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Lettera di Natale
di Mario Segni

Riceviamo e pubblichiamo:

Scrivo con un po' di anticipo la newsletter natalizia. L'anticipo è dovuto al fatto che sarò all'estero, molto lontano da qui, nelle prossime settimane, e quindi ci risentiremo con l'anno nuovo. Ma oltre che farti gli auguri più affettuosi sento il bisogno di qualche breve considerazione politica.
Parto dall'Italia il giorno in cui il Parlamento approva definitivamente la riforma proporzionale. E parto parecchie settimane dopo che la speranza di vedere alle prossime elezioni un centro destra diverso è sfumata con le dimissioni di Follini. Dopo tutto questo, essere ottimisti sarebbe una follia. E la situazione economica e sociale ci ricorda tutti i giorni che periodo stiamo vivendo.
Ma se non si può essere ottimisti, una cosa voglio dirti con altrettanta franchezza: non ci possiamo rassegnare. No, assolutamente, te lo dico con tutta la forza e la franchezza di cui sono capace. Proprio perché le cose vanno male dobbiamo combattere.
Per la questione istituzionale faccio una sola considerazione. Gli scellerati che hanno approvato questa legge si illudono di avere creato una nuova situazione in cui i vecchi partiti torneranno trionfanti e loro stessi avranno chissà quale futuro. Che baggianate! I vecchi e gloriosi partiti non torneranno, per il semplice motivo che la loro forza non era legata a un sistema elettorale, ma alla presenza di una ideologia, di una società e di una classe dirigente che oggi non ci sono più. Non torneranno né la vecchia DC, né il vecchio PCI, né altre cose perché non ci sono più De Gasperi Togliatti, e perché l'Italia è diversa. Aumenterà la confusione, le spaccature cresceranno: nelle poche settimane di proporzionale si è già spaccato il Psi di De Michelis, e chissà quante altre ne vedremo.
La questione istituzionale quindi è stata riaperta dalla nuova legge. L'instabilità (purtroppo) e la partitocrazia saranno tali che sarà necessario intervenire. Ma questa volta non possiamo fermarci alla legge elettorale. Dobbiamo portare avanti un disegno complessivo che comprenda anche la Costituzione. Per questo, dopo che, se Dio vuole, avremo buttato a mare questa scellerata devolution, la nostra parola d'ordine deve essere: Costituente. Non facciamo la battaglia contro Bossi per lasciare le cose come stanno. La facciamo per preparare un riforma seria.
Non ti parlerò dell'altro tema non perché non sia importante, ma perché ho promesso di essere breve e se affrontassi il tema di lettere ne dovrei scrivere due. Mi fermo a una considerazione. L'altro giorno si è dimesso da An, senza grande scalpore, ma con la serietà che lo distingue, Domenico Fisichella. Un centro destra che costringe un uomo come Fisichella ad andarsene è un centro destra da cambiare, da rifare da capo. Ma di questo parleremo la prossima volta. Forse ti ho annoiato anche troppo. E' tempo di auguri, e te li faccio di tutto cuore.
Mario Segni

GdS 20 XII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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