Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

La predica che dovrebbero fare i sacerdoti
di Alberto Frizziero

 

Un tempo a scuola era di prammatica misurarsi con la traduzione di alcuni brani di letteratura latina. C'erano le Catlinarie, il De Bello Gallico e tante altre cose. Fra queste l'apologo di Apelle. Guardando il quadro del sommo artista un ciabattino osservò che i calzari non erano fatti a regola d'arte. Apelle provvide. Il ciabattino volle insistere con un'osservazione su un'altra parte del dipinto al che si sentì dire "ciabattino fa il tuo mesitiere".
La frase dialettale oggi molto usata, "ofelée fa' el to' mesté", é una diretta derivazione di quell'apologo.
E questa frase potrebbe essere detta a noi, dopo la lettura della nota che segue, nella variante "prete sono io, non tu". Vero, ma non siamo in condizioni normali. Il monito del Papa é stato terribile e un suggerimento di questo tipo potrebbe essere l'eccesione che conferma la regola.
La nota era per Batale. Bale per Capodanno e per i giorni festivi che seguiranno e per la Quaresima che verrà.

IL SILENZIO DI DIO
La predica di Natale – invito ai sacerdoti
Giovanni Paolo II durante l’udienza generale di mercoledì 11 dicembre ha avuto parole terribili, riferendosi al Cantico Geremia 14.17-21: “..c’è, infatti, una tragedia maggiore, quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dell’agire dell’umanità…. Ormai ci si sente soli e abbandonati, privi di pace, di salvezza, di speranza. …..”
Queste parole sono state riprese, paradossalmente, da molti laici, dai mass media (anche se per breve durata).
E basta.
Che ci sia dunque questo “silenzio di Dio” lo dimostra il fatto che il monito sia passato quasi inosservato in quella che chiamiamo la Chiesa militante.
Nella Messa della notte di Natale che seguiremo come gli altri anni nella chiesetta vicino a Sondrio, ma in quella di ogni Casa di Dio, dalle sontuose basiliche alle umili cappelle sperdute in montagna, non è forse il caso di avere come unico, universale filo conduttore il tema proposto mercoledì 11 dal Sommo Pontefice?
Non si può lasciarlo con il suo carico di responsabilità e pur con il suo enorme carisma nella solitudine più estrema per un Papa, quella di avvertire il terribile silenzio di Dio e il silenzio della Chiesa militante.
Una voce unica dai tanti pulpiti d’ogni dove per dimostrare che in realtà non è il Creatore “ad essersi rinchiuso nel suo cielo” ma le persone ad essere avvolte nella loro sordità, anche di fronte – un esempio per tutti – ai venti di guerra che soffiano, d’una guerra inaccettabile per le coscienze, anche per quelle di chi, come noi, aveva ritenuto, e ritiene ancora, drammaticamente inevitabile la precedente Guerra del Golfo dopo la brutale occupazione del Kuwait.
Non è tempo per l’omelia tradizionale che lascerebbe più solo il Pontefice che lanciando quel messaggio forse una risposta si attendeva.
Non c’è stata in questi giorni.
Natale può esserne occasione splendida.
Voti augurali.
Alberto Frizziero

GdS - 28 XII 2002 - www.gazzettadisondrio.it

 ________________________________________

Torna a Fatti dello Spirito

Torna all'l'indice generale

  Torna alla prima pagina

 

 -