Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Irak. La Costituzione. Rinnoviamo l’errore del 1919 nonostante il rapporto del famoso colonnello Lawrence, inascoltato da Londra e Parigi?
E IL PROCESSO A SADDAM
di a.f.

HABEMUS COSTITUTIONEM... (ma i problemi non cambiano)  - LAWRENCE D'ARABIA - IL PROCESSO - UNA CONDANNA NON GIUSTA

HABEMUS COSTITUTIONEM...(ma i problemi non cambiano)
Visto che la Costituzione irakena é passata, che il timore del veto delle tre province sunnite si é squagliato al sole del deserto perché un Partito sunnita é stato convinto dagli americani di scendere dall'Aventino, - evidentemente sulla base di promesse perché Curdi e Sciti, approvato il nuovo ordinamento, faranno la parte del leone in fatto di risorse petrolifere - e che fra nenanche un paio di mesi si andrà a votare sulla base della Costituzione stessa, si può dire he tutto é bene quel che finisce bene?
No.
I nodi vengono al pettine. Sono venuti dappertutto ove si sono stabiliti i destini di popoli a tavolino, ultimo degli esempi la Yuguslavia.
Il problema etnico non é risolto e il trauma per i sunniti di dover passare dal trono alla polvere non sarà privo di conseguenze.
Non lo sarà neppure il passaggio di poteri.
Passaggio, ma a chi? Quello reale inevitabilmente quantomeno al confessionalismo dal momento che l'Irak viene da anni di tradizione laica che non possono non avere lasciato il segno.
Stabilire condizioni di democrazia formale é essenziale, soprattutto per gli USA per poter dire di aver raggiunto il risultato che si prefiggevano. Sottile ipocrisia, certo, ma un nulla rispetto alle pseudo-motivazioni dell'intervento, armi di distruzione di massa in primis.
La storia dicono che sia maestra di vita. Diciamo piuttosto che lo dovrebbe essere, ma gli allievi sono generalmente o tonti, o distratti op ad altro occupati quando c'é la lezione. Spesso e volentieri non si fa tesooro di quel che c'é alle spalle.
Proponiamo un paio di gustosi flash-back.

LAWRENCE D'ARABIA
Robertt Fisk ricorda in un suo libro quello che è successo quando c’è stata la prima rivolta contro l’esercito britannico in Iraq, nel 1920, l’epoca di cui parlava Lawrence d’Arabia. (nella guerra fra Haschemiti e Sauditi  che portò questi a prevalere sugli Hussein grazie all'appoggio inglese il famoso colonnello Lawrence era stato contrario in polemica con il Servizio Segreto)
Allora gli inglesi fecero una cosa che, vista di questi giorni, sembra la fotocopia, o viversa, della situazione attuale.. I musulmani sunniti furono privati dei diritti civili. Gli inglesi assediarono Falluja, assediarono Najaf. Il Primo Ministro, in questo caso Lloyd George invece che Tony Blair, disse: “Crediamo che ci sarà la guerra civile”, e l’intelligence militare britannica a Baghdad sostenne che i terroristi arrivavano – questo nel 1920 – dalla Siria.
D'altronde risulta dal verbale di una riunione dell’ Eastern Commitee del giorno 5 dicembre 1918 una posizione interessante:
Lord Curzon: «Non dobbiamo noi giocare la carta dell’autodeterminazione per quello che essa vale? (…)  credo che la maggior parte della gente di determinerà in nostro favore (…) l’autodeterminazione è stata istituita come un principio e giocheremo la carta dell’autodeterminazione per tutto quello che essa vale, dovunque noi ci troveremo in difficoltà con i francesi, gli arabi o chiunque altro, e regoleremo le questioni secondo quest’ultimo argomento, ben sapendo in fondo ai nostri cuori che noi ne approfitteremo molto più di tutti gli altri (…)»
Colonnello Lawrence: « Si è molto parlato di autodeterminazione. Penso che sotto molti aspetti sia un’idea insensata. Noi possiamo permettere alle genti che hanno combattuto con noi di determinarsi liberamente. Gente come gli arabi della Mesopotamia, che hanno combattuto contro di noi, non meritano per nulla che noi accordiamo loro l’autodeterminazione. Senza dubbio la situazione si modificherà in perpetuo». Balfour: «È il privilegio dei conquistatori».
L'Irak detterà banco, per anni. Ahimè.

IL PROCESSO
Saddam Hussein alla sbarra.
Con lui altri sette tra i quali un suo fratellastro e Awad Hamed Al Bandar, il Presidente del Tribunale che nel 1982 condannò a morte 143 sciiti del villaggio di Dujeil accusati di aver complottato per assassinare il Presidente, reato per il quale si svolge il processo.
La TV ci ha fatto vedere il Presidente del Tribunale, Mohammed Amin, curdo che insieme agli altri giurati da un anno e mezzo studia il diritto internazionale, le procedure e quant'altro. Non é un processo facile. La condanno deve venire con tutti i i crismi. Deve sembrare giusta.
Perché il dato é inequivocabile: la condanna non sarà giusta, qualsiasi cosa emerga. E spieghiamo il perché.

UNA CONDANNA NON GIUSTA
In premessa sgombriamo il campo da eventuali dubbi o punti interrogativi.
Al tempo della prima guerra contro Saddam chi scrive pubblicò nella prima pagina del diffusissimo giornale che dirigeva le tre foto di Hitler, Stalin, Saddam. I tre simboli del peggio dell'umanità. Pubblicò anche, in quelle settimane, le foto dei cadaveri dei bambini curdi e delle loro mamme vittime del gas irakeno.
Dov'é la coerenza - potrebbe dire qualcuno - nel dire oggi che una eventuale, in realtà certa, condanna non sarebbe giusta?
Non lo é, come non lo é quella, pure inevitabile, di Milosevic - altro bell'elemento! - sulla base del primo e fondamentale precetto della Giustizia con la G maiuscola: La legge é uguale per tutti.
Percheé questi due, con Pinochet in buona sostanza graziato dalla sua veneranjda età, e nessun altro?
Se la legge é uguale per tutti la Carla Del Ponte, il magistrato luganese assurta all'empireo della giustizia internazionale, dovrebbe assumere legioni di sostituti. Ne avremmo per i beati padri. Ma ovviamente nessuno va a toccare Gheddafi, ieri Arafat, persino Hammas, Sharon, i sudanesi, vari africani ma ce n'é anche in Asia e in America latina. Si salverebbero in pochi.
Fra l'altro da sottolineare due comportamenti paralleli. Nel momento della caduta per Saddam c'era pronto un esilio, che sarebbe stato dorato, in Mauritania. Per Milosevic in Russia o in altro Paese dell'ex CSI.
Entrambi sono rimasti a casa loro, sapendo di rischiare e assumendo un analogo comportamento processuale di fierezza.
Ma allora? Lasciarli liberi? No. Ma fra un processo che comunque rischia di apparire come l'applicazione della legge del taglione e che in ogni caso é carico di ipocrisia visto che ci sarebbe ben altro da addebitare a Saddam che non la condanna degli Sciti in un Tribunale, e concedere una libertà che non meritano ci potrebbero, anzi, ci dovrebbero essere vie di mezzo che una democrazia giusta dovrebbe essere in grado di applicare.

a.f.

GdS 20 X 2005 - www.gazzettadisondrio.it
______________________________________
 

Torna a Italia e Mondo
                                                
Torna all'indice generale

  Torna alla prima pagina