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Come ci sentiamo Cristiani?
di G. Lucini

DIBATTITO                       

Come ci sentiamo cristiani?
Ho seguito la polemica di questi giorni ed ho cercato di ragionare freddamente, da uomo prima che da cristiano e sono arrivato a delle conclusioni forse paradossali, ma a mio avviso fondate sul piano del diritto, sul piano antropologico e sul piano religioso. Forse meno sul piano "laico", ma, anche qui, bisogna poi vedere cosa sta dietro questa parola: "laico", che taluni interpretano come anti-religioso o "estraneo" alla religione.
Chiarisco subito partendo da quest'ultimo aspetto: il "laico", colui che nel suo giudizio si appella alla razionalità, non può ovviamente appellarsi a una razionalità "a priori", quasi kantianamente. Il nostro pensiero "razionale" è pur sempre un pensiero prodotto nel divenire, nella storia (ed ecco qui l'aspetto antropologico). Un "laico" che sia anche avveduto e colto, riconosce che le tradizioni, gli usi e i costumi fanno legge, fanno diritto. Di più, un laico colto e intellettualmente onesto, non ha difficoltà a riconoscere che il discorso di Dio (accettato, contestato che sia) è parte della storia dell'uomo, un termine del suo mondo psicologico che l'uomo rende materiale nel mondo fisico con i simboli, come il crocefisso. E io credo che una legge che non accetti questa impostazione non è una legge per l'uomo, ma un'astrazione, sul piano del diritto. Io, cristiano, vedo ogni giorno simboli che vorrei contestare, contro i quali vorrei insorgere, ma che lo stato "laico", a ragione, difende per difendere la libertà di coloro che li vogliono: mi si spieghi allora lo Stato laico non dovrebbe difendere un simbolo nel quale mi identifico e, come me, milioni di italiani. Che cos'è dunque questa "laicità", qualcosa contro la "religiosità"? La religiosità e i suoi simboli "offendono" qualcuno? Mi sento più offeso da molte cose, la pornografia ad esempio (sbandierata come "conquista" laica e libertaria - e non lo è affatto, anzi, proprio il contrario -, i simboli della violenza così profusi dai mass-media, ecc. ecc. Che cosa ha fatto questo Cristo perché sia così "laicamente" odiato? Che libertà impedisce? A chi limita la possibilità di esprimersi?
E veniamo alla sentenza, che in sé non è "sbagliata", come nessuna sentenza lo è, ma è un'interpretazione profondamente viziata da una mentalità restrittiva e censoria, che restringe il diritto e non lo allarga. Non è il caso di insorgere contro la sentenza: quel giudice ha dato una risposta che gli strumenti (culturali, umani, del diritto, ecc. ecc.) suoi personali lo spingevano a dare. Deferirlo a una commissione disciplinare è, a mio avviso, ignoranza del fatto più elementare della giustizia, che è un atto di pensiero libero seppur argomentato, non una formula algebrica, altrimenti ci serviremmo dei Personal Computer per fare le sentenze, risparmiando un sacco di soldi sulla spesa pubblica. Ora, questo giudice ha esposto le sue ragioni nella motivazione della sentenza, e su queste possiamo eccepire perché è una visione del mondo legittima alla quale possiamo contrapporre un'altra visione del mondo altrettanto legittima.
La questione è mal posta: invece di pretendere la rimozione del crocefisso, umiliando i sentimenti di gran parte degli alunni e dei genitori di mquella scuola, la questione di diritto doveva essere posta in altri termini: io frequento quella scuola, pago le tasse, sono cittadino italiano e pertanto chiedo, in nome della parità con i miei connazionali e i miei compagni di banco, di potermi anch'io riconoscere in un simbolo religioso. In nome della parità sul piano del diritto insomma, io chiedo che anche a me sia riconosciuto un diritto, non che sia tolto ad altri perché io non ne posso godere. Così posta la questione sul piano del diritto non ci sarebbe nulla da eccepire perché invoca un allargamento, non un restringimento. Peraltro sarebbe anche in linea con le encicliche conciliari, ad esempio la "Lumen Gentium" e non farebbe una grinza né per gli aspetti religiosi di ecumenismo, né per gli aspetti antropologici, né andrebbe contro i nostri valori democratici che sono valori di accoglienza, tolleranza, conoscenza dell'altro, ricerca di quanto unisce. Sicuramente offrirebbe ai ragazzini delle scuole un argomento in più a favore della religione, che è poi - la religione - sempre una storia di "rivelazione" del Trascendente nella storia, e il Dio che si venera noi cristiani non è certo "diverso" dal Dio che venerano i maomettani: diverso sarà invece il modo di intenderlo, diverso il modo di concepire questa "rivelazione". Si offrirebbe spunto a un confronto sulla visione del trascendente, per accogliere o per negare non ha importanza, ma non per impedire.
G. Lucini

GdS - 18 XI 2003 - www.gazzettadisondrio.it

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