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SANT'AGOSTINO
di Lorenzo Boccanera, Franco Monteverde, Agostino Trapé

Prima parte: Sant’Agostino e l’Opera Omnia. Un grande -  L'Opera Omnia - Seconda parte: Sant’Agostino in Internet. Per la verità, per la cultura - In preparazione - Terza parte: L’importanza di Agostino. Pensatore di grande fascino - La dottrina agostiniana - Ritorno alle fonti - Limiti - Ecumenismo - L'Agostinio perennemente attuale.                         

 
Prima parte: Sant’Agostino e l’Opera Omnia


UN GRANDE
Sant'Agostino è, per riconoscimento unanime, uno degli uomini che più hanno onorato la Chiesa cattolica, la civiltà occidentale, l'umanità e hanno esercitato nel pensiero delle generazioni successive un'influenza così profonda e così duratura.
Fu insigne filosofo, teologo, mistico, poeta e pastore; con estrema sensibilità storica seppe guardare nel mistero dell’uomo e nel destino dei popoli, e fu capace di dire ai contemporanei, che vivevano alla fine di un mondo, le parole opportune della fede e della speranza cristiana: fu interprete delle loro anime, consolatore delle angosce, guida sicura nei sentieri del mistero.
Morendo ad Ippona nel 430 d.C., lasciò un immenso patrimonio di scritti che i posteri hanno diligentemente conservato e avidamente letto.
Il patrimonio agostiniano è restato vivo attraverso i secoli, e i pensatori e gli scrittori occidentali si sono rivolti ad Agostino come a un grande maestro.
Anche oggi, ognuno sembra trovare nelle sue opere qualcosa che lo attrae e lo stupisce: o l'altezza delle intuizioni metafisiche o la sicurezza delle dimostrazioni teologiche o la profondità dell'introspezione interiore o l'ardore delle ascensioni spirituali; o anche la luminosità dello zelo pastorale e la ricchezza sempre nuova della fantasia e del calore umano.
Molto opportunamente Giovanni Paolo II, nella sua lettera apostolica “Augustinum Hipponensem”, raccomanda “di mantenere vivo e attraente il fascino di sant'Agostino anche nella società moderna, del suo ideale stupendo ed entusiasmante, perché la conoscenza esatta e affettuosa della sua vita suscita la sete di Dio, il fascino di Cristo, l'amore alla sapienza e alla verità, il bisogno della grazia, della preghiera, della virtù, della carità fraterna, l'anelito dell’eternità beata...”.

L'OPERA OMNIA
La pubblicazione in edizione latino italiana dell'“Opera Omnia” di Sant'Agostino, rappresenta indubbiamente uno degli eventi editoriali e culturali più importanti degli ultimi anni. Questo grandioso progetto ha preso avvio nel 1965 con le Confessioni, opera cardine nel pensiero e nell'esperienza del vescovo di Ippona, uno dei più grandi libri che siano mai stati scritti e una di quelle opere, così vicine alla sensibilità dell'uomo d'oggi, che più riescono a conquistare la mente e il cuore.
Era, dunque, urgente che, in Italia, si promuovesse l'iniziativa di mettere in circolazione, per tutti, gli scritti di sant'Agostino. Questa edizione italiana sarà senz'altro utilizzabile da un vasto pubblico che non è e non può essere solo di specialisti.
La pubblicazione di tutte le opere di Agostino in edizione bilingue latino-italiano (con testo latino criticamente accertato, anche se questa non è una nuova edizione critica del testo latino) è un fatto di grande rilevanza nel panorama editoriale italiano, mai tentato, e contribuirà in modo decisivo ad una sempre maggiore conoscenza della figura e del pensiero del vescovo di Ippona. La pubblicazione dell'“Opera Omnia” comprende circa 50 volumi, con oltre 500 pagine ognuno in media, divisi in tre parti secondo il triplice genere letterario seguito dallo stesso Agostino nel recensire le sue opere, cioè: libri, lettere e discorsi.
I libri sono raccolti secondo l'argomento: opere autobiografiche, filosofico dommatiche, morali, esegetiche, polemiche. Le opere polemiche sono distinte secondo gli avversari contro cui furono dirette: manichei, donatisti, pelagiani, ecc.
La traduzione è stata fatta con grande impegno ed amore cercando di conciliare insieme la tinta e gli espedienti retorici del latino agostiniano che le esigenze ed i gusti di un lettore moderno.
Un giudizio definitivo su questa enorme iniziativa editoriale non può certo darsi, ma è indubbio che si tratta di un fatto importante per l'editoria.

Seconda parte: Sant’Agostino in Internet

PER LA VERITA', PER LA CULTURA
La pubblicazione via Internet, dunque, delle opere di un uomo che fu insieme pastore di anime e grande pensatore, vuole soddisfare alle esigenze intellettuali degli studiosi e a quelle spirituali di chi, dietro un maestro così grande e sicuro, cerca la verità per trovarla, amarla e aiutare tutti quelli che gli stanno a cuore a trovarla e amarla.
Nella pagina iniziale del sito appare il nostro programma in quattro grandi sezioni:
a) pubblicare tutto Sant’Agostino al più presto - perché la cosa principale per conoscere Agostino è di leggere tutto Agostino -;
b) apprendere la vita di Agostino con gli occhi e il cuore del suo primo biografo, Possidio, e continuare nella sua conoscenza lungo un tracciato, preso dalle sue opere, che ne analizza la fisionomia caratteriale, intellettuale, morale e spirituale;
c) fornire - attraverso una serie di apparati, tavole di confronto, sussidi vari - tutto l’occorrente per orientarsi nei luoghi, nei tempi storici e nelle varie circostanze della vita e delle opere del Santo;
d) agevolare la comprensione del pensiero e dell’attività del Santo con l’aiuto dell’indice analitico di tutte le sue opere (sia nella versione latina, per il piacere di chi vuol sentire la voce dell’Autore, sia nella versione italiana).

IN PREPARAZIONE
Inoltre stiamo preparando, rifacendoci all’opera di grandi studiosi, una lettura della vita, delle opere, del pensiero e della santità di Agostino. Stiamo raccogliendo anche una lunga serie di testi, divisi per temi o chiavi di lettura, che possono essere utili per chi volesse trovare - almeno fintanto non si sia allenato per una ricerca personale, molto più vantaggiosa per i propri bisogni e gusti - risposte sviluppate per la riflessione o la meditazione.


Terza parte – L’importanza di Agostino
                               di Padre Agostino Trapè


PENSATORE DI GRANDE FASCINO
Non le condizioni ambientali resero famoso Agostino, ma l’altezza del suo ingegno, la vastità degli interessi, la molteplicità veramente sorprendente degli scritti. Fu filosofo ma anche teologo, teologo ma anche pastore, pastore ma anche mistico, mistico ma anche polemista, polemista ma anche grande oratore, amante del suo popolo e mite con gli avversari.
Agostino è filosofo, teologo, mistico e poeta insieme; e tutto ciò in grado eminente. Queste altissime qualità si completano a vicenda e creano un fascino a cui è difficile resistere. È un filosofo, ma non un freddo pensatore; è un grande pensatore che fa e disfà i suoi pensieri finché non ha trovato ciò che cercava. Le forze che lo sospingevano erano due: l’amore per la verità e la verità dell’amore o, piú brevemente, l’amore per la verità amata e cercata con tutta l’anima. È un teologo, ma anche un maestro di vita spirituale; è un mistico, ma anche un pastore; è un poeta, ma anche un polemista. Ognuno perciò trova in lui qualcosa che lo attira e lo stupisce: o l’altezza delle intuizioni metafisiche, o la ricchezza e l’abbondanza delle dimostrazioni teologiche, o la forza e l’efficacia della sintesi, o la profondità psicologica delle ascensioni spirituali, o la ricchezza della fantasia, della sensibilità, dell’ardore mistico.
L’Agostino perenne è l’Agostino della grande teologia: la teologia della Trinità, della Redenzione, della grazia, del “Christus totus”, della storia; è l’Agostino del sapiente metodo teologico, che unisce insieme l’ardente desiderio di capire e la ferma adesione all’autorità della fede, il senso vivo del mistero e l’orientamento costante della scienza alla carità; è l’Agostino dalla profonda esperienza religiosa, che sa suggerire la voce della preghiera, sa comunicare il fremito dell’amore, sa dire le parole della speranza.

LA DOTTRINA AGOSTINIANA
La dottrina agostiniana ha come merito principale la molteplicità degli aspetti e la forza della sintesi.
In realtà Agostino è il grande pensatore che ha costruito sintesi grandiose e profonde sulle quali, poi, come su binari sicuri, si è mossa la cultura occidentale.
Ricordo alcune coppie di termini, apparentemente opposti ma necessariamente uniti, che servono a costruire quelle grandi sintesi.
1) Ragione e fede. La soluzione agostiniana del grande problema - un problema che attraversa, volere o no, ogni cultura - poggia sull’esaltazione di due primati, quello temporale della fede e quello assoluto della ragione. Luminosa distinzione, che permette alla linea dottrinale del vescovo d’Ippona di passare incolume tra gli scogli opposti del fideismo e del razionalismo, unendo insieme, senza confonderli, gli apporti della ragione e della fede: della ragione, che non perde il suo primato in ordine alla conoscenza della verità; della fede, che mantiene anch’essa il suo primato, ma temporale, non assoluto. Quando questi due primati sono stati separati l’uno dall’altro, o assolutizzando il secondo, quello della fede, o lasciando solo il primo, quello della ragione, la cultura ha imboccato filoni diversi, giungendo a conclusioni anch’esse molto diverse. In ogni caso è sempre istruttivo e stimolante vedere come il vescovo d’Ippona li ha tenuti insieme dimostrandone le mutue esigenze e il radicamento nella struttura dello spirito umano.
2) Dio e l’uomo. E’ l’altro grande binomio che il vescovo d’Ippona non ha mai separato e alla cui conoscenza ha ricondotto tutto l’umano sapere. Se ha detto cose stupende su Dio, altrettanto stupende le ha dette sull’uomo. Agostino ha pensato a Dio in ordine all’uomo come l’Eterno all’interno dell’uomo (“internum-aeternum”) e secondo la forma triadica che l’uomo possiede: Dio è la causa dell’essere, la luce del conoscere, la fonte dell’amore. E ha pensato all’uomo in ordine a Dio: l’uomo, perché immagine di Dio, è capace di Dio e bisognoso di Dio. Egli dimostra in tante sue opere che solo in Dio trovano soluzione i problemi dell’uomo. Ma a Dio non si giunge se non per mezzo di Cristo.
3) Libertà e grazia. E’ il terzo binomio, che nasce dalla profonda problematicità dell’uomo e su cui Agostino gettò tanta luce d’intelligibilità. Egli difese con molto equilibrio l’uno e l’altro termine: il primo per render conto della grandezza dell’uomo, il secondo per render conto della sua fragilità e per porvi rimedio. La sintesi agostiniana è entrata nei tessuti del pensiero occidentale e giova ricercarla nelle opere del Maestro per ritrovarla nella sua genuinità e nel suo equilibrio.
4) Cristo e la Chiesa.
5) Verità e amore. Altra sintesi che ha per base due termini che non si possono separare e che Agostino non ha mai separato. Scrutando nell’abisso dell’interiorità umana, dove abita la verità - “la verità abita nell’uomo interiore” -, scopre che l’uomo conosce ed ama; il suo verbo - quello che dice interiormente pensando, il verbo che non ha lingua - gli è unito tramite l’amore. E poiché ama la conoscenza e conosce l’amore, il verbo è nell’amore e l’amore nel verbo e tutti e due nello spirito che ama e dice il verbo, il quale altro non è che conoscenza amorosa. E’ facile capire come Agostino abbia parlato sempre della verità animata dall’amore e dell’amore illuminato dalla verità. Né intellettualismo, né volontarismo, ma simbiosi dell’uno e dell’altro per la compresenza dell’atto teorico e dell’atto volontario. Egli pertanto poteva dire, senza paura di essere frainteso: “Ama e fa’ quel che vuoi”.
6) Amore privato e amore sociale. Un altro binomio, che serve ad Agostino per creare un’altra celebre sintesi, la sintesi delle due città. Si sa che l’autore della “Città di Dio” narra la storia dell’umanità raccogliendola in due città: la città dei giusti e la città degli iniqui. Le due città sono fondate su due amori, che sono appunto l’amore privato e l’amore sociale, cioè su egoismo e carità.
Sono questi binomi i grandi binari su cui si è mossa la cultura occidentale.

RITORNO ALLE FONTI
E’ utile tornare alle fonti e vedere come li ha impostati e risolti una grande mente che sentiva la vocazione del pensatore ma che accettò per obbedienza il compito di pastore, e pastore per di piú di una piccola diocesi africana. Brevi accenni che possono servire, a chi conosce la storia del pensiero occidentale, a ritrovarvi la presenza e l’influsso del pensiero agostiniano: dai tempi di S. Tommaso e S. Bonaventura - due grandi interpreti, anche se in misura diversa, dell’agostinismo - fino ai giorni nostri. Per riferirmi al pensiero contemporaneo, se anche si volesse prescindere dagli influssi di Pascal e di Kierkegaard - notoriamente debitore del pensiero agostiniano il primo, meno notoriamente ma non meno realmente il secondo -, non si può non constatare che alcune forme di esistenzialismo, lo spiritualismo di Bergson, Le Senne, Lavelle, Blondel, Sciacca, Guzzo, Carlini, Stefanini - per fare solo alcuni nomi -, il personalismo di Mounier, il problema dei valori dello Scheler, l’essere e la verità in Heidegger, la corrente neoscolastica e quella neo-agostiniana, e grandi pensatori di oggi come Jaspers, Gilson, Guitton ecc.n tutti si richiamano su argomenti non secondari ad Agostino.

LIMITI
Senza dubbio, anche in Agostino, come in ogni uomo, ci sono limiti. Il lettore li troverà probabilmente nella erudizione, che, pur non essendo volgare, non spaziava liberamente nel mondo della letteratura greca; nella foga della polemica, che non gli permette sempre di limare il linguaggio; nella diversa maniera con la quale si muove nel mondo delle idee e in quello dei fatti; nella forza inesorabile della dialettica, che, illustrando una verità, sembra farne dimenticare un’altra. Questi limiti nascono sia dalla personalità di Agostino, che conobbe il tormento e la radicalità del convertito, sia dalla sua formazione filosofico-teologica, sia anche, anzi maggiormente, dal tempo in cui gli toccò di vivere. Ma essi non hanno impedito nel passato che fosse il maestro comune dell’Occidente cristiano. In realtà da lui ci vengono molte più luci che ombre. “Se l’età dei Padri”, scrive Guitton, “non avesse avuto Agostino e l’età delle origini non avesse avuto Paolo, il corso della storia occidentale sarebbe stato completamente diverso”.
Ma Agostino, pur presente in molti rivoli, si trova nella sua interezza nella fonte, cioè nei suoi scritti. Egli può aiutarci, meglio di ogni altro, a risolvere i nostri problemi, che sono molti e gravi, ma non sono piú gravi né piú numerosi di quelli che tormentò l’epoca sua, un’epoca di profonde trasformazioni e di difficili passaggi da un mondo a un altro.
Agostino interessa come uomo per i suoi errori e le sue conquiste, il suo vagare lontano dalla fede cattolica e il suo ritorno a questa fede, la sua conversione e le decisioni che l’accompagnarono, il suo servizio alla verità ritrovata, alla giustizia (che pose a fondamento della vita sociale), alla pace, al bene di tutti gli uomini anelanti a quella città, come egli spiega, “dove la vittoria è verità, dove la dignità è santità, dove la pace è felicità, dove la vita è eternità”: quattro stupende equazioni che rivelano l’uomo Agostino e l’animo di tutti gli uomini pensosi di sé. Egli ha quindi ancora qualcosa da insegnare: nel generale smarrimento dello scetticismo il metodo di cercare la verità, tra le nebbie del materialismo dilagante la forza purificatrice della spiritualità, nelle vuote pretese del razionalismo la luce della fede, nell’orgoglio del naturalismo il ruolo salvifico della grazia. A chi difende solo la fede ricorda le esigenze della ragione, a chi si appella alla sola ragione ricorda la necessità della fede; a chi nega la libertà ne ricorda l’esistenza e il pregio, a chi la esalta come l’unico elemento della salvezza ricorda la necessità della grazia. Interpretando la storia partendo dalla metastoria, egli ha messo le fondamenta per una civiltà dell’amore.

ECUMENISMO
Un’ultima ragione dell’attualità di Agostino: quella ecumenica. Nel momento triste e doloroso della divisione della cristianità occidentale, si discusse molto sulla vera interpretazione del pensiero agostiniano, e da sponde ormai lontane ci si appellò ad esso: questo stesso pensiero, studiato nelle sue fonti genuine, può essere un punto comune d’incontro ed un efficace punto di partenza per una sintesi nuova insieme ed antica, che riconosca gli aspetti dottrinali che uniscono e superi, nella verità e nella carità, quelli che dividono, preludendo cosí alla ricomposizione di quell’unità che fu il grande ideale di Agostino pensatore e pastore. La città di Dio non conosce che una sola vittoria, quella della verità: una vittoria che non umilia nessuno, e onora tutti.
Non già che Agostino sia stato sempre approvato e seguito da tutti, ma è stato sempre presente come motivo di riflessione, stimolo di ricerca, punto di confronto, anche quando è stato criticato e interpretato in modo diverso.
Agostino è un maestro, del resto, umile e discreto; che non si dà arie, che non si sente superiore agli altri, perché considera la verità un bene comune di tutti, che si limita ad esporre le sue faticose esperienze, che esorta tutti a farsi discepoli dell’unico Maestro affinché non si abbia bisogno di altri maestri. D’altra parte Agostino vero, quello della storia, quello degli scritti, è molto più ricco e più armonioso di quanto non appaia attraverso il prisma decompositore di certe correnti di pensiero che, più o meno a ragione, si richiamano a lui.

L'AGOSTINO PERENNEMENTE ATTUALE
Ora è questo, quello “vero”, l’Agostino perennemente attuale. L’Agostino della filosofia cristiana: dell’“internum-aeternum”, che richiama all’interiorità e fonda la trascendenza; dell’uomo “abisso profondo” e immagine di Dio, che da Dio ha l’essere, la conoscenza, l’amore, doni che solo in Dio può custodire; dell’uomo fragile e peccatore che anela alla libertà e alla salvezza che solo Cristo può dare; delle relazioni tra il tempo e l’eternità; delle grandi sintesi che uniscono i due poli senza confonderli; della città di Dio, che, fondata sull’amore “sociale”, è universale per sua natura, che “recluta cittadini da tutte le nazioni, raccoglie membri da tutte le lingue, non badando alle differenze di costumi, di leggi, d’istituzioni... non sopprimendo né distruggendo, anzi accettando e conservando tutto ciò che, sebbene diverso nelle diverse nazioni, tende al solo e medesimo fine della pace terrena, purché non impedisca la religione che c’insegna ad adorare l’unico, sommo e vero Dio”.

Riferimenti:
Lorenzo Boccanera Augustinus.it – webmaster Padre Franco Monteverde curatore E-mail: web@augustinus.it

GdS - 26 XI 2001


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