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LA MALATTIA DEL PAPA, UNA STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE POPOLARE
di Mario Segni

 

I

Scrivo cosa che non riguarda direttamente la politica. Ma riguarda il fatto più importante di questi giorni: la malattia del Papa.
L’abbiamo seguita tutti. Ma non sono i dati clinici, di cui anzi la stampa ha abusato, ad appassionare. Il fatto che ha profondamente colpito è la straordinaria partecipazione popolare. Fatto già noto, mi direte. E’ vero, ma ugualmente straordinario per la intensità, per la spontaneità. E fatto ancora più straordinario e singolare perché si cala, in una opinione pubblica sempre più stanca, sempre più abulica. Almeno in Italia il quadro è quello di una società che non ha più passioni, che sembra non credere più a nulla, che si rifugia nel privato o nelle partite di calcio.
Questa Italia disamorata di tutto, che concede sempre meno interesse alla politica e alla vita pubblica, che non si appassiona più per niente, segue invece con trepidazione e con un interesse sincero la vicenda di un uomo ormai vecchio e dal fisico debilitato. E’ il capo della Chiesa cattolica, mi direte. Certo, ma il fatto va ben oltre i confini dei credenti e dei praticanti. Riguarda tutti. E si badi che si tratta di un Papa le cui battaglie spesso non sono popolari, vengono anzi condivise solo
da minoranze. La sua rigida difesa dei principi, si tratti di matrimonio o difesa della vita, non è seguita da gran parte di quella società che si è commossa. La sua predicazione contro la guerra in Iraq è stata condivisa dalle masse, ma totalmente ignorata dalla gran parte dei governi, il nostro incluso. Non si tratta cioè di un Papa facile; anzi, Giovanni Paolo II è certamente un papa scomodo.
M anche chi non ne condivide le idee lo ama.
Dobbiamo allora porci una domanda che si riallaccia alla politica. Perché la gente che si commuove per Wojtyla, non segue affatto la politica? Perché questo accade in mo do ancora più evidente per i giovani? Perché questa sensazione sembra aumentare,anziché diminuire, nonostante ci si avvicini alle elezioni, regionali prima e poi politiche? Non è vero quindi che il paese rifiuti di per sé la vita pubblica, o gli eventi esterni. Non è vero che viviamo in una società senza passioni. E’ la politica e i suoi protagonisti che non interessano più.
Al di là dello straordinario carisma che lo circonda, della figura che colpisce, il Papa ha incarnato, dal primo giorno del suo Pontificato ad oggi, la figura di un uomo dedito in modo assoluto alla causa in cui crede, di un uomo di una linearità totale, di cui ogni energia viene spesa senza risparmio al servizio delle sue idee. La malattia rende questo ancora più evidente: la volontà prevale in ogni secondo sulla sofferenza. Anche la sua decisione di continuare nella sua opera sino a che Dio non lo chiami testimonia agli occhi del mondo la dedizione assoluta, senza limiti. Ed è q uesto, o credo, che affascina tutti. Perché l’uomo ha bisogno di credere in qualcosa di positivo, di bello, di nobile: e lo trova in ogni atto del Pontefice.
Nessuno pretende questo dai politici. La vita pubblica è immersa fatalmente in un coacervo di problemi, di compromessi. Per di più non è popolata da santi. Ma c’è qualcosa che la può nobilitare, che si può imporre alla attenzione del popolo: è la sensazione di combattere per una causa, per una idea, non per vantaggi o interessi.
La stanchezza della gente non è per la politica in sé, ma per il modo in cui è condotta, per lo spettacolo che si offre di una estenuante rissa le cui motivazioni non sono comprensibili, per la sensazione di una battaglia limitata al potere. Quando riuscirà a rappresentare una battaglia per idee, con protagonisti che in quelle si incarnano, tornerà ad appassionare.
Ho parlato troppo di cose che non ci riguardano? Può darsi, ti avevo avvertito da prima. Ma sono cose importanti. Nel nostro piccolo abbiamo sempre combattuto per idee in cui crediamo, dalle battaglie per la riforma istituzionale a quella per una destra seria. Continueremo a farlo.
Mario Segni

GdS 10 III 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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