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IL CASO WELBY
Gianni Toffali

NOSTRA NOTA
Nel pubblicare la nota di Toffali, aggiornando la situazione con il NO anche del Consiglio Superiore di Sanità, e sottolineato che si tratta di un caso da brividi per il tipo di malattia con le sue conseguenti caratteristiche, di annota che da molte parti viene la richiesta di una definizione giuridica, in particolare sui limiti dell’accanimento terapeutico restando comunque assodato che non si deve rischiare di finire, anche assai lontanamente, in eutanasia . Non si può comunque non far presente che nel legiferare va anche tenuta presente la possibilità di errori o peggio

NOTA DI GIANNI TOFFALI
Nella serata di sabato 16 dicembre il partito radicale ha organizzato in alcune città italiane e europee, una veglia di solidarietà in favore di Piergiorgio Welby. La manifestazione "pro death" è stata però funestata dalla notizia che il Tribunale civile di Roma non ha accolto la richiesta di Welby che qualche giorno prima aveva chiesto l’interruzione del trattamento sanitario. In mancanza di una legge sull’eutanasia, l’infermo più celebre del mondo sapeva benissimo che le norme vigenti non consentono il suicidio assistito. Come ha titolato un quotidiano italiano in prima pagina di “aspiranti boia pronti a staccare la spina”, in piazza sabato sera se ne sono contati a migliaia. Se Welby non è nelle condizioni di suicidarsi con le proprie mani, qualcuno gli suggerisca di rivolgersi agli amici del club della dolce morte. A dire il vero Pannella, Bonino e Cappato si sono già offerti, ma per la regola della par condicio, lasciamo spazio anche ad altri. Optando per tale soluzione, entrambi i giocatori della macabra partita, verrebbero appagati! Orsù dunque, non più parole, ma pietose opere di bene: la cultura moderna lo pretende!
Gianni Toffali

www.gazzettadisondrio.it - 20 XII 06

 
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