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6. COMPITO
di Cristina Cattaneo

Sesto racconto della serie

“Guarda che tre parole di inglese puoi sempre impararle, ma se non capisci adesso che non si mastica la cicca con la bocca aperta mentre parli con una persona andrai incontro ad un sacco di umiliazioni. E poi, facci caso, quando nei film si vuole rafforzare la valenza negativa di un personaggio gli si fa sempre masticare la cicca con aria di sfida e un sogghigno”. Questo più o meno il succo di quello che dico ai miei scolari in tante occasioni. Probabilmente loro mi rifanno il verso prendendomi in giro. Non importa. Forse gli ritornerà in mente, chissà, fra qualche anno.

Che cosa si può insegnare a un ragazzo che non si possa leggere su un libro?
Proprio così. Le uniche cose che si possono insegnare veramente sono le “skills”. Le abilità, le tecniche. Quindi insegnare a leggere e scrivere, poi non dovrebbe essere più necessario insegnare altro. Forse nemmeno quello. Certi bambini imparano da soli a leggere e scrivere, purché abbiano un libro.

Pitagora, Euclide, hanno scoperto da soli i loro teoremi. Sapevano osservare.

Anche Pascal dice che le ragioni che convincono di più sono quelle che si trovano da soli.

I ragazzi sono più bravi di noi ad usare il computer.

Gli slavi imparano facilmente le lingue.

La vecchia montanara conosce tutte le erbe medicinali delle sue montagne.

Si potrebbe andare avanti ad oltranza nell’elencare tutti i luoghi comuni che fanno al caso nostro.

Certo, molti scienziati non erano bravi a scuola. Molti bambini imparano da soli a leggere e scrivere. Quello è un autodidatta, si dice. Perché allora si pretendono i pezzi di carta?

Semplicemente perché non siamo tutti Euclide, Pitagora, Einstein, o autodidatti.

Come tutte le cose importanti della vita anche imparare lo si fa da soli. Nel senso che siamo noi che ascoltiamo, facciamo esercizi, interiorizziamo, assimiliamo, ricordiamo. Che ruolo ha allora l’insegnante? Motivare, si dice adesso. Ma allora come mai mio nonno si ricordava a memoria la Divina Commedia? Si erano preoccupati i suoi maestri di motivarlo? Ai suoi tempi i maestri non erano denunciati se davano una sberla a un ragazzo.

Io adesso insegno inglese. E’ la passione, una delle passioni, della mia vita. Ma c’è stato un momento, quando lo conoscevo poco, che non mi piaceva. Non avevo niente contro le mie professoresse. Preferivo il francese.

Non sempre studiare è divertente, ma si deve fare.
Non sempre cucinare è divertente, ma si deve fare.
Non sempre lavare e stirare è divertente ma si deve fare.
Non sempre andare a una riunione è divertente, ma si deve fare.
Non sempre preparare programmi o scrivere relazioni è divertente, ma si deve fare.
Compilare la denuncia dei redditi non è mai divertente, ma si deve fare.
Scrivere un reclamo, una lettera di ringraziamento, un biglietto di condoglianze, anche queste cose non sono quasi mai divertenti:

Ma si devono fare.

Ecco allora che abituarsi a fare i compiti regolarmente vuol dire abituarsi a fare cose che si devono fare, perché ce le impone il vivere in comunità. Il sopravvivere in comunità. A meno che non si voglia fare gli eremiti.

Imparare a discernere fra i vari registri, non dire che K vuoi o non rompere le p all’insegnante o alla signora anziana che si incontra sull’autobus è discernere un registro. Alzarsi per lasciare il posto alla persona anziana sul bus è discernere un registro. Riuscire a non ribattere se ti fanno una giusta osservazione, anche.

Imparare a sopportare le persone antipatiche, se non moleste. Il capoufficio, il collega. Non sempre è possibile trovare subito un altro posto di lavoro. La suocera, la sorella o il fratello del marito. La vecchia zia. I genitori quando diventano vecchi e noiosi. Capire che non si può sempre scappare, cercare altrove, perché anche altrove si troveranno persone antipatiche e moleste. Ecco allora che imparare a sopportare il professore rompip.. e le sue prediche è un’ottima scuola.

Aiutare ed essere aiutati. Un giorno io riesco a far bene una cosa, ma un altro sono io ad aver bisogno di aiuto e il compagno che ho snobbato fino a ieri mi può aiutare. Anche abituarsi ad avere pazienza con quelli che fanno fatica a capire è un’ottima scuola. Se avrò dei dipendenti un giorno non potrò trovare tutti fenomeni. Magari anche i miei figli faranno fatica a capire le cose più semplici. Io dovrò avere la pazienza di insegnare e aspettare che imparino.

Certi ragazzi sono brillanti, geniali. Sanno di esserlo. Non fanno fatica a capire, si ricordano tutto. Ma un capoufficio non vuole artisti. Preferisce persone che svolgano il compito loro assegnato, regolarmente. Preferisce persone puntuali, in tutti i sensi. Anche il lavoro più interessante ha i suoi aspetti noiosi, burocratici, ripetitivi. Ecco che abituarsi a fare i compiti, così vilipesi, regolarmente, è un’ottima scuola. E farli bene, in modo ordinato, chiaro.

Le maggiori difficoltà con mio marito sono dovute al mio disordine, alla mia distrazione. Io sono il tipo artista, lui no. Ma io posso contare su di lui per effettuare i pagamenti in tempo, per un’amministrazione oculata dei conti di casa, per una manutenzione attenta della casa.

Certe cose però non le ho ancora scoperte. Come fare ad appassionare i giovani alla lettura? Un ragazzo mi ha detto un giorno, a me piacciono le cose trasgressive…non ho mai letto un libro. Un altro mi ha detto, no a me non piace leggere. Come fare? Raccontare, raccontare storie. Ma se a casa la sua mamma non gli ha mai letto una storia prima di andare a letto, potrò fare ben poco. Se invece di tanti libri in casa hanno tante televisioni, cosa posso fare? Se ai libri di Poe e alle storie di Flannery o’Connor o di Kurt Vonnegut o di Chaim Potok o di Abraham Yeoshua o di Roald Dahl o di Graham Greene o di Raymond Carver o di Giulio Verne o di Philip Dick o di … o di …..preferiscono solo i film di Quentin Tarantino o di Arnold Schwarzenegger, cosa posso fare io in due, tre ore la settimana.

Si puo`sempre tentare. Un professore inglese mi raccontava di essere entrato in una classe con un libro a forma di scatola, o forse viceversa, una scatola a forma di libro. Sopra c’è scritto Macbeth, in lettere dorate, molto grandi. Lo apre con circospezione ed ecco che dal libro esce tanto, tanto liquido rosso scuro. Allora lui promette solennemente ai suoi ragazzi: Questo libro è pieno di sangue. Provare per credere.

Tre parole di inglese si possono imparare facilmente. E poi si possono leggere cose interessanti, la lingua è uno strumento di comunicazione, l’inglese è importante, Internet, Inglese Impresa, le tre i, bla bla bla….
Cristina, 4 novembre 2003
Cristina Cattaneo

I precedenti:
1. E' tutta colpa di Internet - 10 VII
2. Caterina e la zingara - 20 VII
3. Caterina e le figure retoriche. L'elaborazione - 30 VII
4. La vendetta - 20 VIII
5. Semafori intelligenti - 30 VIII


GdS 10 IX 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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