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SADDAM 2
Mario Pulimanti

Riceviamo e pubblichiamo:
Ehi, non ci sto. Con il sapore del panettone ancora in bocca, mi tocca vedere le immagini dell'esecuzione. Agghiaccianti. Cavolo, mica sono uno scherzo questi occhi sbarrati di terrore di Saddam Hussein col cappio al collo. Ehilà, direte: è giusto, era un assassino. Pazzesco. Ma è sotto gli occhi di tutti che la sentenza era scritta a priori, l'appello era finto e il processo anomalo. Nel dibattimento sono accadute cose inimmaginabili in una corte occidentale. E poi: l'impiccagione ha cambiato qualcosa in Iraq? È difficile far nascere una nazione nell'atrocità. Hanno avuto troppa fretta nel tirare la corda in un'alba che non era ancora nata. Ovvio: la pena di morte non ha senso in una società evoluta. Non si può in nome della giustizia decidere di giustiziare qualcuno. La vita umana è sacra. Non sono i governi che danno la vita, non possono essere i governi a toglierla. Inoltre Saddam Hussein non è stato giudicato da un Tribunale internazionale, come era quello di Norimberga. Ed è stato giudicato a guerra ancora in corso. Vabbè: a torta finita si può ben dire che anche contro i dittatori è preferibile la privazione della libertà, non della vita. Cioè la dimostrazione del valore della pena.
Mario Pulimanti

www.gazzettadisondrio.it - 10 I 07

 
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