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L’amore nel regno dei morti
di Maria De Falco & Antonio De Falco

Il sentimento di precarietà - Il film La sposa cadavere (Fuori Concorso, Venezia’62) - Scheda tecnica - Domande e risposte - E facciamo un po’ di storia sul mondo ultraterreno…. - La magica notte di Halloween - Perchè la zucca con la faccia spaventosa? - Com’è nata l’attuale Festa dei Morti

Il sentimento di precarietà
L’essere umano ha, da sempre, tratto dall'itinerario della sua esistenza terrena, più o meno breve, un sentimento di precarietà che ha espresso mediante speculazioni filosofiche, immagini artistiche, metafore letterarie, filmiche.
Nel pensiero greco-romano, si confrontarono le vicende della vita con quelle di una rappresentazione teatrale (theatrum vitae) nella quale gli uomini finiscono per agire come attori (mimi) di uno spettacolo più o meno esaltante (Il commiato di Augusto dalla vita, come viene narrato da Svetonio).
Un altro modo di esorcizzare lo sgomento provocato dall'effimero fluire dell'esistenza, consistette nel medievale concetto del disprezzo globale del mondo dove non vale la pena di restarvi a lungo.
Più avanti, il pensiero dell'uomo escogita altre vie: l'illuminismo e la costante ricerca della supremazia della ragione sulla dimensione del sacro e del contenuto delle tradizioni, in una visione sempre più antropocentrica degenerata nell'illusione di un progresso senza fine.
Più recentemente, il tentativo di superare la finitudine della condizione umana si è manifestata attraverso le fantasie di conquiste planetarie e di immersione in un universo sottratto ai nostri parametri spazio- temporali.
Tuttavia, e con chiara evidenza, l'esorcismo umano più antico e tuttora validamente operante, è quello di ritenere possibile un prolungamento della vita al di là della morte.
Fosse anche come la presenta Tim Burton nel suo carinissimo e romanticissimo film La sposa cadavere (non turbi questo strano titolo), un mix di divertimento, allegria e poesia che vale parecchio come riflessione sul mondo dei vivi e dei morti.

Il film La sposa cadavere
(Fuori Concorso, Venezia’62)

Victor è stato promesso sposo a Victoria. A combinare questo matrimonio sono state le due famiglie, una intenta a conquistare un titolo nobiliare, l'altra a riempire con qualche soldo, le proprie casse ormai poverissime.
Il giorno prima della cerimonia Victor prova il testo della promessa di matrimonio camminando per il bosco. Una giovane defunta lo ascolta e lo prende sul serio…
Senza girarvi troppo attorno, diciamo che "La sposa cadavere" è un altro, delizioso film di Tim Burton, che per questo suo lavoro in tandem con Mike Johnson, ha creato un qualcosa che rasserena noi viventi sul nostro destino oltre la morte( che diamine, se laggiù sono così allegri, felici e un insieme affiatato di gente che si diverte, canta, balla, soffre, ama…), per noi c’è davvero qualche speranza di non finire nel nulla.
La sua idea iniziale nasce da un'antica fiaba ebraica russa, da cui il regista prende il nocciolo della trama, perfetta per mostrarci il suo mondo dark, dove le ombre surclassano le luci. E se La tristezza domina il mondo dei vivi, giù negli inferi i colori abbondano. Scheletri, corpi putrefatti, animali in libera uscita cantano e ballano come in superficie. E se arrivano a liberarsi di ciò che li tiene legati ancora alla terra è per diventare farfalle (in greco. anima e farfalla si dicono entrambe "psiche").
E’ un delizioso intermezzo in tanta tristezza che affligge noi vivi.

Scheda tecnica
Titolo originale: Corpse Bride
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2005
Genere: Animazione
Durata: 75'
Regia: Tim Burton, Mike Johnson
Sito ufficiale: www.corpsebridemovie.warnerbros.com
Sito italiano: www.lasposacadavere.it
Data di uscita: Venezia 2005
28 Ottobre 2005 (cinema)

Domande e risposte
- Tim, nella fiaba russa da cui trae spunto "La sposa cadavere", il mondo sotterraneo è così vitale, o è una sua invenzione?
Nel film c'è una piccola parte della fiaba originale, il resto è il frutto del nostro lavoro. Volevo rappresentare un forte contrasto: da una parte la nostra società repressa e repressiva che è la terra dei vivi, dall'altra un tipo di vita ritratta come la terra della morte, allegra e vitale quanto mai.
- Nei suoi film c'è sempre una forte contaminazione tra il mondo dei "normali" e quello dei "diversi". Eppure sia in "La sposa cadavere" che in "Nightmare before Christmas", i due mondi si incontrano, ma rimangono ben distinti. Come mai?
E' un'analisi giusta, c'è una stretto rapporto fra i due ambienti. Sono come delle persone e rappresentano ciò che accade nelle relazioni. Le relazioni possono rompersi. Ci puoi trovare il tentativo d'amare, il rimorso, la passione la tristezza. Dove c'è amore ci puoi trovare la tristezza e così c'è chi si rifugia in un angolo. E non ci si incontra più.
- Come sceglie i colori del film, cosa rappresentano?
I colori sono fortemente legati ai personaggi e alla situazione. In Corps Bride ci sono i vivi e c'è la terra dei morti. Come il mondo, si tratta di un insieme di colori che si mischiano l'uno con l'altro. I colori cambiano come il tempo, c'è il sole, le nuvole, le ombre. Ciò che è chiaro diventa scuro. I colori rappresentano la vita e la morte.
Ultimamente nelle sue storie, a differenza di quanto accadeva nei suoi primi film, troviamo sempre qualcosa di ottimista.
Nella tecnica dell'animazione, le storie sono molto emozionali e più sentimentali . Difficilmente i due elementi sono separabili. Io ho cercato di esplorare questi territori: nell'amore c'è la confidenza, c'è la malinconia, ma anche la speranza. Non può essere altrimenti.
- Lei descrive sempre piccole comunità, nelle quali emerge un personaggio "diverso" che non va d'accordo con gli schemi precostituiti dagli altri , perché?
C'è ancora gente abituata a catalogare le persone e chi non è normale viene messo ai margini. Coloro che vanno oltre: i musicisti, gli scrittori, i pittori, gli artisti in generale, ma anche tutti gli altri, sono diversi solo che si preferisce seguire gli schemi più semplici., quelli omologati. Siamo influenzati dal contesto, dove l'individualismo ti spinge a conformarti al sistema per non uscirne.
- In una scena del suo film appare uno scheletro con gli occhialini neri che suona il piano. E' forse Ray Charles?
Si, all'inizio è venuto quasi naturale farlo così il pianista, poi ci siamo accorti che era proprio Ray Charles, che era morto da poco. E’ un nostro modo affettuoso di ricordarlo per i momenti emozionanti che ci ha regalato con la sua musica.
- Che tipo di musica ama e come ha scelto quella per il suo film?
Tutta, non ho preferenze, vado a sensazioni. Non ne ho nessun tipo preferito, ma una che non mi piace assolutamente: è quella country- western. Nel film invece ho cercato di associare la musica a seconda delle scene e di quale personaggio le canti.
- E' voluta la scelta dei nomi "Victor" e "Victoria” per i protagonisti, che messi assieme ricordano il celebre film di Blake Edwards "Victor- Victoria"?
Si, mi serviva soprattutto per cercare di evidenziare come nel mondo dei vivi la gente sia molto sistematica, rigida. Siamo nell'epoca vittoriana, l'uomo si chiama Victor, la donna Victoria…. Non c'è fantasia, ma si segue la burocrazia. Per questo il mondo dei vivi è più triste di quello dei morti( e ha ragione).

E facciamo un po’ di storia
sul mondo ultraterreno….

L’essere umano da sempre rifiuta di assimilare la fine del suo essere alla dissoluzione fisica. Con l'affermarsi della dualità cristiana costituita dall'anima immateriale ed eterna e dal corpo materiale e mortale, si è creduto che si sopravviva alla morte.
L’opinione, indubbiamente consolatoria, a prescindere da specifiche credenze religiose, ha contribuito a creare, nella rappresentazione mentale degli esseri umani, la fantasia di un confine fluttuante tra la vita e la morte.
Alla precarietà dell'esistenza terrena veniva a contrapporsi un mondo popolato da presenze non definitivamente collocate, bensì passibili di ritorni inquietanti da cui occorreva premunirsi o difendersi con una serie di cerimonie rituali il cui anello terminale era costituito dalla sepoltura.
Per la Grecia antica, le fonti principali di conoscenza per le descrizioni dei rituali funerari , sono reperibili nei poemi omerici e nel notevole repertorio di immagini che decorano la ricca produzione in ceramica, soprattutto ad Atene. Ad esempio i versi omerici dell'XI libro dell'Odissea documentano il destino dei mortali (psichè) dopo la morte biologica immaginata come la fuori uscita della psiché dalla bocca o da una ferita.
L'anima che aveva reso possibile la vita, continua a vivere nell'Ade, precisamente come idolo, figura umbratile senza memoria, individualmente determinata, nella sua apparenza esteriore, dall'aspetto fisionomico dell'essere umano che una volta aveva animato ed è questo che permette ad Ulisse, nella sua discesa all'Ade, di riconoscere la psichè di sua madre Anticlea.
Nell’universo greco, l'Ade, dimora dei defunti, è immaginata al di là dell'Oceano che racchiude l'ecumene a mo’ di anello liquido.
La rappresentazione di una terra mitica, nelle vicinanze dell'Ade, avvolta in torbidi vapori e in nuvole di nebbia che il sole non riesce a trapassare, ha il suo contrapposto nella concezione di terre, ugualmente mitiche, situate nello splendente oriente, segnalate come Olimpo, Elisio, Isole Beate(taoismo).
Per il defunto non esiste nell'aldilà alcuna speranza; l'unica preoccupazione che sembra affliggere i personaggi omerici è quella di non venire adeguatamente sepolti e quindi privati di ciò che è dovuto ai morti(il cerimoniale funebre, i doni, la costruzione della tomba, la sepoltura e il rimpianto).
Si onoravano le sepolture, ma uno degli scopi dei culti funebri era quello di impedire ai defunti di tornare a turbare i vivi.
Poiché il mondo dei vivi doveva essere separato da quello dei morti, a Roma la legge delle Dodici Tavole proibiva di sotterrare i morti all'interno della città.
La parola funus significava insieme il cadavere, i funerali e l'assassinio, mentre funestus indicava la profanazione provocata da un cadavere.
Per questa ragione le necropoli erano situate fuori della città, lungo le vie consolari.
Il Codice Teodosiano ripete lo stesso divieto al mondo cristiano perché sia preservata la sanctitas delle case degli abitanti e, in un primo tempo, le sepolture avvengono in cimiteri fuori delle mura cittadine.
Un secolo dopo, malgrado i divieti del diritto canonico, con l'inizio e il propagarsi del culto dei martiri, i morti rientrano nelle città da cui erano stati banditi per millenni, tanto è vero che, nel linguaggio medievale, la parola chiesa non designava soltanto gli edifici ecclesiastici, ma anche il cortile antistante destinato a cimitero( e in Alto Adige, non vi sono i cimiteri attorno alle chiese?).
Vi furono, durante il medioevo, credenze legate al prolungamento della vita terrena di una categoria di morti privilegiati: i santi, attraverso le reliquie.
Da ultimo, si può ricordare la leggenda "metropolitana" medievale relativa al rumore delle ossa che venivano percepite come provenienti dal sepolcro di papa Silvestro II, a quel tempo collocato nella basilica di S. Giovanni in Laterano.
Il rumore delle ossa e un rigagnolo di acqua scaturente dallo stesso monumento costituivano secondo la leggenda segnali indubbi dell'imminente decesso del papa in carica.
Un'altra credenza, ugualmente importante e diffusa, si riferiva alle frequenti apparizioni di morti che tornavano a visitare ambienti che erano stati a loro familiari, tant’è che esiste una vastissima letteratura sui fantasmi e gli spettri e sulle cavillose distinzioni tra apparizioni frutto di fantasie inquietanti ed altre considerate immagini veritiere di una sostanza priva di corpo.
D'altra parte, l'introduzione del suffragio delle anime dei defunti venne indubbiamente favorito dal racconto dell'apparizione di morti con l'anima in pena che chiedevano di essere liberati dalle sofferenze inflitte loro nell'aldilà.
Dalla vita dell'abate Odillon, scritta dal cardinale Pier Damiani, si deduce un episodio che viene riportato nella Leggenda Aurea di Iacopo da Varazze, da cui si evince come l'abate in questione, avendo scoperto che nei pressi di un vulcano in Sicilia si udivano, sovente, le urla e le grida dei demoni che si lamentavano perché le anime dei defunti venivano spesso strappate dalle loro mani, grazie alle elemosine e alle preghiere, ordinò che nei monasteri cluniacensi a lui sottoposti, si celebrasse, dopo la festa di tutti i santi, la commemorazione dei defunti.
L'istituzione di una precisa giornata, il 2 novembre, dedicata alla commemorazione dei defunti fu dovuta, per l'appunto, all'abate di Cluny in un'epoca compresa tra il 1024 e il 1033 e venne in seguito approvata dalla Chiesa.
Essa costituì senza dubbio, una forte difesa per i cristiani contro il ritorno inquietante dei morti.
La geografia, cioè il reperimento spaziale della dimora dei morti (è dei secoli XI e XII la nascita definitiva del Purgatorio) e la temporalizzazione (iscrizione di una data precisa di commemorazione nel calendario liturgico) costituirono i parametri entro i quali si strutturò un efficace contesto rituale reso indiscutibile dal pellegrinaggio del 2 novembre ai cimiteri cristiani.
I viaggi nell’aldilà
Nel corso dei millenni fu sempre forte il desiderio di compiere un viaggio nell'aldilà, come è dimostrato dai miti, poemi, estasi e riti ad esso connessi.
Secondo Ginzburg, la struttura delle fiabe di magia imperniate sulle peregrinazioni dell'eroe, rielabora il tema del viaggio dell'anima, dell’iniziato e dello sciamano nel mondo dei morti(ad esempio, la discesa di Ulisse all'Ade che si riallaccia al mito preomerico di Ercole e Alcesti).
Per quel che riguarda il medioevo cristiano, nella Leggenda Aurea di Iacopo da Varazze, è citato il racconto relativo a san Patrizio che, resosi conto degli scarsi risultati della sua predicazione agli Irlandesi, pregò il Signore di inviare qualche segno che li spaventasse e, nel medesimo tempo, li inducesse a credere.
Questo sembrò attuarsi nell'apparizione di una specie di grotta senza fondo (il famoso pozzo di san Patrizio). Il luogo, forse residuo di un culto celtico precristiano, era sottoposto all'attenta sorveglianza ecclesiastica esercitata da un vicino monastero, secondo la quale benché la pratica rituale non venisse incoraggiata, era tuttavia, consentito ai fedeli accedere alla prova di vederlo, che poi assumeva un rigoroso carattere penitenziale.
Un'altra testimonianza dell'ambiguo rapporto tra defunti e viventi può essere desunto dai procedimenti di divinazione necromantica dei quali esistono descrizioni storiche(la discesa all'Ade di Ulisse)
Anche nella Bibbia troviamo un episodio di necromanzia.
Esso riguarda il re Saul che, nell'imminenza di una rischiosa battaglia con i Filistei, decide di consultare un'indovina sul perché del perdurante silenzio di YHWH contrapposto alle sue invocazioni.
Saul si reca, di notte e sotto mentite spoglie, nella vicina città di Endor all'indirizzo dell'unica necromante rimasta, perché scampata alla strage da lui stesso ordinata nei riguardi di ogni sorta di maghi, streghe e indovini.
La pitonessa in questione riconosce subito il re Saul e ne rimane naturalmente impaurita per le possibili conseguenze del suo operare, ma Saul riesce a tranquillizzarla e alla domanda della necromante su quale morto essa debba evocare risponde: "Fammi salire Samuele (il profeta che l'aveva unto re ed era morto qualche tempo prima).
Il rito ha luogo in un'atmosfera di tregenda: "Ho visto, proclama la pitonessa, salire dalla terra un vecchio avvolto in un sudario".
Questi si rivela per Samuele che si rivolge a Saul e gli chiede: "Perché mi hai disturbato e costretto a salire? Tutto è peraltro inutile, Dio stesso ti è diventato nemico e sta per consegnare il tuo regno a David. Domani tu e i tuoi figli sarete con me". La tremenda profezia cade come una folgore sulla testa di Saul che stramazza a terra pieno di terrore.
Inutile aggiungere che il giorno seguente testimonia il completo avverarsi della profezia pronunciata da Samuele.

Altro esempio di necromanzia è quello descritto da Lucano, nel VI libro della Farsaglia (come riferisce Paolo Lombardi nel libro Il Filosofo e la strega (La ragione e il mondo magico).
In questo racconto è Sesto, figlio di Pompeo, che si reca a consultare, nelle vicinanze dell'accampamento, una maga della Tessaglia: Eritto che in uno scenario molto più horror di quello di Endor, evoca dal Tartaro l'ombra di un morto che, seppure in modo oscuro, presagisce sia l'imminente sconfitta di Pompeo che l'ormai prossima morte di Cesare.
Da quanto è stato sinora riferito risulta abbastanza evidente quanto la dimensione antropologica e universale del ritorno dei morti sia presente, nella tradizione occidentale, a partire dall'antichità sino al medioevo e al folklore contemporaneo.
Le probabilità di apparizioni dei morti- viventi erano, specie nei tempi passati, connesse a persone morte in circostanze particolari: bambini morti senza battesimo, donne defunte poco prima o subito dopo le nozze, suicidi e morti ammazzati.
Aries nella sua Storia della Morte in Occidente, periodizza una diversa espressione degli atteggiamenti occidentali di fronte alla morte, secondo la quale una prima fase detta della "morte addomesticata" (familiarizzata) corrisponde alla lunga continuità della società contadina precristiana e cristiana.
La seconda fase, a partire dall'XI secolo, è quella della "morte di sé" della "nostra morte" che si accompagna all'orrore del trapasso e alla paura del giudizio dell'anima, mentre la terza fase corrisponde alla "morte dell'altro", nel XIX secolo con l'esaltazione del lutto e l'influsso del romanticismo sui monumenti cimiteriali.
L'ultima fase, infine, coincide con la "morte nascosta e la morte dimenticata", caratteristica della nostra epoca.
Cosa, allora, significa, il pellegrinaggio alle tombe dei defunti che si svolgono ritualmente intorno alla data del 2 novembre?

Oltre ai sentimenti di pietà per i propri morti, vi è una sorta di impulso, a livello inconscio, a verificare di persona che i defunti stiano veramente al loro posto, in tombe murate, in dimore ben custodite e sufficientemente precluso ad una loro eventuale sortita destinata ad inquinare il mondo dei vivi.

La magica notte di Halloween
Halloween è una festività che trae le sue origini in tempi antichissimi e che, nel tempo, ha subito moltissime influenze provenienti da varie popolazioni.
Centinaia di anni fa, nell’area geografica oggi conosciuta come Gran Bretagna, vivevano i Celti . essi adoravano la Natura nelle sue manifestazioni e avevano molte divinità, la più importante delle quali era il Dio Sole. Infatti, esso scandiva i tempi del lavoro ed i tempi del riposo, faceva crescere le messi rigogliose e rendeva bella la terra.
I Celti celebravano l'inizio del nuovo anno nel periodo che oggi può essere identificato con la fine di ottobre e lo onoravano con un festival, chiamato Samhain, della durata di 3 giorni, che sanciva la fine della stagione del sole e l'inizio della stagione del buio e del freddo. Quindi il 31 ottobre (circa), dopo che i raccolti erano stati immagazzinati e messi al sicuro per il lungo inverno, venivano spenti tutti i focolari della case.
Allora i Druidi, i sacerdoti del popolo celtico, si davano appuntamento in un bosco di querce – esse erano considerate sacre- accendevano grandi falò e compivano sacrifici agli dei. Le danze dei Druidi attorno al fuoco accompagnavano la morte della luce e il nascere del buio. Alla mattina del terzo giorno, essi donavano a ciascuna famiglia un tizzone dei falò sacri e con questo si accendevano i nuovi focolari domestici: il fuoco manteneva la casa calda e libera dagli spiriti maligni.
Nel corso del I secolo d.C. i Romani invasero la Gran Bretagna, portando con sé la loro cultura, i loro costumi e le loro tradizioni religiose. Tra queste, il culto di Pomona, le dea dei frutti e dell'abbondanza, i cui festeggiamenti coincidevano proprio con il periodo di Samhain. Con il tempo, i due culti si fusero dando origine a una delle feste religiose più considerevoli dell'autunno.
Il diffondersi della religione cristiana attraverso l'Europa propose ulteriori cambiamenti. Nel 835 la Chiesa Cattolica Romana dedicò il 1 giorno di novembre alla celebrazione di Ognissanti e il 2 novembre alla Commemorazione dei defunti : nacquero così Hallowmas e All Souls day. Durante questi giorni la gente del popolo era solita travestirsi per assumere le sembianze di angelo o demone.
Le insolite influenze non fecero tuttavia dimenticare le antiche usanze, che si combinarono alle nuove nel corso degli anni, fino a dare vita, il 31 ottobre, alla festa di All Hallow's Eve, cioè ad Halloween, che riassume in sé le mele della dea Pomona, i gatti neri e gli spiriti di Samhain, i fantasmi, gli scheletri e i teschi di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti.
Dolcetto o scherzetto?
Trick or treat, Smell my feet
Give me something good to eat !
In Gran Bretagna, durante le prime celebrazioni della commemorazione dei defunti, i poveri andavano di casa in casa, mendicando un po’ di cibo e promettendo in cambio di pregare per i morti. Le famiglie preparavano per l'occasione dei biscotti chiamati soulcakes, dolci dell'anima.
Negli Stati Uniti, questa tradizione si è lentamente trasformata in una occasione gioiosa in cui i bambini, mascherati da fantasmi, vanno di casa in casa ripetendo il famoso ritornello ''Dolcetto o scherzetto?'', ricevendo in cambio mele candite, caramelle e dolci di ogni genere.
Con la contaminazione o la mondializzazione, come è più chic commentare questo fenomeno da sempre esistito tra i vari popoli, oggi anche in Italia è in auge Halloween.
Ma non è, come abbiamo detto, una festa “Importata”.

Perchè la zucca con la faccia spaventosa?
Durante le celebrazioni di Samhain, i Celti usavano accendere delle piccole lanterne, ricavate dalle rape, ed i bambini si divertivano ad intagliare delle facce mostruose per spaventare gli spiriti maligni.
Le rape intagliate erano chiamate Jack'o'Lantern, la lanterna di Jack. La leggenda narra che Jack fosse un uomo cattivo, talmente malvagio che, alla sua morte, il diavolo non lo volle all'inferno e lo scacciò gettandogli un tizzone ardente. Jack lo raccolse, lo mise in una rapa intagliata e lo usò come lanterna per illuminarsi la via. Si dice che ancora oggi Jack stia camminando alla ricerca di un posto in cui stare.

Negli Stati Uniti, alle rape si sostituirono le più originali zucche che, essendo più grandi e più colorate delle rape, sono definitivamente diventate il simbolo di Halloween.

Com’è nata l’attuale Festa dei Morti
Eraldo Baldini scrive: «Con l’affermarsi della nuova religione cristiana, la Chiesa cercò di cancellare le antiche feste “pagane”, cioè appartenenti a religioni precedenti, non abolendole, ma appropriandosene, riconducendole nel proprio ambito e mantenendone vivi solo la data, ma in parte anche il significato. Così, per cristianizzare il Capodanno Celtico, la chiesa pose al 1° novembre la festa di Ognissanti, alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino (735-804), l’autorevole consigliere di Carlo Magno.
Qualche decennio dopo, l’imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV (827-844), ispirato a sua volta dai vescovi locali, la estese a tutto il regno franco. Passarono molti secoli perché il 1° novembre diventasse per tutta la Chiesa d’occidente la festa di Ognissanti: fu infatti papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475. Per non snaturare le caratteristiche di “festa dei morti” dell’antico Capodanno Celtico, prendendo atto che comunque il popolo (e in larga parte anche il clero) continuava a conservarle, la Chiesa poi dedicò il giorno successivo, 2 novembre, alla Commemorazione dei defunti: fu Odilone di Cluny, nel 998, a ordinare ai dipendenti dell’abbazia di celebrare l’ufficio dei defunti a partire dal vespro del primo di novembre, mentre il giorno seguente i sacerdoti avrebbero offerto al Signore l’Eucarestia per la pace dei defunti. Il rito poi si diffuse a poco a poco al resto d’Europa, giungendo a Roma solo nel XIV secolo.
(Cfr.: Eraldo Baldini, “La festa di Halloween in Romagna e nella Padania: moda importata o tradizione millenaria?”, appendice a “Romagna Celtica” di Anselmo Calvetti, Longo Editore, Ravenna 2000].
L’ospitalità agli antenati e il ristoro
Un tema fondamentale della Festa dei Morti è il rispetto e l’ospitalità nei confronti dei defunti, i nostri antenati che ritornano in questo mondo per una notte.
Le anime dei trapassati devono, in quel giorno, essere confortate e placate, perché siano propizie allo svolgersi dell'anno che ricomincia. Con il cristianesimo, il culto popolare si muove su un piano di preghiera e di suffragio, ma nel frattempo i riflessi delle antiche tradizioni rimangono inamovibili in alcune usanze proprie a tutti i ceti sociali, dal più ricco al più povero.
Un’usanza sopravvissuta è quella di porre lumini accesi sulle tombe.
In passato durante questa notte anche la casa restava illuminata da una candela, si accendeva per rendere più agevole il cammino dei defunti verso la loro antica dimora e la loro famiglia terrena.
Da noi (ma anche nel resto dell’Europa) la tradizionale accoglienza si ritrova in varie usanze, ancora vive in parte (nei piccoli centri), in gran parte completamente abbandonate. Ecco qualche esempio…
In Romagna una volta tutti si alzavano di buon’ora e i letti erano lasciati liberi per il riposo degli antenati; si racconta che per l’occasione la massaia «cambia le lenzuola e le sceglie candide di bucato e odorose di spigo: appronta i letti per i morti della casa, che vi tornano a riposare stanchi del viaggio percorso dall’eternità». Anche nel Cremasco ci si alzava per tempo e si sprimacciavano bene i letti, perché i trapassati potessero trovarvi riposo.
Il banchetto è un’usanza registrata in molte regioni: quando arrivano in casa, i defunti devono trovare anche cibo e ristoro, così la mensa non si sparecchia e si lascia tutto pulito e ordinato.
I rituali delle offerte, della questua e dei banchetti
Ancora oggi ad Halloween i bambini, mascherati da mostri, vanno di casa in casa chiedendo un’offerta (“dolcetto o scherzetto?” si usa dire, un po’ ricalcando il “trick or treat” anglosassone). È un gioco rituale che deriva dall’antica tradizione di fare offerte ai defunti per la loro Festa (a volte i doni si lasciavano sulle tombe); in altri casi l’offerta si dava va chi li impersonava i Morti recandosi nelle case per una questua rituale.
In molte delle nostre provincie il 1° novembre si usava fare una questua per i poveri raccogliendo per le case pane e farina, e si confezionavano dei dolci di forma particolare, detti «ossa dei morti».
Tanti anni fa a Fezzano, in Liguria, alla sera e alla mattina i bambini dicevano le preghiere insieme con i loro genitori e i nonni raccontavano storie e poesie paurose. Alla vigilia dei Morti i bambini andavano di casa in casa per ricevere in dono fave, castagne bollite e fichi secchi; questi doni si chiamavano il «Ben dei morti».
In Lombardia, le osterie di Bergamo e dei paesi vicini preparavano grandi pentole colme di una speciale minestra d’orzo che veniva caritatevolmente distribuita ai poveri. In Valcamonica e nel Sellero si andava a messa e si pregava, al ritorno si faceva una festa con la polenta e con lo “schelt”, un impasto fatto con farina di castagne. Si andava nella stalla a mangiare e a parlare, si faceva festa e ci si divertiva.
Il cibo che predice la sorte
Cibo tradizionalissimo per la ricorrenza dei Morti sono le fave: secondo gli antichi contenevano le anime dei loro trapassati ed erano sacre ai morti. Le fave, che per prime sbucavano dal terreno primaverile dopo che il seme era stato sepolto nella terra, erano il simbolo della resurrezione, già nell’antichissima credenza precristiana, il segno che le anime dei morti non perivano con il corpo. Anche oggi, in occasione delle festività dei primi di novembre, le «favette» o «fave dei morti» hanno questo arcaico e nobile significato.
La fava, antico ingrediente anche per i filtri delle fattucchiere è giunta attraverso i tempi con la sua carica di virtù magica al guanciale delle donne (specialmente lombarde) per predire fortuna o sfortuna domestica e nozze più o meno felici(Cfr.: Eraldo Baldini, “La festa di Halloween in Romagna e nella Padania: moda importata o tradizione millenaria?”, appendice a “Romagna Celtica” di Anselmo Calvetti, Longo Editore, Ravenna 2000].
Naturalmente, in ogni regione e in ogni altro angolo del nostro mondo, vi è una tradizione commovente di ricordare i propri morti che, magari come sono presentati nel delizioso film di Tim Burton, se la spassano allegramente.
Maria De Falco & Antonio De Falco

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