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La scomparsa del prof. Mario Bertazzini
di Alberto Frizziero

 

Una vita spesa bene

A Sondrio é morto "giovane" il prof. Mario Bertazzini, classe 1920.
In due sensi. Intanto per la longevità che caratterizza la sua famiglia: una sorella, del tutto autonoma, è scomparsa ad oltre 100 anni mentre l’altra, la nota pittrice Lina Bertazzini Galeazzi, tra pochi mesi centenaria, è ancora in pista, tanto che recentemente l’abbiamo vista in diretta TV nella trasmissione di Mike Bongiorno.
Giovane però non solo dal punto di vista, tra i longevi, anagrafico. Giovane era rimasto nello spirito e nelle attività. Negli ultimi tempi, pur in lotta con la malattia, girava ancora, guidando e bene, con la sua poderosa macchina fotografica, gioiello della tecnica, per scattare le foto per “il suo” giornale. A Centro Valle infatti aveva iniziato a collaborare da subito, in una con la TV che allora muoveva i primi passi. Una collaborazione multiforme, testi, foto, archivio, la "Caccia al tredici" – sua esclusiva – persino, ai primi tempi della computerizzazione tipografica, collaborazione alla impaginazione.
Tempra non comune.
Quando, ancora stampato in rotooffset, il “suo” giornale era arrivato ad una tiratura altissima e a una notevole foliazione era stato giocoforza lavorare tutta la notte del venerdì. All’uscita dalla tipografia, satura di fumo, il sabato mattina per il classico cappuccino prima di andare a dormire, la gente guardava il Mario e si chiedeva quale fosse la droga che lo manteneva così in forma. La ricetta era semplice: il suo impegno con la sua grinta, quelle caratteristiche che lo avevano accompagnato tutta la vita. In guerra ad esempio. Carrista, in Africa era arrivato anche a comandare un battaglione di carri, prima che una granata inglese demolisse il suo carro ferendolo gravemente. Nella sfortuna fortunato perché portato urgentemente nell’ospedale da campo chi trovò pronto ad operarlo? L’amico Peppo Foianini, artista del bisturi.
Rientrato a Sondrio si occupò, sempre con uguale impegno e scrupolo, dell’ufficio che assegnava gli scarsi.rifornimenti alimentari. Svolse altre attività ma principalmente si impegnò nella scuola, prima insegnando, lui da giovane grande sportivo praticante, educazione fisica e poi come coordinatore del settore presso il Provveditorato.
Grande attenzione allo sport anche giornalisticamente avendo avuto per anni la responsabilità della redazione sportiva di Centro Valle. Diminuito il suo apporto con il giornale “il professore” – lo chiamavano così in tanti – trasferì la sua voglia di fare in un’altra redazione, quella de “I Regiur”, periodico dell’Associazione Amici Anziani di Sondrio.
Coltivava i valori, quelli fondamentali, secondo la tradizione, e lo spirito di famiglia appreso dal padre, capostazione di Tresivio e dalla madre che avendolo fatto nascere in quella stazione, aveva fatto scrivere allo Stato Civile “nato a Piateda”, così dicendo le mappe.
Quando c’era da arrabbiarsi sapeva farlo bene, e non per cose futili. Quando c’era da essere generosi lo sapeva fare benissimo e nel modo giusto, senza apparire.
Coltivava le amicizie. Sentiva forte i legami familiari.
Una vita spesa bene.
Alberto Frizziero


GdS - 10 I 05 - www.gazzettadisondrio.it
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