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Roberto Ruffilli: la grande riforma
di Andrea Gisoldi

Riceviamo e pubblichiamo:

Il Coordinamento Nazionale dei piccoli Comuni italiani riunitosi a Alice Bel Colle per definire le forme di collaborazione con un gruppo di ricercatori guidati dal prof. Bazeco del Dipartimento di Storia e Geografia della prestigiosa università spagnola di Barcellona, impegnati in uno studio sui piccoli Comuni della Catalogna ed interessati ad avere notizie sui piccoli Comuni italiani, ha sentito l'esigenza di approfondire con un' adeguata riflessione il tema della riforma elettorale tanto dibattuta in questi giorni.
"Prendiamo atto, avverto il portavoce del Coordinamento dei piccoli Comuni Virgilio Caivano, del totale stato di confusione in cui versa la politica italiana e del clima di ricatto trasversale messo in campo dalle forze politiche. Una classe dirigente di basso profilo che offende ed umilia personalità che nel recente passato hanno pagato con la vita per il loro attaccamento alle Istituzioni e per il loro alto senso sello Stato. In tutta questa palude non possiamo che rilanciare con forza le tesi del Prof. Roberto Ruffilli, barbaramente ucciso dalla Brigate Rosse nel 1987. Per Ruffilli, continua Virgilio Caivano, prima i processi politici e poi gli strumenti che dovevano favorirli. Non a caso per lui il sistema elettorale non era la astratta organizzazione del consenso, o la formale legittimazione del potere: lui cercava come organizzare, nella realtà storica italiana, un processo che consentisse ai soggetti politici di essere registrati per la loro forza, ma di creare anche le condizioni per esercitare le loro responsabilità. Non c'è mai superbia nelle analisi, nelle proposte di Ruffilli. Lui non diceva questo è il modello, adesso adeguatevi e realizzatelo. Le sue posizioni non erano mai funzionali a una logica di arroganza: erano volte invece a creare un presupposto utile al dialogo, in modo che da questo scaturisse poi la valutazione comune. Era questo il rapporto tra intelligenza e politica: non il professore saccente, né il professore orpello. Lui provava a individuare la motivazione necessaria delle scelte politiche, che poi è il fondamento etico della democrazia. Fu con questo spirito che durante gli anni Ottanta, Ruffilli costruì con estrema pazienza quel raccordo con gli altri partiti che condusse poi alla prima intesa che dette l'avvio al processo riformatore lungo tre direttrici: la revisione del bicameralismo, la riforma dei regolamenti parlamentari e quella della Presidenza del Consiglio. Non era conosciuto al grande pubblico del Paese, Ruffilli, quando invece era noto ed era punto di riferimento per gli specialisti della politica istituzionale. Di cultura cattolico democratica, grande ammiratore di Aldo Moro, professore universitario prima di diventare Senatore, era dunque un discreto quanto importante protagonista della scena. Per questo venne ucciso con tanta fredda determinazione. Non a caso, Ruffilli nelle sue riflessioni aveva due punti cardinali. Il primo era la legge elettorale, come condizione della stabilità dei governi e della ripresa del processo democratico. Ma il secondo, e più importante ancora, era la riforma delle istituzioni della solidarietà, cioè come ripensare lo Stato sociale in termini di garanzia reale della libertà dei cittadini. Ed è tutta lì conclude Virgilio Caivano la grande attenzione di Ruffilli per i piccoli comuni che con questo sistema elettorale maggioritario hanno continuato a subire una logica dei grandi numeri fredda e devastante come dimostrano impietosamente i dati della desertificazione demografica".
Alice Bel Colle, 19 settembre 2005
Andrea Gisoldi

GdS 20 IX 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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