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Legge sulla fecondazione assistita:
SI, NO
 di Valerio Delle Grave

Le misurate considerazioni di Valerio delle Grave, pur in una sua posizione precisa, devono essere confrontate con le considerazioni dell'uomo-referendum, Marco Pannella. Sembra che si abbia timore a dire che si tratta di uno dei più violenti personaggi esistenti. Con la maschera della non-violenza, con i toni suadenti, con il far passare le sue idee come diritti civili e quelle di chi lo contrasta frutto di reazionari a dir poco, con la logica referendaria che é, con il suo dire SI o NO magari in complesse materie dove invece occorre il ragionamento come Delle Grave dimostra, non é null'altro che l'apostolo della violenza, di quella più subdola. Violenza che usa persino in casa sua: basta vedere come ha trattato un signor personaggio come Benedetto Della Vedova che aveva (!) osato candidarsi anche lui per la guida del Partito Radicale... (NdD)

Nella prossima primavera si prospetta la necessità di doversi recare a votare un referendum abrogativo, promosso dai radicali, della “legge 19 febbraio 2004, n. 40, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, con lo scopo di arrivare a rendere legittima anche la fecondazione assistita eterologa; cioè la possibilità di inseminazione artificiale attraverso il seme prelevato all’esterno della coppia.
Questo fatto implica, oltre agli aspetti etici e morali, questioni riguardanti il diritto, la dignità e il rispetto della persona.
Materia complessa, difficile e complicatissima, per cui abbisogna di essere conosciuta molto bene e approfondita in tutti i suoi aspetti e implicazioni, dirette e collaterali.
La legge n. 40 tende a voler in un qualche modo regolare la materia affinché la scienza, la medicina e i cittadini abbiano un riferimento legislativo che stabilisca delle regole e dei limiti entro i quali è possibile muoversi e operare senza il rischio di essere perseguiti civilmente e penalmente.
La gestazione del progetto di legge è stato lunga, la discussione in Parlamento è stata molto sofferta e la votazione finale è stata frutto di un compromesso tra le variegate posizioni trasversali fra gli schieramenti politici, emerse durante il dibattito. La Legge n. 40 quindi, è frutto della consapevolezza del fatto che comunque la materia aveva bisogno di regole, al fine di evitare i rischi di possibili degenerazioni e manipolazioni incontrollate che hanno a che fare con la vita dell’uomo.
La legge, così com’è non soddisfa tutti. Qualcuno la voleva più aperta e permissiva, altri più restrittiva e limitata però, come affermano alcuni studiosi della materia, quella legge è stato un esempio di accettabile mediazione (dove i cattolici hanno accolto la fecondazione omologa, ossia col seme prelevato all’interno della coppia). Mi pare quindi che l’iniziativa di chiederne l’abrogazione attraverso uno o più referendum, rischi di destrutturate il senso di quella mediazione politica, molto fragile, e di esasperare il già conflittuale rapporto tra gli schieramenti in campo.
Il rischio latente è quello di “usare in modo strumentale” una legge che tenta di regolare una materia così complessa e delicata, per farne oggetto di competizione elettorale e di forsennata polemica politica.
Per quanto mi riguarda dico subito e con convinzione, che quella del referendum è una colossale sciocchezza, come fu una sciocchezza sottoporre a referendum la legge sull’aborto.
La pretesa di sottoporre al responso popolare il giudizio sulla legge o su parti della stessa, viste le implicazioni di carattere morale, religioso, scientifico, antropologico e filosofico che comporta, non onora l’intelligenza dei promotori dell’iniziativa. Se si sono riscontrate lacune in taluni punti della legge in questione, altri sono i luoghi a cui ricorrere per le dovute correzioni: il Parlamento; e mi pare che la proposta dell’onorevole Amato vada in quella direzione.
So che nel mondo cattolico non tutti la pensano allo stesso modo: ci sono coloro che vorrebbero “imporre in modo restrittivo” le proprie scelte e il proprio credo dottrinale ad altri, che non la pensano allo stesso modo o che praticano altre fedi, oppure nessuna di esse.
Di converso ci sono cattolici, e io tra questi, che pensano e agiscono in funzione del fatto che “la verità non può essere imposta”. Secondo me per due ragioni. La prima perché noi viviamo in una società pluralista e democratica dove il pensiero dell’altro deve essere rispettato. In secondo luogo perchè l’acquisizione della verità deve essere frutto di un’opera di progressiva persuasione ricevuta da ricerche, da testimonianze, da informazioni e da formazione continua a cui tutti hanno il diritto e il dovere di ricorrere.
La verità rivelata si accetta oppure si respinge. La fede come il coraggio è un dono, e come direbbe il don Abbondio di Manzoniana memoria, uno ce l’ha o non ce l’ha. Prima di accettarla (la Verità) uno ha il diritto e dovere di approfondirne il significato e i contenuti; ha il diritto e il dovere di ricercarne gli annessi e connessi, ossia i doveri etici e morali conseguenti alla sua accettazione. Una volta deciso che quella è la verità alla quale fare riferimento uno fa la sua scelta consapevole. Ma la scelta è sua perché la coscienza è sua.
La pretesa di volerla imporre a qualcun altro è un atto di costrizione sbagliato, in contrasto anche con uno dei fondamenti Evangelici per cui l’uomo è stato creato libero. L’imposizione della Verità è un errore in cui anche la chiesa è già incorsa nei secoli passati e del quale ha spesso chiesto perdono, dimostrando peraltro la sua saggezza e la sua umiltà.
In quanto a saggezza, mi pare che in proposito sia giunta dal Santo Padre l’esortazione, qualora sia riscontrata l’impossibilità a procreare autonomamente da parte della coppia, di ricorrere all’altrettanto meritevole compito dell’adozione, visto che nel mondo ci sono milioni di bambini disponibili perché privati di una famiglia.
A questo punto vorrei dire ancora qualcosa sulla dignità dell’uomo.
A dispetto dei notevoli passi compiuti in campo sociale, scientifico e tecnologico, molto resta ancora da fare nel campo del rispetto della dignità dell’uomo. Per esempio in molti Paesi definiti “civili” esiste ancora non solo la pena di morte ma anche il diritto all’aborto, dove nemmeno il padre naturale può contrastare la decisione della madre.
Domanda: se questo diritto (all’aborto) tende a garantire la salute fisica e psichica della donna, chi garantisce per quella del nascituro? E se ancora ci rifiutiamo di prendere atto che il feto è una vita, di quale superiorità scientifica e tecnologica ci vogliamo ammantare?
Madre Teresa, che con i diseredati e ultimi della terra ha passato tutta la sua vita, si affannava a ripetere che “l’esistenza del diritto all’aborto è la causa di tutti i conflitti”.
E Padre Sorge, quando è venuto a Morbegno ad impartirci la sua lezione, ha sottolineato come “laddove non si pone l’uomo al centro di ogni scelta scientifica, economica e politica, l’uomo è destinato a soccombere, ad essere considerato residuale ”.
Vorrei rammentare a questo proposito che è vero che esistono migliaia di embrioni congelati che probabilmente dovranno essere distrutti, ma deve essere anche acquisito il fatto che chi arbitrariamente li ha raccolti e congelati in attesa di……non doveva assumersi quella gravissima responsabilità perché quei signori, scienziati, tecnici, medici e anche coloro che li hanno autorizzati a farlo, non hanno dimostrato rispetto per la dignità della vita e dell’uomo, come non dimostrano rispetto per la vita e per l’uomo che crea e diffonde strumenti di morte e di distruzione e che inquinano l’ambiente della dimora umana.
Ribadisco infine che il bene da difendere è l’uomo, oggi più che mai minacciato nella sua dignità ed esistenza fisica da ideologie nichiliste che vorrebbero ridurlo al rango di uno dei tanti esseri viventi. Quando non addirittura al di sotto delle realtà inanimate.
In coscienza, quindi, ognuno è libero di recarsi a votare se lo desidera e se ha capito il senso dei quesiti sottoposti al voto. Ma è libero anche di non recarsi a votare e di insistere con i mezzi che ha a disposizione affinché la legge, se ha bisogno di modifiche, venga rimandata nel luogo all’uopo deputato che è il Parlamento.
Valerio Delle Grave
valeriodallegrave@virgilio.it

GdS 20 II 05  www.gazzettadisondrio.it
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