Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Come ci sentiamo Cristiani?
di Valerio Delle Grave

DIBATTITO                                     

“Tante cose possono essere tolte a noi cristiani. Ma la Croce come segno di salvezza non ce la faremo togliere. Non permetteremo che essa venga esclusa dalla vita pubblica!”
Questa breve ma inequivocabile frase fu pronunciata dal Santo Padre, nel corso dell’Angelus di mezzogiorno, Il 21 giugno 1998.
Come si può intuire non é da ora che é aperto il dibattito (o la polemica) sulla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici.
In questi giorni la questione (temporaneamente assopita) é balzata all’onore delle prime pagine dei giornali e degli schermi televisivi a seguito della sentenza emessa dal giudice di una città dell’Abruzzo. E mai frase come quella evocata sopra si é dimostrata appropriata.
Qualcuno, in modo strumentale, tenta di farne una bandiera politica appellandosi alla legge. Altri sostengono che sia un problema di equità socioculturale. Taluni hanno scomodato lo stato di diritto, altri la laicità dello stato, e via di seguito.
Poi si sono mossi (e non poteva essere diversamente) il fondamentalismo, il clericalismo, le gerarchie, i rappresentanti delle varie confessioni, i burocrati, le istituzioni, eccetera.
Insomma, si sono scatenati un pò tutti. Ma i “fedeli” cosa dicono?
Torniamo, allora, alla frase del Papa. A quel “noi cristiani”.
Il “noi ” pronunciato in quella frase é proprio riferito a “noi cristiani”; a noi che ci riconosciamo (ci riconosciamo?) nella Chiesa universale di Cristo come comunità di credenti. Tocca a noi tutti, quindi, chiarirci bene le idee sul significato della fede che diciamo di professare. Anzitutto chiedendoci cosa e chi riconosciamo in quella croce; chiedendoci: cosa veramente rappresenta per noi il Crocifisso? Senza farisaiche ipocrisie.
Certo, guardando i comportamenti e sentendo le affermazioni fatte da taluni nostri maggiorenti politici, ministri compresi, non si ha una buona impressione di come vorrebbero difendere il Crocifisso.
Anche sul nostro modo di vivere la fede non si ha una buona impressione: troppa ostentazione di ricchezza, troppo individualismo, troppa intolleranza verso “l’altro”, troppo fondamentalismo, troppi silenzi e troppe contraddizioni da parte di tutti (anche da una parte del clero e della gerarchia), rispetto ai dettati Evangelici.
Mi viene in mente quanto osservato alla televisione l’indomani della strage di Nassirya in Iraq. La vedova di quel carabiniere morto nell’attentato , che dichiarava all’intervistatore: “lui é andato in missione nel nome del Vangelo di Gesù, per aiutare, per soccorrere quelli che avevano bisogno, soprattutto i bambini”.
Ecco cosa rappresenta, secondo me, il Crocifisso! Rappresenta chi é stato crocifisso come Lui. E oggi sono crocifissi le vittime del terrorismo, le vittime delle pulizie etniche, i perseguitati da regimi dispotici, i miserabili e sfruttati dalle società opulente, i disoccupati, i senza casa, i senza patria, i senza cibo, i malati senza medicine per curarsi, eccetera. Le vittime senza colpa, gli innocenti. Proprio i senza colpa e innocenti come Lui, la pochezza umana vuole crocifiggere perchè deboli e indifesi e perchè infastidiscono, in quanto interpellano ogni momento la coscienza di ciascuno, cioè inducono alla riflessione, alla responsabilità.
E chiediamoci allora: ai nostri figli come abbiamo rappresentato e rappresentiamo il crocifisso? Come un cimélo da appendere al collo o alle orecchie, magari tempestato di brillanti? Come un arredo più o meno pregiato per le nostre case? Oppure come simbolo di unità universale, di tolleranza umana , di condivisione della sofferenza altrui e di amore verso l’altro?
A me pare, quindi, che prima di sollevare polveroni scandalistici che spesso sottendono altri pensieri meno nobili (come la xenofobia), si ripensi a che cosa e a chi ci richiamiamo quando intendiamo difendere il Crocifisso. Riflettere su noi stessi, mentre si osservano certi fatti, forse ci aiuta a capire meglio il significato di ciò che spesso facciamo solo per abitudine , anziché per solide convinzioni.
Valerio Delle Grave

GdS - 18 XI 2003 - www.gazzettadisondrio.it

 ________________________________________

Torna a Fatti dello Spirito

Torna all'l'indice generale

  Torna alla prima pagina