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4 – "La vendetta"
di Cristina Cattaneo

Il quarto racconto della serie

Le certezze danno sicurezza. Ecco perché Caterina è sempre così insicura.
Ma oggi può entrare in classe tranquilla. Non importa se quando entra nessuno si muove o saluta, non importa se tutti continuano a fare i k… loro, come se non l’avessero vista. (Forse è dimagrita? Magari!)
Ligia alle leggi (che cos’è questa, un’allitterazione?) si appresta a fare lezione normalmente, come raccomandato dalla direzione. Una lezione “soft”, tuttavia, perché i ragazzi sono stanchi.
Cos’è una lezione “soft”? In genere con questo termine esotico si indica una lezione che richieda poco lavoro da parte degli allievi ma tanto da parte dell’insegnante, oppure il solito video accolto con sbuffi vari, richiesta di buio assoluto, ammucchiata di corpi in fondo alla classe con intrico di gambe e di mani in un’aria soffocante a causa di miasmi ed effluvi vari. Caterina guarda poco la televisione, comunque sempre facendo qualche altra cosa, quindi mai al buio. Le sembra di tornare ai tempi di Lascia e Raddoppia in cui si andava dal vicino più benestante a “vivere” l’evento in un modesto e minuscolo tinello di periferia.
Caterina ha in cartella delle canzoni scelte ad hoc, con testo ed esercizi di ascolto, una tombola di verbi irregolari con piccolo libro in premio e altre simili amenità.
E’ sempre trasparente, nessuno infatti sembra averla notata e il “casino” non accenna a smettere. (Sono passati i tempi in cui spiegava che casino vuol dire bordello e quindi non era termine consono all’ambiente educativo. Infatti i bordelli non esistono più e i nostri giovani non sanno di che cosa si tratti) Volano frammenti di gomme, sghignazzate, pettegolezzi, parolacce varie.
Caterina aspettava solo questo. Invita alla calma con promesse e minacce, ribadisce che la direzione ha assolutamente chiesto ai docenti di fare lezione fino all’ultimo giorno, poi, sempre nel “casino“ generale dice all’agit-prop così sicuro di sé: “E tu sei proprio un ossimoro!” ed esce a chiamare il responsabile della scuola. Il quale arriva ink…issimo e chiede “Ma cosa c’è ancora?”
Caterina in questi casi ha pessima memoria, ricorda solo l’arrabbiatura, non i dettagli. Si ricordano bene invece i ragazzi, pronti ad accusare l’insegnante, estremamente consci dei loro sacri diritti. Sanno che gli insulti sono loro esclusiva prerogativa. Ma adesso è proprio quello che ci voleva.
“Si è vero, facevamo un po’ di casino, ma poi lei si è messa a sclerare e mi ha dato dell’ossimoro!”
Il responsabile del settore, persona di fine intelligenza e cultura ha un attimo di smarrimento e guarda perplesso la signora. (Sì, perché nella vita di tutti i giorni Caterina è la signora C., rispettata dal postino e dal fruttivendolo, con vita normale e buoni rapporti di vicinato) “Sì gli dice, è una storia lunga”, e gli porge la prima parte di questo racconto a futura memoria.
Oggi gli porterà anche la seconda parte.
Cristina Cattaneo

E adesso i lettori andranno a vedersi cosa vuol dire ossimoro. E noi? Invece pure (NdR)

GdS 20 VIII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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