Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Speculare sulle debolezze altrui è immorale!
di Valerio Dalle Grave

Oggi è di moda attribuire sempre la colpa dei propri errori agli altri

“Ma la speculazione è il sale dell’imprenditoria”, questo è il titolo dell’articolo di fondo a firma di Alberto Mingardi pubblicato da “La Provincia” del 28 luglio scorso.
L’articolista, a mio modo di vedere aveva impostato bene il discorso sulla speculazione intesa come modo truffaldino di fare profitto e di depredare quanti soffrono di ingenuità nel mondo degli affari. Sennonché ad un quarto dello scritto cambia linea di pensiero e inneggia alla speculazione come “uno degli ingredienti fondamentali dell’imprenditoria”.
I dizionari ci spiegano che lo speculatore è colui che “fa abili operazioni commerciali, con pochi scrupoli, con spregiudicatezza, nel perseguimento del proprio utile, anche a danno degli altri”.
Ho volutamente sottolineato l’operazione settoriale cui si presta la attività speculativa richiamata dai dizionari: il commercio. Ossia la attività di compra - vendita di prodotti, di beni immobili, di capitali.
Definire imprenditori solo coloro che si dedicano al commercio, mi sembra molto riduttivo e, per certi versi, anche offensivo nei confronti di quegli imprenditori (industriali e non solo) che dedicano le loro energie, la loro creatività e i loro capitali alla costruzione di prodotti utili alla comunità e che spesso sono vittime proprio di operazioni speculative.
E’ pur vero che la tentazione di scivolare sul terreno improprio dell’imprenditoria e quindi della speculazione finanziaria è sempre presente, ma le eccezioni confermano la regola. Infatti, ogni qualvolta che ciò avviene, o è avvenuto, si verificano colossali disastri.
Per parlare di casa nostra, tutti abbiamo appreso degli scandali Cirio e Parmalat. Ma le cronache ci hanno informato anche della Enron, della Swissair eccetera. Scandali frutto di colossali errori esercitati al di fuori della attività imprenditiva vera e propria, ma all’interno di un sistema perverso impropriamente additato come mercato e dominato appunto dalla speculazione fine a se stessa.
Quello che fa specie in queste tristi vicende è il fatto che a pagarne lo scotto non sono (o lo sono di rado) i diretti responsabili, i quali sono sempre coperti da sostanziosi “paracadute”, ma sono invece gli operai, gli impiegati e gli azionisti; i quali ci rimettono il posto di lavoro, gli stipendi, le pensioni e i risparmi.
Bisogna chiarire a questo punto chi è l’imprenditore.
Non bisogna, ne per comodità di linguaggio ne per convinzione, definire imprenditore l’affarista mordi e fuggi; lo speculatore appunto, che intravede l’affare, il realizzo immediato, magari a spese di enti pubblici quindi della comunità dei contribuenti. L’unico pregio di questi personaggi è l’intuizione del momento, la furbizia e la tempistica della e nella azione. Questi non sanno cosa sia il lavoro, lo studio, l’etica professionale, la dignità imprenditoriale. Questi praticano indifferentemente il dumping, l’aggiotaggio e la truffa continua. Hanno vita abbastanza breve e solitamente lasciano una eredità disastrosa per tanta gente e guasti spesso insanabili nell’ambiente in cui hanno operato.
Esempi eclatanti di questo sistema di malaffare ne abbiamo purtroppo subìto a decine anche nella nostra provincia nei decenni scorsi.
Joseph Schumpeter, economista e insigne storico delle dottrine economiche, vissuto nel secolo scorso, ha definito l’imprenditore un creativo, uno sperimentatore, un ricercatore, un innovatore del suo prodotto e del modo in cui produrlo.
Non si trova nella saggistica dell’illustre personaggio nessun accenno alle capacità speculative, ma bensì insistenti richiami alla responsabilità sociale dell’imprenditore, verso i propri collaboratori e verso le comunità locali in cui esercita le sue attività.
Quindi, parlando di speculazione, forse è meglio qualificarla come degenerazione cancerosa dell’economia in generale; non come sale dell’imprenditoria, ma come trappola mortale per l’imprenditore.
Forse si farebbe opera meritoria condannando senza appello la speculazione, evitando di giustificarla con argomentazioni fasulle, ne tanto meno attribuire la degenerazione speculativa agli attori del passato. Oggi è di moda attribuire sempre la colpa dei propri errori agli altri. E questo è un ulteriore segnale degenerativo, non solo dell’economia e dell’imprenditoria, ma anche dell’etica, della cultura e della convivenza civile in un paese democratico.
Valerio Dalle Grave

valeriodallegrave@virgilio.it

GdS 20 VIII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
________________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                
Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina