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I clamorosi errori dell'on. Berlusconi in fatto di comunicazione
(
analisi esclusivamente "tecnica")
di Alberto Frizziero

Dimostrazione “tecnica”, politicamente neutra, quindi obiettiva - L’efficacia televisiva - Il target - Esemplificazione generale - L'esempio specifico, le riforme - Le battute infelici - Questione Unipol - Parlare di quello che non si é fatto e spiegarne le ragioni - Bush e prima Churchill non hanno insegnato niente? - Il recente esito referendario non ha insegnato niente? - L'aspetto personalistico - Perché questa analisi su Berlusconi e non su Prodi?

Clamorosi errori di Berlusconi. In comunicazione!
Dimostrazione “tecnica”,
politicamente neutra, quindi obiettiva

Se l’Unione di Prodi vincerà le elezioni del 9 aprile dovrà ringraziare anche l’on. Berlusconi per i suoi errori, lui uomo della comunicazione!, proprio in fatto di comunicazione.

L’efficacia televisiva
L’efficacia televisiva dipende da diversi fattori. Il primo, addirittura propedeutico, è l’analisi del target. Questa frase è l’esempio concreto di come non si debba scrivere se ci rivolgiamo a un pubblico vasto, e invece di come si debba scrivere se ci rivolgiamo ad addetti ai lavori.
Ci spieghiamo.
Il primo fattore è dunque “propedeutico”, vale a dire che il primo fattore va visto in premessa perché prepara, condiziona, il resto.
L’analisi del target. Chi é “il target”? Il complesso dei destinatari del messaggio.

Il target
Ci sono momenti nei quali è richiesto “il gergo”, in un contesto di addetti ai lavori. Ci sono momenti nei quali è richiesto il linguaggio semplice di comprensione generale, per modo di esprimersi e scelta degli argomenti, beninteso mantenendo un livello adeguato a ruolo e posizione di chi parla senza mai arrivare allo slogan, cosa del tutto controproducente.
In tempi normali può esservi necessità di messaggi rivolti, anche con una certa frequenza, prevalentemente rivolti al Palazzo, secondo qualche stima, alle 60.000 persone che ruotano intorno al potere oltre che a quelle che ne detengono le leve.
In vista di elezioni il “target” è costituito dal corpo elettorale.

Esemplificazione generale
Una esemplificazione generale e, ad un tempo, una prima dimostrazione degli errori dell’on. Berlusconi.
Fra due mesi entreranno in cabina – dipende dalle astensioni, pericolose soprattutto per la CdL – trenta e passa milioni di italiani. E’ a loro che o leaders politici devono rivolgersi per seminare, non agli autori dei fondi sul Corriere o su Repubblica, o comunque di argomentazioni, anche provocazioni, provenienti dal Palazzo.

L'esempio specifico, le riforme
Ed ora l’esempio specifico, le riforme.
Quando si cambia qualcosa vale la seconda legge della futurica di Isac Asimov che lapidariamente recita: “La resistenza al cambiamento”. C’è sempre. Se rientriamo in casa e nostra moglie ha apportato uno spostamento di mobili, anche modesto, la prima reazione è di fastidio. Vale un’altra legge, quella della tradizione: “chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova”. Vale sempre, ma in questo caso non c’è una sorta di disincentivazione come potrebbe apparire. La saggezza popolare ci manda un messaggio che è un invito alla prudenza. Non ci vieta di imboccare la via nuova, ci dice di ponderare bene il passo che stiamo per fare. E allora, considerato che il mondo va avanti solo perché qualcuno imbocca vie nuove, razionalmente decidiamo di superare “la resistenza al cambiamento”. Deciso il passo vale la pena di farlo lungo perché se fosse breve domani abbiamo di nuovo il problema.

Torniamo dunque alle riforme. Tutti, o quasi, le vogliono o, meglio, dicono di volerle. In concreto poi molti si fermano di fronte alla legge di Asimov. Altri, più avanti, si fermano di fronte all’interpretazione restrittiva della tradizione popolare. Difficile stabilire quanti. Ci vorrebbe un nuovo saggio di A… N… Parkinsons. Pensiamo comunque che siano la maggioranza. Vediamo gli altri che hanno resistito ai dubbi e alle obiezioni, riformisti convinti. Quando il provvedimento è varato in pochi a difenderlo, molti dei favorevoli silenziosi per timore di dispiacere a tanti, in moltissimi critici: “riforma sì, ma non fatta in questo modo”. Superfluo spiegare che i modi come farla sarebbero tanti, forse uno per ogni persona che ne discute.

L’on. Berlusconi ha più volte rivendicato a merito suo e del Governo le riforme approvate. Se le elezioni fossero nel 2007 potrebbe farlo. A due mesi dal voto il discorso sta in piedi per il Palazzo che può valutare la sostanza delle cose sia pure con maggiore o minore condivisione. Non sta in piedi per un target di oltre trenta milioni di persone, poche delle quali, per l’atteggiamento psicologico prima illustrato, saranno d’accordo. Le voci discordi saranno molte persino tra i sostenitori politici. E allora il premier dovrebbe rinunciare a illustrare il lavoro fatto? No, basta presentarlo tenendo conto del “target”.
- Esempio uno: la Cina sta dilagando con grossi guai per aziende e lavoratori d’Europa e d’Italia. Bisogna reagire, in tanti modi. In Cina, ad esempio, vanno a scuola sino a 18 anni, hanno un docente universitario ogni 13 studenti, puntano alla ricerca e all’innovazione. Per fortuna abbiamo fatto la riforma della scuola in modo che possiamo ancora correre ai ripari. Magari ci sarà da migliorarla ma intanto un passo avanti è fatto. E adesso tutti sulle mura per attuarla al meglio e contribuire ad arrestare questa specie di invasione cinese…

- Esempio due: decine d’anni di discussioni per fare la riforma della scuola. Comprensibile, per le discussioni e le polemiche che ci sono sempre state. Quando si cambia qualcosa, anche nelle nostre cose private, è sempre così, per poi accorgerci magari che è stato sensato cambiare. Sta il fatto che il mondo è andato avanti in queste decine di anni e noi eravamo rimasti fermi. Adesso però ce l’abbiamo fatta. Ci sarà da migliorare, certamente, anche per qualche proposta dell’opposizione che nella fase acuta non ha trovato possibilità di accoglimento, ma intanto c’é.

-Esempio tre, e quattro e così via. Ce ne sarebbero sulla base di un identico concetto: nessuna rivendicazione aprioristica, ma evidenziazione delle ragioni e delle prospettive, dando al fatto che si vuole sottolineare, la riforma fatta, il ruolo di strumento, di ponte per un futuro migliore.

Le battute infelici
Ma qui siamo ancora su un livello per così dire sofisticato.
Nel match TV con Bertinotti il Premier se ne è uscito con una battuta infelice, già usata un paio d’anni fa, allora destando il risentimento degli alleati Casini e Fini. In buona sostanza paragonando se stesso e altri come lui che avevano lavorato sodo nella vita prima di dedicarsi alla politica se n’era uscito con l’epiteto di “fannulloni” a coloro che si erano occupati solo di politica. Al “grazie” di Bertinotti Berlusconi si era affrettato a dire che non si riferiva certo a lui, ma la frittata comunque era fatta. Segno, varie volte manifestato, di una spontaneità che prende la mano rispetto al controllo che invece, soprattutto in pubblico, in TV, in radio, un leader deve avere. E che lo porta non infrequentemente a svarioni controproducenti (si ricorderà il negativo esordio in Europa)

Questione Unipol
Una serie di affermazioni, fra l’altro non coordinate tra loro, e una abbastanza controproducente “incursione” a Palazzo di Giustizia. Infine una uscita non proprio felice quando aveva attaccato “i comunisti” per la mescolanza tra affari e politica (col risultato di un ribaltamento dell’accusa).
Aveva avuto un’occasione d’oro per sferrare un’offensiva senza possibilità di reazione. Bastava che su tutti i mezzi pubblicitari disponibili uscisse questo messaggio:
Questione UNIPOL
Occhetto, già segretario del PCI, ha detto: (e lì la frase pesantissima da lui usata)
Salvi, direzione DS: ……..
Altri due o tre esponenti DS
Rizzo (Comunisti):……..
Altri
E poi sotto, on fondo: “…se lo dicono loro…

In coda a questa vicenda. Berlusconi ha toccato il tasto premettendo di non vedere con piacere nessuno in galera ma di riscontrare che Fiorani è dentro e Consorte è fuori. Non ha però – lui o altri per lui – fatto la mossa più ovvia in una situazione quale quella determinatasi: chiedere come mai le Cooperative Rosse e magari anche Unipol non annuncino di volersi costituire parte civile quantomeno per accertare se le ingentissime somme giustificate da Consorte e socio come “consulenza” (per le tasse siamo come Previti?) siano proprietà privata o non tocchino invece all’UNIPOL, in tal caso pubblicamente dichiarando come si sono formate. Sono indicazioni “tecniche” di come il Premier poteva muoversi. La vendita da parte di Unipol delle azioni BNL a Paribas con la conseguente OPA che il Presidente di BNL Abete (che resterà al suo posto…) ha dichiarato “non ostile” aprirebbe anche questa scenari propagandistici interessanti, ma qui ci fermiamo per stare sul piano tecnico ed evitare quello politico.

Parlare di quello che non si é fatto
e spiegarne le ragioni

L’avv. Aldo Bonomo, persona cristallina con signora di Tirano e casa a Ponte, Presidente Fininvest, amicissimo di Berlusconi, poco prima della sua scomparsa gli diceva ancora “non parlare di quello che hai fatto ma di quello che non hai fatto e perché non hai potuto farlo”. Vecchia regola. I risultati sono alle spalle. I problemi sul tavolo della gente.

Bush e prima Churchill
non hanno insegnato niente?

Ricordiamoci di Bush padre. Due successi straordinari: la sconfitta, anzi l’annientamento del nemico n. 1 degli americani, il comunismo, e il riscatto dell’onta vietnamita con la fulminea vittoria nella guerra del Golfo. Tanto straordinari che i maggiorenti del Partito Democratico, Cuomo e soci, si erano messi in attesa del giro successivo, quando Bush non si sarebbe più potuto presentare per via dei due mandati, tanto non c’era nulla da fare. E così fu candidato una sorta di ragazzino, votato alla sconfitta. Guardacaso il ragazzino, Clinton, che offriva agli americani non un piatto succulento e riccodi successi passati, ma semplicemente un menu di cose semplici da fare, ebbe il consenso e si trovò alla casa Bianca. Era d’altronde successo a Winston Churchill. Senza di lui forse la Gran Bretagna avrebbe ceduto, sarebbe stata sempre autonoma ma sotto tutela nazista. Sarebbe cambiato il corso della storia. La vittoria ha il suo nome eppure alle prime elezioni finita la guerra gli inglesi lo mandarono a casa.

Il recente esito referendario
non ha insegnato niente?

La sua dialettica sul lavoro svolto e sui risultati ottenuti hanno la logica del Palazzo. Il 9 aprile però sono oltre 30 milioni gli italiani che entreranno in cabina, 30 milioni di persone che hanno una logica del tutto differente rispetto a quella del Palazzo. Basta del resto pensare ai referendum di pochi mesi fa con la bastonata, da Bertinotti definita terribile, data dagli elettori in chiaro dissenso con gran parte del Palazzo, con quasi tutta la stampa italiana, con gli intellettuali di vario tipo che si erano avvicendati nei canali TV. Un distacco evidentissimo tra Paese legale e Paese reale.

L'aspetto personalistico
C’è infine l’aspetto personalistico. La sua aggressività televisiva, sia per quantità di presenze che per toni e argomenti scelti, per giunta con il supporto di un linguaggio voluto, non è tale da avere successo sotto il profilo della comunicazione, se per successo si intende un bilancio positivo riferito alla prospettiva del 9 aprile. E’ un modo, questo sì, per dare la carica ai supporter, per aiutare il suo Partito, Forza Italia. Ma questo non serve per vincere, dato che per vincere dovrebbe recuperare voti di persone che hanno già fatto il salto, nelle comunali, provinciali e regionali. Il voto che vale doppio e che non è recuperabile con il tipo di campagna che Berlusconi ha scelto di condurre. Non serve neppure a scuotere dall’apatia quelle persone insoddisfatte che non se la sono sentita di fare il salto dall’altra parte e scegliendo il limbo dell’astensione.

Perché questa analisi su Berlusconi e non su Prodi?
Per finire qualcuno può chiedere come mai un’analisi su Berlusconi e non altra su Prodi e soci. La ragione è molto semplice: se è vero che Prodi non è un comunicatore e non lo è nemmeno qualche suggeritore al seguito, è anche vero che ci sono i DS che in fatto di comunicazione, orizzontalmente e verticalmente, sono maestri anche per una rete molto estesa e articolata che nel tempo è cresciuta e consolidata. Basterebbe vedere come, di fatto, è scomparsa dalle cronache la vicenda Consorte, e quale regia vi sia stata per la discutibile e discussa candidatura di D’Ambrosio, oggi per il Senato e domani per il Governo (e magari come ci si accinga a mandare Prodi al Quirinale…).
Alberto Frizziero

GdS 30 I 2006 - www.gazzettadisondrio.it
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