"
Spett. “Il Giorno”
Leggo l’articolo di giovedì 18, titolo “Benedizione negata, risponde il dirigente scolastico: abbiamo rispettato la Costituzione”.
La dirigente scolastica che ha negato la benedizione alla scuola di N. Olonio si riferisce ai ” valori sanciti dalla Costituzione”, facendo e ingenerando confusione, sorprendente in un dirigente scolastico che pone il caso sul terreno giuridico. La Costituzione infatti non sancisce affatto “i valori” - bensì “i principi” . Nella sostanza va detto che i valori ispirano, altra cosa; nella forma le consigliamo la lettura dell’inizio della Carta Costituzionale.
Secondo aspetto negativo. Tale dirigente dichiara di essere pronta a fornire al Parroco “le risposte alle domande”. . La questione non è querelle privata tra lei e il Parroco, o tra lei e il Comune, bensì cosa di interesse di tutta la collettività. Un pubblico funzionario, che è al servizio dei cittadini, ha il dovere non di dire che ha deciso perché le disposizioni dicono così, ma di dare, se c’è, la fonte normativa, o comunque i suoi estremi, a tutti.
Terzo aspetto. La Circolare Ministeriale del 13.2.1992 (confermata due volte dal Consiglio di Stato), non esclude la partecipazione degli alunni ad attività di carattere religioso, ivi compresa la visita del Parroco, a condizione che vi sia l’autorizzazione del Consiglio di Circolo o d’Istituto e non del dirigente scolastico. E’ superata? Dica come o almeno la fonte.
Quarto aspetto. La dirigente si appella a “disposizioni”. Piccolo particolare: un conto sono le norme e un conto è l’interpretazione delle norme. Se siamo, come credo, in questo secondo caso parli appropriatamente di sua interpretazione e non, inesattamente, di “disposizione”, con le conseguenze del caso.
Se ha ragione giusto riconoscergliela. Se è sua interpretazione giusto sottolinearlo e analizzarne con serenità il fondamento, non solo per N. Olonio ma per sapere come regolarsi ovunque.
Alberto Frizziero

APPENDICE:
LA SAGGEZZA DELLA MAMMA DI RELIGIONE MUSULMANA

La mamma dei due unici bambini della scuola, di religione musulmana, ha rilasciato al quotidiano "La Provincia di Sondrio" una dichiarazione di tale saggezza e buon senso da meritare la ripubblicazione integrale.
Questa la sua dichiarazione che riprendiamo dal quotidiano "La Provincia di Sondrio" di oggi giovedì 18 aprile:

"Sono veramente amareggiata dalla questione che ha coinvolto Don Sposato, con il quale ho avuto subito un chiarimento, anche per evitare che mi si additasse come in qualche modo corresponsabile della decisione presa a scuola, dato che i miei figli sono gli unici appartenenti a un'altra religione. Casa mia é sempre stata benedetta e i miei figli frequentano sia l'oratorio, sia le ore di religione, perché ritengo fondamentale la conoscenza anche delle religioni diverse dalla nostra.
La decisione di vietare la benedizione é del tutto sbagliata, anche perché essa non esclude la libertà di chi non la condivide di poter uscire dall'aula nel momento in cui viene impartita.

Questo "caso" non doveva nascere perché non ne esistevano i presupposti.
E' possibile convivere nello stesso paese e nella stessa scuola mantenendo le proprie tradizioni, la propria cultura e la propria religione, che
sono poi i fattori che costituiscono l'identità di ciascuno di noi"


GdS 18 IV 02

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