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Legge discoteche: il Parlamento nicchia
di Gianni Toffali

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Come riportato da molti quotidiani, il Vescovo di Verona, Padre Roberto Flavio, ha bacchettato aspramente i parlamentari italiani per la mancata approvazione della legge sulla chiusura anticipata delle discoteche. Una tirata d'orecchi e una lezione di responsabilità al mondo politico, pressato, ma non per questo giustificato, dalle lobby dei proprietari delle discoteche. Ma la responsabilità alla mancata legge, non è imputabile ai soli politici o alla brama di guadagno dei gestori di discoteche, che non appartenendo all'ordine delle dame di carità considerano i giovani alla stregua di limoni da spremere (basti pensare ai prezzi esosi delle consumazioni), ma anche dagli stessi interessati. Sono stati infatti i giovani in primis, a non aver voluto prima ed a aver gioito poi, per l'insuccesso dell'iter legislativo. Una ridicola moda creata ad arte dall'industria del divertimento e che attinge alla "cultura" dello sballo e dell'effimero, ha stabilito che chi torna a casa presto, è un pollo o un'imbranato. Così la gara al "tiratardi", si traduce puntualmente in uno stillicidio di vite umane. Ma la natura, non ha forse creato il giorno per lavorare, la sera per svagarsi e divertirsi e la notte per dormire? Una realtà banale, ma che a ribadirla si corre il rischio di passare per trogloditi poco aggiornati sui nuovi costumi nazionali. Si dice che i giovani di oggi siano più liberi, emancipati, creativi, critici e responsabili rispetto ai loro padri. Ma perchè allora si lasciano facilmente sedurre da modelli di "divertimento" che a fine serata (pardon…inizio mattinata) li rende simili a zombi inebetiti? Chi ha diffuso la leggenda metropolitana che le discoteche e locali simili, siano gli unici luoghi deputati possibili dove anima e corpo possono trovare ristoro dopo una lunga settimana di lavoro e di studio? Checchè ne dicano i proprietari di discoteche "pelosamente" schierati a fianco dei giovani nel difendere il "diritto" a fare le ore piccole (leggasi, a farsi del male), i giovani devono convincersi che l'unica salute a cui l'industria del divertimento ha a cuore, è quella delle sue casse, non certo la loro. Non sta in un frenetico ballo, in una pasticca o in un micidiale cocktail la risposta al legittimo desiderio di divertimento, di socializzazione e di amicizia. Si dirà, come da copione difensivo è stato già detto, che queste bravate si possono fare prima di entrare, vero, ma solo in parte. Suvvia, siamo realisti, le discoteche vendono paradisi artificiali, miraggi nel deserto, dove però l'illusione di apparire e di potere dura lo spazio di un istante. E il risveglio è talvolta tragico. Eppure ci sono molti altri modi più intelligenti per divertirsi, basta solo guardarsi attorno, le occasioni non mancano. I giovani discodipendenti a corto di fantasia si facciano consigliare dai loro genitori...qualora siano presenti.
Gianni Toffali

GdS - 30 IV 2004 - www.gazzettadisondrio.it

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