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Terapia del dolore al Lions
di Paolo Valenti

 

Relatore il dr. Donato Valenti

Il dolore, fisico e morale, è purtroppo parte ineliminabile dell’esperienza umana. Che cosa può fare oggi la medicina, anche alla luce delle più recenti conoscenze, per renderlo più tollerabile? Era questo il tema al centro della più recente serata del Lions Club Sondrio Host, in cui il dottor Donato Valenti, responsabile del reparto cure palliative e terapia del dolore dell’Ospedale di Sondalo – introdotto dal presidente Giuseppe Tarabini – ha esposto i capisaldi dell’esperienza maturata nei quattro anni che sono trascorsi dall’apertura del suo piccolo, ma innovativo reparto, che conta cinque posti letto.
Purtroppo, c’è una sottovalutazione dei danni incalcolabili che il dolore può arrecare al malato, anche da parte di molti medici. Premesso che la sofferenza assume diverse forme (c’è il dolore cronico, derivante anche da patologie “benigne”, e quello che colpisce la maggior parte delle persone affette da tumore), il relatore ha spiegato per sommi capi il funzionamento del suo reparto, che in gergo tecnico è denominato Hospice, perché le prime esperienze del genere sono state maturate in ambito anglosassone. Qui, in particolare si cerca d’alleviare la sofferenza derivante dai tumori che ogni anno, in provincia di Sondrio, mietono circa 550 vite. Siamo, purtroppo, in media con le cifre della Lombardia, che è la regione d’Europa con la più alta percentuale di mortalità per questa causa.
E’ dolore fisico, quello dei pazienti, ma anche morale, perché investe l’individuo nel suo complesso, con la perdita del lavoro e del ruolo sociale. Per questo non è sufficiente togliere la sofferenza fisica con l’intervento del medico (anche attraverso l’uso degli oppiacei, perfettamente lecito, ma ancora troppo poco diffuso in Italia), ma rivestono importanza anche le figure dello psicologo, dell’assistente sociale, dell’infermiere e dell’assistente spirituale, a Sondalo puntualmente impiegate. Senza dimenticare, naturalmente, il ruolo svolto dai volontari. Il paziente e i parenti traggono indubbio conforto da un’assistenza così articolata, in un ambiente che riproduce, nei limiti del possibile, l’ambito familiare. Camere singole, abbellite da piante verdi, con un letto a disposizione dei parenti. Ma soprattutto possono giovare allo spirito del malato, così duramente provato, queste figure di riferimento, che spendono tempo per ascoltare ogni paziente, riservandogli tutta quell’attenzione che non è possibile ricevere in normale ambiente ospedaliero.
Il dottor Valenti ha anticipato che, nel giro di qualche mese, un reparto simile sarà aperto anche nell’Ospedale di Morbegno, e la nuova struttura servirà a colmare il fabbisogno complessivo locale, almeno secondo i calcoli elaborati dalle Regione, che ritiene adeguati dieci posti letto in provincia di Sondrio per lo svolgimento del servizio. Ciò in considerazione del fatto che molti malati di tumore possono ricevere assistenza anche a casa. Poiché la permanenza media è calcolata in due settimane, a Sondalo possono transitare circa 120 persone l’anno.
Molte le domande che sono state poste al relatore, e non poteva mancare quella sul tema dell’eutanasia. “Sulla base della mia personale esperienza – ha dichiarato il dottor Valenti – sono pochissime le persone che manifestano il desiderio di morire e, comunque, elevando la qualità della nostra assistenza possiamo fare in modo che queste richieste scompaiano o siano ridotte al minimo. Anche se poi è la legge, e non il medico, ad avere l’ultima parola sulla liceità dell’eutanasia”.
Paolo Valenti

GdS - 20 V 05 - www.gazzettadisondrio.it
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