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Ma c'é qualcuno che pensa al ceto medio?
 di Mario Segni

DIBATTITO

Caro Governo, svegliati, datti una mossa, come si dice a Roma. E tu opposizione batti un colpo, se ci sei. Perché stiamo assistendo ad un progressivo impoverimento del ceto medio, ad un suo declassamento. Le fasce più basse di questo mondo sono ormai alle soglie del livello di povertà. E il tutto procede velocente, e sinora con un moto inarrestabile.
Lascio agli economisti il compito di analizzare i particolari del fenomeno. Ma non c’è bisogno di essere scienziati per accorgersi che due sono i punti che rendono ogni giorno la situazione più difficile. Il primo è la casa. Intanto mi pare che abbia pienamento ragione l’Eurispes quando dice che il costo per la casa incide mediamente per oltre il 25% sul reddito delle famiglie. L’ISTAT parla del 15%, ma chi ci crede? Ora il rapporto tra prezzi degli immobili e salari, soprattutto nelle grandi città, è salito tanto vertiginosamente che è diventato impossibile, per una famiglia dal reddito medio, accedere all’ac quisto di una casa se non ha alle spalle un ampio patrimonio. Il che significa che per la gran parte dei giovani, siano single o sposati, è diventato impossibile organizzare l’acquisto della casa se non si è nella fortunata categoria di coloro che hanno alle spalle una famiglia abbiente o appartengono a quella ristretta fascia (professionisti di successo, broker del mondo finanziario) che già in giovanissima età arrivano a redditi altissimi. Per questa piccola categoria tanto di capello, intendiamoci. Ma non si deve essere costretti ad avere uno straordinario successo per accedere a livelli di vita dignitosi. Ora è giusta una società che esclude dalla possibilità di acquistare una casa (salvo chi ha genitori ricchi) tutti i giovani che lavorano nell’insegnamento, nella ricerca scientifica, nell’impiego pubblico, o nei gradi intermedi della professione e dell’impresa? Perché questa sta diventando la situazione. Con l’aggravante che non solo l’acquisto, ma anche l’affitto sta diventando proibitivo. E quindi il problema diventa anche la vita quotidiana, non solo la progettazione del futuro.
Il secondo problema si chiama lavoro, o per meglio dire precariato. La mobilità è necessaria, siamo stati i primi a dirlo. Ma qui si sta arrivando a una tale estensione del precariato, e a livelli di salario tanto basso, da rendere normale la situazione di angosciosa incertezza che era una volta abbastanza limitata. E poi ci si meraviglia della bassa natalità, delle poche famiglie nuove? E come potrebbe essere diversamente?
Ora di fronte a questi problemi, che sono drammatici, un governo che si rispetti proporrebbe un pacchetto di misure ad hoc. E invece assistiamo al balletto della riduzione delle tasse, dietro al quale, diciamo la verità, non sembrano esserci preoccupazioni economiche e sociali, ma l’incubo di apparire inadempienti rispetto al famoso contratto con gli italiani. E che in mancanza di una seria politica economica finisce per concludersi con la buffonata della promessa di farlo tra due anni. Ma di contro, quali sono le proposte della sinistra, oltre le denuncie della azione governativa? Qualcuno rileva che ci sono ma non si sono viste. Ma, come direbbe Montanelli, il problema è proprio che non si sono viste, e quindi è come se non esistessero.
Io sono convinto che questa drammatica (ormai la parola non è eccessiva) situazione economica e sociale non si risolve da sola. C’è bisogno di un intervento politico. Negli anni ‘50 le famose (e ingiustamente criticate) leggi Fanfani rilanciarono l’edilizia e l’economia con le agevolazioni alle cooperative e ai giovani sui mutui. Il governo Blair ha lanciato una intelligente e moderna forma di prestito agli universitari da scontare sui primi lavori. Da noi che cosa si fa?
Senza una politica per il ceto medio il futuro è buio. Se al bipolarismo politico si sostituisce quello sociale, i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, si costruisce un paese da guerra civile.
Coraggio, ministro Siniscalco. Lasci perdere la questione delle aliquote, tanto per un anno non ne farete nulla. Si concentri su questo problema.
Mario Segni

GdS 20 XI 04  www.gazzettadisondrio.it
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