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TERRORISMO. RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. ALTRo ANCORA. Occorre guardARE i problemi della gente con obiettività. Noi tentiamo di farlo
2 FINE - SEGUITO DAL 20.7.2005
di Alberto Frizziero

 

Dunque per il terrorismo... - La Legge, per gli amici... - Giustizia e Costituzione - Il principio di responsabilità - I Giudici di Tortora - Il Referendum sulla responsabilità dei giudici e la Legge Vassalli - Carriera (in parte) per merito. Era ora! - C'era una volta il pretore. Meno giudici monocratici - Studiare Venezia


Dunque per il terrorismo...
Abbiamo nel predente articolo visto che cosa bisognerebbe fare di fronte al terrorismo, senza con questo voler insegnare a nessuno alcunché. Con una eccezione: bisogna far capire alla gente che il problema non é solo del Governo, dei Ministri, delle Forze dell'Ordine, dei Servizi segreti.
Il terrorista può essere chiunque, anche il vicino della porta accanto. Non si tratta di instaurare uno Stato di polizia o investire tutto e tutti di sospetti, ma sollecitare l'attenzione sì e fare ciascuno la propria parte. Ce n'é una che può fare ciascuno di noi, senza timori e senza indulgenze: contrastare con ogni mezzo quei predicatori della tolleranza che finiscono a fare il gioco degli altri. Non ci riferiamo a quelli degli iman che hanno trasformato qualche moschea italiana, senza colpa dei frequentatori soggetti però a un negativo imbonimento, in centrali propagandistiche e non solo.
Ci riferiamo ai canterini di casa nostra, politici o intellettuali, che non hanno ancora capito che le guerre vanno fatte non col fioretto o con le esortazioni e gli inviti, e neppure con le politiche di lungo raggio che potranno dare i loro effetti tra 20, 30 o forse più anni.
Impariamo dagli inglesi. Al n. 10 di Downing Street non c'é un conservatore o un liberale ma un laburista. Il sindaco di Londra, Ken Livingstone, di sinistra e tutt'altro che moderata, é stato decisissimo dopo gli attentati e anche dopo l'uccisione del pakistano in fuga, ritenuto bombarolo e poi rivelatosi innocente. Scalpitano per l'etiope catturato a Roma, e in questi giorni lo interrogheranno, perché giustamente vogliono correre (l'egiziano rapito in Italia dalla CIA era sotto indagine per le sue attività sovversive. Il fascicolo a Palazzo di Giustizia di Milano era aperto non da due settimane o da due mesi ma da due anni!).
Cerchiamo di imparare dagli inglesi. Anche nelle espulsioni, come hanno appena fatto.
E si muovano, come hanno fatto a Roma i centro-africani, gli extracomunitari presenti in Italia. Tranne molti albanesi, molti slavi e qualche romeno - e, per alcuni aspetti, qualche cinese - in genere hanno dimostrato di essere brave persone, onesti lavoratori, persone rispettose e pressoché ovunque hanno trovato una positiva accoglienza.
A loro il compito di isolare gli estremisti e, se qualcuno va oltre trovare il sistema di fornire opportunamente le notizie del caso, persino in forma anonima se appare opportuno.
Torniamo ora alla Giustizia e al "dopo-Riforma", proseguendo nelle riflessioni del primo articolo, riflessioni a temi specifici.

La Legge, per gli amici...
Molto tempo fa é stato coniato il detto "La legge per gli amici si interpreta, per gli altri si applica", lasciando intendere quindi l'ampio margine di discrezionalità che comunque il giudice viene ad avere, anche se il detto é malizioso. In realtà la discrezionalità può sì venire "dall'amicizia" o, pare di moda in questi ultimi anni, non da amicizie dirette personali ma da posizioni para-ideologiche o anche para-politiche. Per esemplificare, evitando casi simili, basta vedere le posizioni ufficiali di Magistratura Democratica oppure le posizioni di suoi esponenti di punta.
Prendiamo ad esempio le parole del segretario nazionale di M.D. Ignazio J. Patrone: "L'impegno pubblico del magistrato, svolto nel rispetto delle leggi vigenti, costituisce un valore positivo per la vita politica ed istituzionale, nulla avendo a che fare con favori a un amico o a 'un cugino'". In astratto va bene. In concreto se su un tema caldo capito di fronte al magistrato che il giorno prima ha esercitato il suo "impegno pubblico" con testi esattamente opposte alle mie, posso avere il dubbio che, pur in buona fede, il giudizio non sia equanime?

Giustizia e Costituzione
Nel precedente articolo abbiamo evocato il dovuto rispetto dello "Spirito delle leggi", dei sacri principi cioè del 1748 di Charles-Luis de Secondat, barone di Montesquieu che vanno sì invocati da ciascuno dei tre, ma anche parallelamente e specularmente rispettati.
"La Giustizia é amministrata in nome del popolo". Questa norma esclude il giustizialismo.
"I giudice sono soggetti soltanto alla legge". Questa norma, in re ipsa, esclude l'interpretazione stravagante della legge.
C'é però, seppure in altra parte della Carta Cpstituzionale, l'altra norma, quella dell'inviolabilità della libertà personale, salvo atti motivati dell'Autorità Giudiziaria e nei soli casi previsti dalla legge.

Il principio di responsabilità
Esiste, per tutti o quasi, il principio di responsabilità.
Ci riferiamo direttamente al CSM. Questa la posizione del Consiglio Superiore della Magistratura: "l’ordinamento italiano non prevede figure tipiche di illecito disciplinare, ma contempla una ipotesi generica – condotta che renda il magistrato immeritevole della fiducia di cui deve godere o che comprometta il prestigio dell’ordine giudiziario – tale che è, poi, il giudice disciplinare a dover valutare, di volta in volta, se sia venuta meno la fiducia o se sia compromesso il prestigio e individuare la sanzione (ammonimento, censura, perdita dell’anzianità, rimozione, destituzione) adeguata alla importanza dell’illecito accertato".
Non si può non ricordare il caso Tortora.

I Giudici di Tortora
I due giudici del processo Tortora hanno fatto un carrierone.
Lucio di Pietro, nonostante il crack del processo a Tortora e alla Nuova camorra organizzata con centinaia di arresti, ha fatto una brillante carriera, scalando tutti i gradini della nomenklatura inquirente sino ad arrivare, udite, udite, Vice della Direzione Nazionale Antimafia. Non l'hanno fatto arrivare lì i politici ma la Magistratura stessa...
Ancora più clamoroso il caso dell'altro giudice, Felice di Persia, visto che é  persino stato eletto al CSM. Qualcuno l'ha ben candidato. In tanti lo hanno ben votato...
Errare é umano. Si può sbagliare persino, oltre che in buona fede, avendo cercato di fare al meglio il proprio lavoro.
Ma dopo la gigantesca cantonata premiarli, e no! Una cosa del genere grida vendetta e fa imbestialire la gente oltre che nuocere al prestigio stesso della Magistratura. Resistere, resistere, resistere, lo diciamo noi, semplici cittadini di fronte a queste cose abominevoli.

Il Referendum sulla responsabilità dei giudici
e la Legge Vassalli

8-9 novembre 1987. Si vota su cinque referendum: per la responsabilità civile dei giudici, per l'abolizione della Commissione Inquirente, contro le centrali nucleari. Vincono i "Sì", secondo la richiesta dei promotori. In merito alla Responsabilità civile dei giudici: "sì", 80,2%; "no", 19,8%.
Si mette mano alla materia e ci mettono mano magistrati e avvocati, parlamentari e no. Non ci vuol fantasia per legiferare. La cosiddetta Legge Vassalli, la 117 del 13.4.1999 si fa sberleffi della volontà di quattro italiani su cinque. Responsabilità nessuna. Si noti che il richiamo alla responsabilità, che vige per tutti, medici, ingegneri e quant'altri, sarebbe stato solo per dolo o colpa grave, e poi ovviamente ancora da valutarsi internamente all'Ordine giudiziario...
Si vorrebbe poi sapere la ragione per cui certi Uffici giudiziari - ogni riferimento al Palazzo di Giustizia di Milano é puramente CAUSALE - sono diventati fonte privilegiata di informazioni per qualche giornale. Quando si leggono sui giornali addirittura verbali di interrogatori del giorno prima evidentemente non possiamo pensare a qualche medium che, in trance, riesce a leggere violando con la sua carica magnetica anche le pareti dei cassetti o delle casseforti in cui i documenti sono depositati. Se si indagasse sul serio sulle violazioni del segreto istruttorio in casi come questo i sospettabili potrebbero essere il paio di magistrati che si sono occupati della vicenda, il cancelliere e, perché no?, la donna delle pulizie.
Far sapere che a questi signori sono stati mandati gli avvisi di garanzia sarebbe cosa giusta visto e considerato che per gli altri, cittadini normali, capita spesso che si sappia prima ancora degli interessati!

Carriera (in parte) per merito. Era ora!
La Riforma, contestata da magistrati e avvocati contemporaneamente, gli uni per certe ragioni e gli altri per ragioni opposte, cosa che si pare non male, lascia una scia di discussioni. Riprendiamo un punto che ci appare strategicamente importante, quello della selezione.
Complicazioni burocratiche.
Questa é la sorprendente definizione venuta dall'Associazione Nazionale Magistrati per le norme della Riforma della Giustizia che fissano l'avanzamento di carriera per concorso o che obbligano ad andare a scuola.
E' solo nella Magistratura che può capitare che un giovane, magari neppure trentenne, si trovi a prendere provvedimenti che hanno rilievo anche sull'intero territorio nazionale oppure che condizionano l'intera vita di persone, o attività economiche, o rappresentanti delle Istituzioni non parlamentari.
Leggendo la Riforma si può trovare, sul primo punto di cui sopra, una interessante amenità, segno che evidentemente in Parlamento é stato necessario ricorrere ad un compromesso per salvare capra e cavoli.
Giusto mettere sullo stesso piano magistrati e chiunque operi nella Pubblica Amministrazione in fatto di carriera. Per andare avanti si studia, si fa l'esame (la Magistratura ha ordinamento autonomo anche in questo, quindi le commissioni sono solo interne) e se si é bravi si va avanti.
Nella Riforma resta però il becero sistema precedente per cui si va avanti solo in ragione degli anni di lavoro alle spalle, indipendentemente da come si sia lavorato. La differenza sta nel fatto che chi supera il Concorso va avanti qualche anno prima. Non é il massimo ma realismo vuole che si accettino i risultati possibili. Perseguire i migliori spesso porta a non averne nessuno.
Non sono, cari responsabili dell'ANM, "complicazioni burocratiche" ma parziale uscita da un sistema burocratico-corporativo.
Qualche altra riflessione.

C'era una volta il pretore.
Meno giudici monocratici

C'era una volta il Pretore. Giudicava da solo su reati minori. Solo raramente un provvedimento aveva rilevanti effetti di vasto ambito. Si ricorda, ad esempio, forse 20 o 25 anni fa quel pretore del nord-est che aveva disposto il sequestro in tutta Italia di un olio da cucina.
Oggi sono tanti i giudici monocratici sia per giudizi preliminari, che per altri successivi, che per ordinanza varie. E così possono capitare i casi Forleo, quelli sulla finanza come la vicenda delle OPA sulla BNL, i casi calcistici e via dicendo. Astrattamente si dice che ci sono comunque i diversi gradi di giudizio o, per provvedimenti temporanei, le possibilità di ricorso.
Il fatto é che posso avere riconosciute mille ragioni in seconda istanza ma intanto in prima istanza posso aver subito danni irreparabili. Questo magari non per chiara applicazione di legge ma per interpretazioni soggettive del singolo magistrato. E poi per l'ignominioso comportamento dei nostri colleghi che sbattono in prima pagina con titoloni la notizia ma la rettifica o la notizia che il chiamato in causa non c'entrava nulla va, quando va, in pagina interna, trafiletto con minuscolo titolino su una colonna. E il guaio é fatto.
Il giudice monocratico, per cose di grande importanza o comunque di vasto ambito non va bene, occorre un Collegio giudicante. Ed anche ove vi sia il Collegio per una serie di cose particolari occorre in seconda istanza una sorta di direttissima. Così come occorre un iter breve se chiamati in causa sono amministratori pubblici. Non si tratta di invocare un privilegio ma di chiarire rapidamente come stanno le cose. Se c'é colpa, intanto a casa e poi il resto. Se colpa non c'é restituzione rapida dell'onorabilità a chi é stato chiamato in causa e ai cirradini che lo hanno votato.

Studiare Venezia
Nelle scuole di cui alla Riforma la materia più importante non dovrebbe essere il diritto costituzionale, né quello amministrativo, né altri del genere, né il Codice Penale, né il C.P.P. e così via. La materia più importante dovrebbe essere "Venezia e la sua Giustizia". Venezia dove ai potenti non veniva comminata, per lo stesso reato, la stessa pena che veniva inflitta ai poveracci. Al contrario di tutti gli altri Stati là il potente-reo pagava di più, persino il doppio, rispetto al poveraccio-reo.
Lì certi incarichi non erano a vita, ma a rotazione di sei mesi. Lì c'erano tutte le garanzie, e in particolare per i poveracci. E se si sbagliava ci si comportava come la storia di Pietro Tascal, il Fornareto di Venezia, ha tramandato.
Ma, secondo il Presidente dell'Associazione Magistrati, anche lo studiare la Giustizia della Serenissima sarebbe una "complicazione burocratica"...
Alberto Frizziero

2 FINE-  - SEGUITO DAL 20.7.2005

GdS 10 VIII 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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